Non dobbiamo dimenticare che molte delle città che sono importanti oggi sono nate grazie all’immigrazione”. A parlare è Yona Friedman, vulcanico architetto ungherese ancora attivo all’età di novantaquattro anni. In questa video intervista, pubblicata dalla web tv del Louisiana Museum of Modern Art di Copenhagen, Friedman ripercorre la sua storia personale di rifugiato, spiegando come proprio in quegli anni sia nata la prima scintilla che ha poi portato alla nascita del concetto di architettura mobile.
Dobbiamo tornare indietro alle cose flessibili”, afferma, sostenendo che il compito dell’architetto sia quello di trasformare il processo “per tentativi ed errori” in qualcosa di sostenibile: trovare delle forme in grado di sostenere mutamenti e ripensamenti. Spiega poi come sia importante progettare le città tenendo conto dell’integrazione dei rifugiati, valorizzando il loro apporto: “Roma antica era un luogo di asilo”, spiega, e prosegue: “Essere ottimisti non significa che la strada sia necessariamente facile, ma se sei un ottimista percorri la via difficile con meno difficoltà”.

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AutoreYona Friedman
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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma e Milano. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020).