Non è mancata neppure la campagna di crowdfunding nella preparazione della pellicola d’esordio di Tomas Koolhaas, classe 1980, figlio dell’architetto di fama mondiale Rem Koolhaas (Rotterdam, 1944). Il finanziamento della colonna sonora originale, stata scritta da Murray Hidary per piano, violino e violoncello, è stato sostenuto da tre sconosciuti che in cambio del loro supporto, come avviene di consueto in questo genere di iniziative, hanno potuto rivolgere una domanda diretta al progettista della Fondazione Prada.
Girato praticamente in tutto il mondo, REM si propone come un “viaggio incredibilmente umano sull’essere, a livello filosofico, e sul modo in cui viviamo insieme”, assicurando agli spettatori un itinerario d’eccezione tra alcune delle città in cui OMA ha operato. Dal Giappone agli Stati Uniti, con tappe a New York, Chicago, Seattle, Dallas, passando per la Cina e il Qatar, il film ha una nutrita copertura sul fronte europeo . Oltre alla patria di Koolhaas, l’Olanda, e alla sua città natale, Rotterdam, infatti, gli spettatori vedranno muoversi un gruppo eterogeneo di abitanti e visitatori nella architetture realizzate a Londra, Parigi, Bordeaux e, naturalmente, a Venezia, dove di recente il prestigioso studio ultimato il discusso intervento al Fondaco dei Tedeschi. Saranno riproposti alcuni estratti registrati in occasione di Fundamentals, la 14esima Mostra Internazionale di Architettura, curata da Koolhaas nel 2014.

Di solito le architetture si filmano in esterni, come oggetti inanimate. Le poche descrizioni in interno sono limitate ad immagini statiche o a still di edifici vuoti, ridotti a mere icone o sculture”, ha dichiarato il regista, “REM ha un approccio non convenzionale e combina le storie umane e l’esperienza sia dell’architetto che dell’utilizzatore della sua architettura. Il film esplora la vita di REM, il suo metodo di lavoro, la filosofia ed il suo paesaggio interiore da una prospettiva mai vista fatta di intimità e di immediatezza. Il risultato, alla fine, è quello di essere ‘dentro’ la sua testa. Questa prospettiva aiuta il pubblico a capire le idee di Rem in un modo in cui non potrebbe diversamente. Queste idee non sono solo spiegate a livello intellettuale ma anche in pratica, in realtà, sul terreno. Il pubblico vede come queste idee siano poi fruite ed esperite.
Il film mostra anche come questi edifici – sia giganti, sia piccoli e comunque sparsi in ogni angolo del mondo – avvolgano ogni aspetto delle persone che li costruiscono, li usano e ci vivono
.”

– Valentina Silvestrini

 

 

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.