Gallerista, scrittore, attore, Fabio Sargentini ha fatto della galleria il suo medium. Senza L’Attico, la storia dell’arte degli anni ’60 e ‘70 sarebbe stata un’altra storia dell’arte.
Matteo Giuseppone e Nicola Sarli lo hanno intervistato nel teatro della sua galleria per la pagina Instagram “Artezeri”, canale social nato con l’intento di creare un archivio di materiali, video, interviste ad uso e consumo di appassionati di storia dell’arte e addetti ai lavori.

La storia de L’Attico di Sargentini

In questa conversazione, si ripercorre con Sargentini la storia de L’Attico alla luce della poetica e delle idee che hanno segnato i momenti salienti di una galleria che ha spostato la scena artistica dagli appartamenti borghesi della capitale a un garage di via Cesare Beccaria. Questa storia comincia dalla Biennale di Venezia del 1964 (dopo l’arrivo della Pop Art in Italia “ci fu una frattura generazionale” commenta) e passa attraverso i rapporti e gli aneddoti sugli artisti le cui vicende sono legate a questa galleria: Pascali, Kounellis, De Domicis, per dirne solo tre.

Le mostre più celebri e le considerazioni sull’arte oggi

Sargentini sviscera l’origine di alcune sue celebri mostre come “Fuoco Immagine Acqua Terra” (giugno 1967) fino ad arrivare a “Unioni Civili” (giugno 2016).
L’intervista si conclude con una considerazione sulla poetica della sua galleria e sulla situazione attuale, chiosando: “Io ancora credo nel piccolo, nella nicchia, nell’autore, nel piccolo libro, nella piccola espressione e non sono diventato direttore di museo, ma questo va benissimo. Ci sono molti che hanno praticato l’avanguardia e sono istituzionalizzati. Va bene, anche questo è un percorso, però non mi appartiene”.
Quella de L’Attico è la storia di una “scorribanda”, di una galleria che diventa palestra, garage, battello, magazzino.

Matteo Giuseppone e Nicola Sarli

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AutoreFabio Sargentini
CuratoreFabio Sargentini
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