Dopo i molteplici rumor della scorsa estate, finalmente il trailer del nuovo film di Jim Jarmusch (Akron, Ohio, 1953) è stato rilasciato e da quel che si può vedere le aspettative sono alte. A distanza di tre anni dallo spiazzante Paterson e dal documentario sul gruppo punk degli Stooges Gimme danger, l’indiscusso punto di riferimento del cinema indipendente contemporaneo torna sul grande schermo con un nuovo lungometraggio dai toni comici e horror. Dopo i vampiri di Solo gli amanti sopravvivono, tocca adesso a orde di zombie, tra i quali un esilarante Iggy Pop (già presente in opere di Jarmusch come il sopracitato Gimme danger, Coffee and cigarettes del 2003 e Dead man del 1995), muoversi nei mondi sopra le righe del cineasta statunitense.

UN CAST D’ECCEZIONE

A rendere accattivante The dead don’t die, questo il titolo del film, è sicuramente il cast d’eccezione, che riunisce molte icone dello star system di un certo livello, nonché vecchie conoscenze del regista: dall’amico Bill Murray (che dieci anni dopo il grottesco Benvenuti a Zombieland di Ruben Fleischer torna faccia faccia con i “non morti”) a Chloe Sevigny (Ten minutes older del 2002 e Broken flowers del 2005), passando per Steve Buscemi (Mystery train del 1989, Dead man e Coffee and cigarettes), Tilda Swinton (The limits of control del 2009 e Solo gli amanti sopravvivono del 2013) e l’instancabile Tom Waits (Daunbailò del 1986 e Coffee and cigarettes). Incuriosisce poi la presenza di celebrità come Danny Glover (noto per pellicole come Fuga da Alcatraz, Il colore viola e Arma letale), RZA (che per Jarmusch aveva prodotto la bellissima colonna sonora di Ghost Dog: Il codice del samurai) e Selena Gomez, decisamente rivalutata dopo la collaborazione con Harmony Korine in Spring Breakers (2013).
Se risulta nota la data di uscita del film negli States, ovvero il 14 giugno, niente ancora si sa per quella italiana, mentre è quasi certa la presenza al prossimo Festival di Cannes.

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– Valerio Veneruso

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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo. Tra le mostre recenti: la personale RUBEDODOOM – Per tutti e per nessuno (Metodo Milano, Milano, a cura di Maurizio Bongiovanni, 2020) e le collettive, Existance Resistence (mostra virtuale su Instagram a cura di Giovanna Maroccolo e Patrick Lopez Jaimes, 2022), The Struggle is Real (Green Cube Gallery e Fondazione Spara, a cura di Clusterduck, 2021), Rifting (a cura di Federico Poni e Federica Mirabella per la quinta edizione di The Wrong Biennale, 2021), ISIT.exhi#001 (Spazio In Situ, Roma, a cura di ISIT Magazine, 2021), e Art Layers (progetto espositivo su Instagram curato da Valentina Tanni per il decennale di Artribune). Tra le principali esperienze curatoriali: lo screening video Melting Bo(un)d(ar)ies (Cappella di Santa Maria dei Carcerati, Palazzo Re Enzo, Bologna, 2022), il progetto di newsletter mensile IMMAGINARIA – Un altro mondo (per l’arte è possibile (commissionato dall’Associazione culturale di arte contemporanea TRA – Treviso Ricerca Arte, 2020/2021), le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019), e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018) e il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Ha collaborato con diverse realtà editoriali come Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.