Non dobbiamo dimenticare che molte delle città che sono importanti oggi sono nate grazie all’immigrazione”. A parlare è Yona Friedman, vulcanico architetto ungherese ancora attivo all’età di novantaquattro anni. In questa video intervista, pubblicata dalla web tv del Louisiana Museum of Modern Art di Copenhagen, Friedman ripercorre la sua storia personale di rifugiato, spiegando come proprio in quegli anni sia nata la prima scintilla che ha poi portato alla nascita del concetto di architettura mobile.
Dobbiamo tornare indietro alle cose flessibili”, afferma, sostenendo che il compito dell’architetto sia quello di trasformare il processo “per tentativi ed errori” in qualcosa di sostenibile: trovare delle forme in grado di sostenere mutamenti e ripensamenti. Spiega poi come sia importante progettare le città tenendo conto dell’integrazione dei rifugiati, valorizzando il loro apporto: “Roma antica era un luogo di asilo”, spiega, e prosegue: “Essere ottimisti non significa che la strada sia necessariamente facile, ma se sei un ottimista percorri la via difficile con meno difficoltà”.

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AutoreYona Friedman
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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.

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