Il Giappone è da sempre noto per la propensione della sua popolazione al lavoro, anche fino allo stremo: il mito della produttività e dell’eccellenza hanno negli anni mietuto anche vittime con il fenomeno del karoshi ((過労死 karōshi – morte per troppo lavoro). Ora il Paese del Sol Levante sembra voler rivedere questa attitudine: è di pochi giorni fa la notizia che il governo, con il piano economico annuale, abbia incoraggiato le aziende a lasciare liberi i propri dipendenti di scegliere se effettuare la settimana lavorativa ridotta a 4 giornate piuttosto che 5.

In un tale contesto di rinnovamento rispetto alle politiche del lavoro, arriva questo video prodotto dalla SmartHR, società giapponese di risorse umane. Si tratta di un corto di due minuti appena che ripercorre gli ultimi 100 anni di vita lavorativa in Giappone: dal 1920, quando anche nel Paese orientale è stato introdotto il concetto di “salaryman”, fino all’introduzione di dispositivi sanitari per arginare la pandemia e al ricorso dello smart working (emblematica l’immagine di una mamma che lavora in casa al pc mentre il compagno accudisce il loro bambino).

La direzione artistica del video è di Motocross Saito, che ha scelto di disegnare le scene ricorrendo alla pixel art, per un risultato nostalgico e narrativo: 15 scene, accompagnate dalla musica di HIMI, che rappresentano momenti fondamentali nell’evoluzione del lavoro giapponese.

C’è persino una piattaforma dedicata al progetto e volta a spiegare i vari passaggi del racconto: il pendolarismo ai tempi della guerra, la crescita economica degli anni ’50, l’arrivo di futuristici mezzi di trasporto, i “guerrieri aziendali” negli anni ’80 votati alla produttività, il karaoke e le sbronze del venerdì, i dispositivi tecnologici che hanno reso i lavoratori sempre reperibili, fino alla visione di un nuovo modo di lavorare, più normale e incentrato sul welfare famigliare.

100 Yeras of Work in Japan è dunque un corto dal grande valore simbolico, che racconta il passato per ragionare sull’opportunità di migliorare le condizioni dei lavoratori non solo giapponesi.

 

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Roberta Pisa
Vive a Roma dove si è laureata in Scienze politiche e Relazioni internazionali. Da sempre si occupa di cultura e comunicazione digitale. Dal 2015 è pubblicista e per Artribune segue le attività social.