Pochi conoscono Ulay (Frank Uwe Laysiepen, nato in Germania nel 1943), se non per la sua lunga collaborazione artistica con la più nota Marina Abramović. Questo video, prodotto dal Louisiana Museum of Modern Art, fa luce sulla carriera di un artista intenso e personale, che già prima di incontrare la Abramović, nel 1976, conduceva una ricerca originale che mescolava performance, fotografia e poesia. In una lunga intervista, accompagnata da foto e video spesso inediti, l’artista tedesco ripercorre tutta la sua ricerca, una strada che intreccia arte e vita in combinazioni spesso indissolubili. Dall’infanzia nella Germania del dopoguerra fino ai lavori fotografici più recenti, passando per la lunga e intensa liason con la Abramović, sua compagna di vita e di lavoro fino al 1988. “Sin dall’inizio quello che mi piaceva di più era il senso di rivolta”, racconta, ripercorrendo gli anni trascorsi ad Amsterdam in mezzo a quelli che la società considera degli emarginati: senzatetto, drogati, persone con problemi mentali e travestiti. Dopo molti anni trascorsi sperimentando con il mezzo fotografico, arriva il salto verso la performance, con azioni che usavano il corpo, anche in modo molto violento, attraverso l’uso di tagli, piercing e tatuaggi: “la fotografia resta al margine della cose, alla loro periferia; se cerco le origini genetiche della mia identità, devo andare sotto alla mia stessa pelle”, spiega.

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.