Per chi ancora non fosse persuaso che la Cina è una dittatura: nuovi guai per Ai Wei Wei

Fermato in aeroporto, a Pechino. Sequestrati hard disk, tecnologia e computer nel suo studio alla periferia della capitale. La notizia, visto il democraticissssimo panorama dell’informazione cinese, ha circolato soprattutto via Twitter e poi naturalmente è stata ripresa dalle agenzie occidentali. Secondo alcuni l’ennesima bega con il governo in cui è incappato Ai Wei Wei, forse […]

Fermato in aeroporto, a Pechino. Sequestrati hard disk, tecnologia e computer nel suo studio alla periferia della capitale. La notizia, visto il democraticissssimo panorama dell’informazione cinese, ha circolato soprattutto via Twitter e poi naturalmente è stata ripresa dalle agenzie occidentali.
Secondo alcuni l’ennesima bega con il governo in cui è incappato Ai Wei Wei, forse oggi il più grande artista cinese, fa parte secondo alcune organizzazioni umanitarie della più feroce recrudescenza repressiva da oltre vent’anni a questa parte, ovvero a far data da quel fatale 1989 ricordato per i carri armati in Piazza Tienanmen. Arresti domiciliari e altre restrizioni avrebbero riguardato a partire dal febbraio 2011 alcune centinaia di persone, Ai Wei Wei sarebbe solo uno di loro. L’artista – secondo alcuni fonti – sarebbe stato fermato da alcuni agenti in borghese mentre si apprestava, nella mattinata del 3 aprile, a salire su un volo diretto ad Hong Kong, “il signore ha altri affari di cui occuparsi” avrebbero sussurrato gli emissari del governo al suo assistente, lasciato libero. Non è dato sapersi se Ai sia stato formalmente arrestato e dove sia attualmente (risulta irraggiungibile al cellulare).

Questo episodio bissa gli arresti domiciliari dello scorso novembre quando Ai venne preso di mira dal governo per avere organizzato una festa di demolizione del suo studio a Shanghai, in polemica con l’amministrazione che gli aveva intimato di radere al suolo il manufatto appena inaugurato e con tutti i permessi in regola. Ai Wei Wei aveva giustappunto dichiarato qualche settimana fa in una intervista apparsa sulla stampa tedesca, la sua intenzione di trasferirsi a Berlino vista l’impossibilità di continuare a lavorare serenamente in patria.

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