Il giovane controtenore americano ha scelto degli insoliti compagni di viaggio per il suo progetto musicale. Artisti, registi e stilisti contemporanei reinterpretano la musica lirica barocca adottando la forma pop del videoclip. Ecco come

Cosa c’entra l’arte contemporanea con la musica lirica barocca? Tutto, nel caso di Anthony Roth Costanzo (1982). Il giovane ed eclettico controtenore statunitense affianca infatti alla sua personale ricerca musicale un determinato tipo di estetica che lo porta a collaborare con artisti di un certo spessore. 
A dichiarare questa direzione estetica è stata la scelta, per niente casuale, di affidare l’illustrazione della copertina del suo debutto discografico ARC (rilasciato lo scorso 21 settembre dall’etichetta newyorkese Decca Gold) a un pittore emblematico come George Condo che non ha esitato a ritrarlo come un Arlecchino pacifico e solenne che cela, al contempo, un aspetto ambiguo e inquietante. Serietà e attitudine conturbante sono gli aspetti principali che caratterizzano la poliedrica figura di Costanzo (resa tale soprattutto dalle scenografie e dai costumi utilizzati durante i suoi spettacoli) e che si riversano, di riflesso, nei notevoli videoclip commissionati gratuitamente a nove mostri sacri dell’arte e della cinematografia contemporanea.

DA MAURIZIO CATTELAN A TILDA SWINTON

Oltre alla coppia creativa Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari, ai quali abbiamo già accennato lo scorso mese, tra gli autori assoldati per rappresentare la parte visiva dell’ampio progetto performativo Glass/Handel, curato dall’agenzia di comunicazione Visionaire, ricordiamo: James Ivory (recente vincitore dell’Oscar attribuito alla migliore sceneggiatura non originale per Chiamami con il tuo nome di Luca Guadagnino), Mark Romanek, già acclamato regista per musicisti come Madonna, Michael Jackson, Sonic Youth e Nine Inch Nails (portano infatti la sua firma i celebri Closer, ispirato all’opera di Joel Peter Witkin, e The perfect drug rispettivamente del 1994 e del 1997) e l’australiano Daniel Askill, già collaboratore della connazionale Sia e di band come Phoenix, Placebo. Meritano inoltre una menzione speciale il videoclip Pena Tiranna, realizzato dal collettivo russo AES+F, e Rompo i Lacci diretto dall’attrice britannica Tilda Swinton e dal suo compagno (nonché artista visivo) Sandro Kopp.

Se nel primo si viene proiettati all’interno di uno scenario distopico popolato da donne di generazioni diverse, intente a infliggere sofisticate torture a uomini succubi ma non sofferenti e a venerare ambigue creature zoomorfe, il successivo catapulta lo spettatore in una dimensione completamente diversa. Protagonisti di questo video sono infatti i cani della Swinton, dei bellissimi springer spaniel inglesi, impegnati a correre e a saltare tra laghi, distese bucoliche e altri luoghi ameni scozzesi, in una continua danza catartica che è un visivo inno alla gioia e una celebrazione della vita stessa.

UNA NUOVA TENDENZA?

Il legame tra musica lirica a una specifica sensibilità verso la moda e l’arte contemporanea non è tuttavia un tratto esclusivo di Anthony Roth Costanzo. Qualche analogia la si può infatti trovare anche in DiMaio (da non confondere ovviamente con l’attuale Vicepresidente del Consiglio della nostra Repubblica), attore, tenore e sopranista nato in Italia nel 1978. DiMaio affida la regia dei video per i suoi singoli al visionario Fabrizio Cestari, fotografo e regista punto di riferimento per alcuni consolidati interpreti della musica leggera italiana come Giuliano Palma, Cesare Cremonini e Noemi. Un esempio su tutti è l’Ave Maria di Caccini, dove il cantante si ritrova ad attraversare le navate di una chiesa che è al tempo stesso teatro di visioni estatiche dal retrogusto kitsch, caratteristico di un’estetica che trova in autori come i francesi Pierre et Gilles i suoi massimi esponenti.

– Valerio Veneruso

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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo.
Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato: Multipli e Unici (Edicola Radetzky, Milano, a cura di REPLICA, 2019), VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea (Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa, 2019), Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolini, Pieve di Soligo, a cura di Carlo Sala, 2018). 
Tra le principali esperienze curatoriali: le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019) e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018), il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova, 2016), il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks, (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Collabora con Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.