Il trailer, accompagnato dalle celebri note di Supernature di Cerrone, mostro sacro della disco anni ’70, ci mostra in puro stile Noè una frenetica sequenza di elementi ponendo l’attenzione in particolar modo su quello che potrebbe essere definito il vero protagonista del film: una ciotola di sangria.
Ambientato nella metà degli anni ’90, il lungometraggio segue un gruppo di giovani ballerini intenzionati a portare avanti alcune coreografie all’interno di un edificio situato a sua volta in un luogo totalmente isolato. Tutto sembra andare bene fino a quando, con i festeggiamenti dell’ultima prova, entra in scena un recipiente pieno di sangria all’interno del quale qualcuno ha aggiunto dell’LSD. Gradualmente il caos si impadronirà della pellicola trasformandola in una sorta di horror allucinato dove, tra virtuosismi registici ed espedienti carichi di tensione, ogni personaggio si ritroverà a dover affrontare personalmente estasi e gironi infernali dando via libera alle proprie pulsioni più recondite. Tutti i caratteri distintivi del cinema di Gaspar Noè sembrano essere presenti anche in questa sua ultima fatica (il rapporto con le sostanze stupefacenti, la catarsi e la violenza, la relazione tra spirito e corpo, lucidità e stati di alterazione…) e anche questa volta non ci resta che decidere se evitarlo o se sprofondare insieme a lui in un abisso orgiastico di eros e disperazione, come era successo per i lungometraggi precedenti Irreversible (2002) e Enter the void (2009).

– Valerio Veneruso

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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo. Tra le mostre recenti: la personale RUBEDODOOM – Per tutti e per nessuno (Metodo Milano, Milano, a cura di Maurizio Bongiovanni, 2020) e le collettive, Existance Resistence (mostra virtuale su Instagram a cura di Giovanna Maroccolo e Patrick Lopez Jaimes, 2022), The Struggle is Real (Green Cube Gallery e Fondazione Spara, a cura di Clusterduck, 2021), Rifting (a cura di Federico Poni e Federica Mirabella per la quinta edizione di The Wrong Biennale, 2021), ISIT.exhi#001 (Spazio In Situ, Roma, a cura di ISIT Magazine, 2021), e Art Layers (progetto espositivo su Instagram curato da Valentina Tanni per il decennale di Artribune). Tra le principali esperienze curatoriali: lo screening video Melting Bo(un)d(ar)ies (Cappella di Santa Maria dei Carcerati, Palazzo Re Enzo, Bologna, 2022), il progetto di newsletter mensile IMMAGINARIA – Un altro mondo (per l’arte è possibile (commissionato dall’Associazione culturale di arte contemporanea TRA – Treviso Ricerca Arte, 2020/2021), le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019), e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018) e il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Ha collaborato con diverse realtà editoriali come Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.