La grande opera di Milo Manara per i 100 anni dell’Istituto di Anatomia Umana di Padova

Per celebrare il centenario dell’Istituto di Anatomia Umana di Padova, l’ateneo ha voluto impreziosire le monumentali aule con un’opera dell’artista Milo Manara: si tratta di un’allegoria che interessa i tre piani dell’edificio, estendendosi su 225 metri quadrati

L’Istituto di Anatomia Umana dell’Università di Padova compie 100 anni e festeggia con una grande opera di Milo Manara. Si tratta di un murale di 225 metri quadrati che si sviluppa lungo le tre rampe di scale e sul soffitto dell’istituto, raccontando l’antica relazione tra l’ateneo e la scienza dell’anatomia.

GLI STUDENTI IN CORO E L’OPERA DI MILO MANARA

Per  presentare questo grande lavoro e celebrare il centenario, le studentesse e gli studenti del Corollario, diretti dal maestro Nunzio Borra, cantano e interpretano il Gaudeamus. Nell’originale video, il coro si esibisce tra le sale dell’Istituto di Anatomia Umana, dal teatro anatomico nell’Aula Falloppio allo scalone, fino ai laboratori e alla biblioteca, con i dettagli dell’opera di Manara in bella mostra. Proprio il celebre illustratore scrive sulla sua pagina Facebook: “La settimana scorsa ho avuto il grande piacere di vedere il risultato del murale su cui ho lavorato negli ultimi mesi (con l’aiuto di mia figlia Simona), inaugurato all’Istituto di Anatomia Umana dell’Università degli Studi di Padova. Ringrazio il Prof. De Caro e l’Arch. Olivi per aver pensato a me per questo entusiasmante lavoro, che spero piaccia agli studenti che ogni giorno utilizzeranno quelle scale”.

L’ISPIRAZIONE DI MILO MANARA PER IL GRANDE AFFRESCO A PADOVA

L’opera realizzata da Milo Manara, con la tecnica del Tattoo Wall, è un omaggio al rapporto di Padova con le arti figurative, in particolar modo quello del disegno e della pittura con la didattica anatomica: si vedono così le raffigurazioni del Vesalio durante le sue dissezioni, gli studi anatomici di Leonardo da Vinci e lo studio del braccio destro eseguito nel 1511 da Michelangelo Buonarroti. Dal basso verso l’alto, lo sviluppo del murale simboleggia inoltre il continuum morte-vita, come binomio di conoscenza-cura. Sul soffitto si può infine ammirare la rivisitazione del cielo della Cappella degli Scrovegni di Giotto a Padova, in cui vengono collocati Adamo ed Eva, simbolo del ciclico ritorno della vita dopo la morte. Una frase su tutte ha ispirato in particolare il maestro nella realizzazione di questo grande lavoro: “Mors Ubi Gaudet Succurrere Vitae”, come ci spiega nella video intervista.

 

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AutoreMilo Manara
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Roberta Pisa
Vive a Roma dove si è laureata in Scienze politiche e Relazioni internazionali. Da sempre si occupa di cultura e comunicazione digitale. Dal 2015 è pubblicista e per Artribune segue le attività social.