L’ultima fatica cinematografica di Alejandro Jodorowsky (Tocopilla, 1929), nelle sale italiane dall’8 ottobre, affronta il leitmotiv di tutta la sua prolifica carriera artistica: il raggiungimento di un benessere psicofisico attraverso la messa in scena di azioni tanto sublimi quanto destabilizzanti. Psicomagia – un’arte per guarire, che prende il titolo all’omonimo libro del 1995, pone l’accento sul potenziale umano, mostrando il compimento di azioni che fanno parte del metodo psicomagico di Jodorowsky. Caratterizzati da un uso ben preciso dei simboli, gli atti di psicomagia attingono da esperienze artistiche come il Dada, il Surrealismo o l’Internazionale Situazionista, per manifestarsi in procedure catartiche capaci di mettere in dialogo la sfera dell’inconscio con la realtà concreta.
La violenza a tratti iconoclasta, che si riversa in immagini altamente evocative, acquista così un plusvalore poetico che parla della vita tramite l’attraversamento fisico del dolore. Una pratica sciamanica concepita per eliminare ogni vincolo verso ciò che è terreno e illusorio, nell’ordine di affrontare – superandoli – i timori che determinano le scelte di chiunque. Così come nei recenti La danza della realtà (2013) e Poesia senza fine (2016), anche in questo suo primo documentario, Jodorowsky continua a seguire il registro autobiografico, ripercorrendo un’esistenza colma di avvenimenti extra-ordinari che ha ancora tanto da insegnare.

– Valerio Veneruso

Iscriviti a Incanti. Il settimanale di Artribune sul mercato dell'arte

 
 

Dati correlati
AutoreAlejandro Jodorowsky
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo. Tra le mostre recenti: la personale RUBEDODOOM – Per tutti e per nessuno (Metodo Milano, Milano, a cura di Maurizio Bongiovanni, 2020) e le collettive, Existance Resistence (mostra virtuale su Instagram a cura di Giovanna Maroccolo e Patrick Lopez Jaimes, 2022), The Struggle is Real (Green Cube Gallery e Fondazione Spara, a cura di Clusterduck, 2021), Rifting (a cura di Federico Poni e Federica Mirabella per la quinta edizione di The Wrong Biennale, 2021), ISIT.exhi#001 (Spazio In Situ, Roma, a cura di ISIT Magazine, 2021), e Art Layers (progetto espositivo su Instagram curato da Valentina Tanni per il decennale di Artribune). Tra le principali esperienze curatoriali: lo screening video Melting Bo(un)d(ar)ies (Cappella di Santa Maria dei Carcerati, Palazzo Re Enzo, Bologna, 2022), il progetto di newsletter mensile IMMAGINARIA – Un altro mondo (per l’arte è possibile (commissionato dall’Associazione culturale di arte contemporanea TRA – Treviso Ricerca Arte, 2020/2021), le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019), e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018) e il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Ha collaborato con diverse realtà editoriali come Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.