Il nuovo Premio Anna Longhi, all’opera meglio mimetizzata della Biennale. Noi votiamo Klara Lidén, avete altri candidati?

Ricordate Anna Longhi? Proprio lei, la mitica partner di Alberto Sordi ne “Le vacanze intelligenti”, esilarante episodio della pellicola “Dove vai in vacanza?”, in cui una coppia di fruttaroli romani, consigliati dai figli “evoluti”, risaliva lo Stivale tra appuntamenti culturali e wellness, su su fino alla Biennale di Venezia. Dove la tenerissima sora Augusta, “spiaggiatasi” su una […]

Cosa c'è nel cestino... (Photo Daniele Podda)

Ricordate Anna Longhi? Proprio lei, la mitica partner di Alberto Sordi ne “Le vacanze intelligenti”, esilarante episodio della pellicola “Dove vai in vacanza?”, in cui una coppia di fruttaroli romani, consigliati dai figli “evoluti”, risaliva lo Stivale tra appuntamenti culturali e wellness, su su fino alla Biennale di Venezia. Dove la tenerissima sora Augusta, “spiaggiatasi” su una sedia,  veniva scambiata per un’opera in mostra, con tanto di potenziali acquirenti. È per questo che, buoni ultimi, nella ridda di Leoni, premi e premini abbiamo deciso di dedicarne affettuosamente uno tutto nostro alla popolare attrice capitolina, recentemente scomparsa. Il titolo è quello di “Opera meglio mimetizzata” della kermesse lagunare e a vincere la medaglia d’oro 2011 è Klara Lidén per la sua installazione Untitled (Trashcan). Ma se avete candidature alternative, possiamo sempre valutarle…
L’artista svedese, già gratificata di una menzione speciale assegnatale dalla Giuria ufficiale, ha disseminato infatti contenitori per rifiuti ai quattro angoli di un piccolo ambiente dell’Arsenale, uno di quelli in cui i più distratti passano senza manco farci tanto caso e tirano dritto. Fatto sta che, volontà dell’autrice o no, alcuni bidoni – come da foto allegate – ospitano già bottigliette d’acqua e altri “scarti della civiltà”, tra cui una piantina della Biennale medesima.  Una dimostrazione di come l’opera d’arte, una volta “alienata” dal suo creatore, diventi patrimonio collettivo; o di come sia la fruizione dello spettatore a dettare le leggi della “rifunzionalizzazione”; o di come l’intervento dell’artista si diverta a giocare tra disorientamento e camaleontismo. O, più semplicemente, del fatto che, come una rosa è una rosa, un cestino della munnezza è un cestino della munnezza…

– Anita Pepe

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Anita Pepe
Insegnante e giornalista pubblicista, Anita Pepe è nata a Torre del Greco (Na). Ha pubblicato il suo primo articolo nel 1990. La laurea in Lettere presso l’Università di Napoli “Federico II” l’ha indirizzata verso una formazione prevalentemente storica; si è avvicinata al contemporaneo per motivi professionali, collaborando per oltre dieci anni con quotidiani, periodici e websites. Ha scritto testi critici per mostre e interventi in spazi privati e istituzionali. Blogger a tempo indeterminato, non riesce a sottrarsi alle tentazioni del nazionalpopolare, politica inclusa. Avrebbe tanto voluto scrivere una minibiografia più cool, e si scusa per non esserci riuscita.