Passione, potere e trasgressione. Succede nel film “Gli occhi degli altri” di Andrea De Sica

Ispirato al delitto Casati Stampa, il nuovo film di Andrea De Sica, quello della maturità, ha per protagonisti Jasmine Trinca e Filippo Timi. Una storia sullo sguardo e sul cinema

Elena e il Marchese, in un’iniziale passione travolgente e in un secondo momento di angosciante claustrofobia, si muovono in un’isola in mezzo al Mediterraneo dove il tempo sembra essere sospeso. Ed è proprio in questa sospensione che si colloca Gli occhi degli altri di Andrea De Sica, suo film dell’età matura, in sala dal 19 marzo con Vision Distribution. L’isola in cui si svolge il film è un luogo di isolamento, ma anche di condivisione: una villa che diventa palcoscenico di ambizione e tragedia, di desideri e sopraffazioni. Qui si intrecciano vite, corpi e sguardi, in una storia che oscilla tra amore e potere, tra trasgressione e violenza.

“Gli occhi degli altri”, un film ispirato a un noto caso di cronaca degli Anni Sessanta

Il film è liberamente ispirato al noto delitto Casati Stampa, uno dei casi più scandalosi dell’Italia degli Anni ’60. Al centro, una coppia dell’alta società: lui, tra gli uomini più ricchi del Paese; lei, considerata una delle donne più attraenti e trasgressive. Una storia di passione e possesso, sorprendentemente attuale, in cui il fascino del male è potente, quasi irresistibile. Andrea De Sica costruisce così un’opera che è anche riflessione sul cinema stesso: uno spazio in cui lo sguardo diventa atto voyeuristico e creativo insieme, capace di osservare, manipolare e restituire vite altre.

Ne “Gli occhi degli altri” regia e sceneggiatura riflettono sul possesso

A rafforzare questa dimensione insieme alla regia è anche la sceneggiatura – firmata insieme a Silvana Tamma e Gianni Romoli -, che ha una costruzione rigorosa e fortemente simbolica. La storia non abbandona mai l’isola, trasformata in una sorta di “mondo-mente”, suddiviso a sua in quattro atti corrispondenti a diversi momenti storici. L’intenzione è quella di evitare il melodramma classico per avvicinarsi invece a una struttura tragica, fatta più di archetipi che di psicologie. Se il Marchese incarna il potere economico e il dominio, Elena inizialmente aderisce al gioco della trasgressione, accettandone le regole. La frattura si produce nel momento in cui questo equilibrio si spezza, quando uno dei due decide di sottrarsi e di ridefinire i confini del rapporto. Le ellissi tra i quattro atti custodiscono ciò che non viene mostrato: le motivazioni profonde dei cambiamenti, volutamente omesse per concentrare il racconto sui momenti di massima esplosione tragica.

Gli occhi degli altri. Photo Paolo Ciriello © Vivo film, Wildside, Vision Distribution
Gli occhi degli altri. Photo Paolo Ciriello © Vivo film, Wildside, Vision Distribution

Jasmine Trinca e Filippo Timi interpreti perfetti

Jasmine Trinca interpreta Elena con la forza e la vulnerabilità di un femminile potente e controverso. Il suo è un corpo che reagisce, che si trasforma, che diventa campo di tensione tra libertà e costrizione. L’attrice ha sottolineato come il lavoro con De Sica sia stato rispettoso e non invasivo, capace di restituire complessità senza imporre uno sguardo dominante. Una scelta che si inserisce in una riflessione più ampia sulla rappresentazione del femminile, qui lontana da ogni semplificazione. E accanto a lei, Filippo Timi costruisce un Marchese inquietante, per il quale lo sguardo è strumento di potere e di creazione: osservare significa definire l’altro, ma anche esporlo a una fragilità estrema. In questo senso, l’isola diventa un teatro quasi shakespeariano, uno spazio chiuso in cui si consumano dinamiche universali di dominio e sottomissione, desiderio e distruzione.

Il tema del consenso ne “Gli occhi degli altri”

Il film, come ricordato dalla produttrice Marta Donzelli alla Festa del Cinema di Roma, affronta in modo diretto il tema del consenso. Gli occhi degli altri racconta cosa accade quando le regole condivise vengono messe in discussione, quando il passato ritorna a incidere sul presente con conseguenze imprevedibili. È infatti un racconto che, pur ambientato nel passato, risuona con forza nel contemporaneo, mettendo in scena una dinamica che potremmo definire un revenge porn ante litteram. Il risultato è un’opera tesa e stratificata, che interroga lo spettatore e lo chiama in causa, ricordandogli che ogni sguardo, in fondo, è anche una forma di responsabilità.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino

Margherita Bordino

Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in…

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