Allo Städel Museum di Francoforte fino al 16 febbraio 2020, un affascinante percorso in tre capitoli descrive il ruolo speciale che galleristi, collezionisti, musei e critici d’arte hanno giocato in Germania all’inizio del XX secolo per l’accoglienza postuma di Vincent van Gogh come uno dei più importanti precursori della pittura moderna. Un rapporto particolare, quello tra il pittore e la Germania, Paese che riuscì ad ammirare e a diffondere la sua produzione già pochissimi anni dopo la morte. Prima dello scoppio della Grande Guerra più di cento esposizioni avevano attirato l’attenzione dei media e dei circoli artistici tedeschi sul pittore olandese, rendendolo immensamente popolare. Lungo i tre capitoli, opere, articoli di giornale, lettere e lavori di scuola vangoghiana ruotano attorno al nucleo centrale dell’esposizione: 50 opere chiave del pittore per 20 anni di produzione artistica. Gli altri 70 lavori, prestiti da collezioni private e musei in tutto il mondo, testimoniano l’impatto di Van Gogh sugli artisti della generazione successiva, primi fra tutti gli espressionisti. Accanto a nomi famosi come Max Beckmann, Ernst Ludwig Kirchner, Alexej von Jawlensky, anche produzioni riscoperte come quelle di Peter August Böckstiegel e Theo von Brockhusen.
Lo Städel, che per l’evento attende mezzo milione di visitatori in totale, ben si inserisce nel contesto storico della mostra: nel 1908 fu uno dei primi musei ad acquistare, per la sua collezione d’arte moderna, le opere del pittore olandese.

– Giada Giorgi

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AutoreVincent Van Gogh
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Giada Giorgi
Nata a Frosinone nel 1991 oggi vive a Milano. Laureata in Filosofia Morale a Roma, lavora nel giornalismo radio-televisivo dall’età di 23 anni. Tra le collaborazioni Il Messaggero, Il Corriere della Sera e RaiNews24. Attualmente frequenta la scuola di giornalismo Walter Tobagi. "Parlare in pubblico mi entusiasma, l’intervista è la forma di dialogo che preferisco. Per diletto e per passione, canto, suono e recito. Per vivere, racconto chi lo fa sul serio".