Quando si parla del binomio spiritualità-capitalismo viene inevitabilmente da storcere il naso, ma di fronte a un caso di successo mondiale ci si sente in dovere di approfondire. Stiamo parlando di Headspace, società fondata nel 2010 dall’ex monaco buddhista Andy Puddicombe (Londra, 1972) e dall’imprenditore Richard Pierson (Londra, 1981). Una realtà che, con la sua app di consigli sulla meditazione, ha raggiunto un seguito di 65 milioni di utenti, imponendosi sul mercato con un valore di circa 250 milioni di dollari. L’estrema popolarità della app per dispositivi mobili non è passata inosservata agli occhi del colosso dello streaming Netflix, che ha pensato di produrre una serie animata atta a elargire suggerimenti su come affrontare nel migliore dei modi le avversità della vita.

LE GUIDE DI HEADSPACE

La voce pacata dello stesso Puddicombie accompagna lo spettatore attraverso gli otto episodi di questa prima stagione di Le guide di Headspace: meditazione, indicando approcci ed esercizi concreti da svolgere durante la visione di ogni singola puntata. Tramite le particolari animazioni realizzate da Nexusstudios – specializzato in comunicazione visiva e in tecniche all’avanguardia – gli argomenti trattati acquistano un significato preciso manifestandosi con elementi visivamente piacevoli che sollecitano una comprensione immediata anche di concetti complessi. Il risultato finale, per il quale è stato necessario l’intervento di numerosi professionisti dell’animazione impegnati alla realizzazione di oltre 150 personaggi, supera i soliti standard delle trasmissioni televisive concretizzandosi in un format che ammicca tanto al linguaggio dei videoclip quanto ai documentari sperimentali: la specifica scelta dei colori, il dinamismo delle forme e l’essenzialità delle scene rappresentate creano infatti un’armonia che combaciano perfettamente con gli insegnamenti di Andy Puddicombie.

TRE STAGIONI PER IMPARARE L’ARTE DELLA MEDITAZIONE

Per il momento è stata rilasciata una sola stagione (contenente episodi dai titoli accattivanti quali: “Come innamorarsi della vita”, “Come gestire lo stress”, “Come sfruttare il proprio potenziale illimitato”), ma ne sono previste altre due; nella loro attesa non rimane che fermarsi un attimo e chiedersi quanto questi tipi di approcci, vincolati da dinamiche prettamente economiche, siano propedeutici al raggiungimento di un effettivo equilibrio interiore.


– Valerio Veneruso

www.headspace.com

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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo. Tra le mostre recenti: la personale RUBEDODOOM – Per tutti e per nessuno (Metodo Milano, Milano, a cura di Maurizio Bongiovanni, 2020) e le collettive, Existance Resistence (mostra virtuale su Instagram a cura di Giovanna Maroccolo e Patrick Lopez Jaimes, 2022), The Struggle is Real (Green Cube Gallery e Fondazione Spara, a cura di Clusterduck, 2021), Rifting (a cura di Federico Poni e Federica Mirabella per la quinta edizione di The Wrong Biennale, 2021), ISIT.exhi#001 (Spazio In Situ, Roma, a cura di ISIT Magazine, 2021), e Art Layers (progetto espositivo su Instagram curato da Valentina Tanni per il decennale di Artribune). Tra le principali esperienze curatoriali: lo screening video Melting Bo(un)d(ar)ies (Cappella di Santa Maria dei Carcerati, Palazzo Re Enzo, Bologna, 2022), il progetto di newsletter mensile IMMAGINARIA – Un altro mondo (per l’arte è possibile (commissionato dall’Associazione culturale di arte contemporanea TRA – Treviso Ricerca Arte, 2020/2021), le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019), e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018) e il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Ha collaborato con diverse realtà editoriali come Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.