Un variopinto koinobori, con le immancabili carpe issate su un’asta, sventola di fronte alla Nakagin Capsule Tower di Tokyo già parzialmente occultata alla vista dai pannelli bianchi del cantiere di demolizione. È solo una delle scene condivise sui social durante la Golden Week 2022, la settimana di festività pubbliche festeggiate ogni anno in Giappone, fra fine aprile e inizio maggio: sullo sfondo c’è l’ennesima architettura simbolo del Novecento destinata a svanire per sempre, così da lasciare spazio a una nuova costruzione.

ADDIO ALLA NAKAGIN CAPSULE TOWER A TOKYO

L’addio alla Nakagin Capsule Tower sta avendo risonanza globale, contribuendo a ravvivare il dibattito sul destino degli edifici del XX secolo (in particolare quelli realizzati in calcestruzzo armato): una questione particolarmente sentita, negli ultimi anni, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti, con posizioni discordanti. Non potrebbe essere altrimenti: ribattezzata da Darran Anderson su ArtReview come “reliquia retrofuturista di un’utopia che non si è mai realizzata”, la Nakagin Capsule Tower è stata la massima espressione della visione metabolista, oltre che la più identitaria opera della carriera di Kisho Kurokawa. Proprio il progettista aveva previsto per le 144 unità abitative costitutive delle due torri del complesso (con 11 e 13 piani) cicli manutentivi (e, se opportuno, la sostituzione) ogni 25 anni.

LE PROPOSTE PER SALVARE LA NAKAGIN CAPSULE TOWER

I mancati interventi, in larga parte dovuti a ragioni economiche, hanno contribuito al progressivo deterioramento dell’edificio, che proprio quest’anno raggiunge il “traguardo” del mezzo secolo dall’inaugurazione. Vani si sono rivelati i tentativi di rifunzionalizzazione dello stabile, ad esempio in chiave turistica, così come non sono andate a buon fine le mobilitazioni in nome della sua salvaguardia, promosse anche “dal basso”. Mentre si moltiplicano (fin qui senza conferme ufficiali) i rumors circa la possibile parziale musealizzazione delle cellule appartenute alla Nakagin Capsule Tower, il video diffuso nei giorni scorsi dalla piattaforma Dezeen conduce anche all’interno del controverso complesso. Per l’ultima, memorabile volta.

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.