Chris Burden (Boston, 1946 – Topanga, 2015) è entrato nella storia dell’arte con il botto. O meglio, con uno sparo. La sua opera più nota, Shoot (1971), lo consacrò come uno dei performance artist più radicali, e spericolati, della storia dell’arte recente. Ma Burden fu molto di più di questo: dopo un inizio di carriera fatto di azioni scioccanti e violentemente fisiche (tra cui la famosa crocifissione sul tettuccio di un maggiolino, del 1974), alla fine degli Anni Settanta abbandona la performance e si reinventa completamente, dando vita a un nuovo corpus di opere: sculture, installazioni, assemblaggi. La provocazione non passa più per il corpo ma la tensione resta sempre alta, come quando con Samson (1985), l’artista progetta un congegno capace, se portato all’estremo, di distruggere fisicamente il museo che lo ospita.
Tutta la carriera di questo straordinario artista viene ora raccontata in un documentario diretto da Timothy Marrinan e Richard Dewey, distribuito dalla Magnolia Pictures. Un lungometraggio intenso, in cui vengono montati spezzoni di filmati originali, riprese amatoriali, registrazioni private e interviste a colleghi, amici e critici. L’uscita è prevista, nei cinema americani, ma anche on demand su iTunes e Amazon video, per il prossimo 5 maggio.

– Valentina Tanni

www.magpictures.com/burden

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.