Per il mondo dell’arte italiano è la burla del secolo. Un fatto di cronaca indimenticabile, leggenda nella leggenda: per la maniera in cui fu confezionato, tanto bonaria quanto impeccabile, e per le incredibili reazioni scatenate.  Di cui tutto il paese parlò, trent’anni fa.
Era l’estate del 1984 e a Livorno, in occasione del centenario della nascita di Amedeo Modigliani, il Museo d’Arte Moderna decideva di allestire una mostra, dedicata all’illustre cittadino livornese. A curarla era Vera Durbè, conservatrice dei musei civici – coadiuvata dal fratello Dario, sovraintendente della Gnam di Roma – grande estimatrice dell’artista e fortemente convinta della veridicità di un’antica storia che circolava sul suo conto, comprovata da alcuni testi critici e biografici. Pare infatti che Modì, nel 1909, poco prima di partire per Parigi, avesse gettato alcune sue sculture sul fondo del Fosso Mediceo, in preda a una crisi creativa.
Per Vera Durbè la storia era vera. E il ritrovamento di quelle opere era la chicca che mancava, lo scoop che avrebbe trasformato la sua mostra in un evento internazionale straordinario. Partono così le ricerche, finanziate dal Comune: le scavatrici perlustrano le acque torbide del canale, sotto gli occhi di cittadini curiosi e studiosi speranzosi, recuperando detriti e rottami di ogni sorta. Passano i giorni e non accade nulla. Quasi quasi si è vicini alla resa… finchè arriva il colpo di scena.

Tre teste – una di granito e due di pietra serena – vengono agguantate dalle fauci delle ruspe e riportate a galla. È Modigliani, indiscutibilmente. Tratti allungati e gentili, una sintesi tra astrazione e rimandi esotici, e quel classico stile plastico che anche un bambino saprebbe riconoscere. Miracolo. La Dubrè è certa che siano originali e con lei molti critici e storici dell’arte, tra cui l’esimio Carlo Argan. Il mondo si sintonizza sui fatti della piccola città italiana e il caso esplode, con un ritorno mediatico eclatante.
Ma l’ebbrezza dura poco. Fino quando, cioè, gli autori delle false teste di Modì non ebbero il coraggio di venire allo scoperto. Tre simpatici studenti di Livorno, Pietro Luridiana, Pierfrancesco Ferrucci e Michele Guarducci, confessano tutto. E Panorama si aggiudica lo scoop: “Siamo stati noi. Era uno scherzo”. Panico nel mondo degli accademici e tra gli uffici delle soprintendenze. Impossibile! Vuoi che un Ludovico Ragghianti o un Cesare Brandi non riconoscano un Modigliani? E invece andò così: non lo riconobbero affatto. Una delle tre teste l’avevano fatta loro, i tre bischeri, a colpi di martello e trapano Black&Decker, commentando poi, con scanzonatao humor toscano: “Visto che non trovavano niente, abbiamo deciso noi di fargli trovare qualcosa!”. La gioia di un’illusione non ha prezzo.

Le altre due sculture erano invece opera del ventinovenne Angelo Froglia (scomparso prematuramente nel 1997), lavoratore portuale e artista, nonché  ex attivista dell’organizzazione armata di estrema sinistra Azione Rivoluzionaria. Per lui non di semplice burla si trattò, ma di un gesto politico ed estetico, volto a mettere in evidenza la fragilità del sistema culturale e dell’informazione: “ Il mio intento era quello di evidenziare come attraverso un processo di persuasione collettiva, attraverso la Rai, i giornali, le chiacchiere tra persone, si potevano condizionare le convinzioni della gente. Inoltre io sono un artista, mi muovo nei canali dell’arte, volevo suscitare un dibattito sui modi dell’arte e questo mi è riuscito in pieno. La mia è stata un’operazione concettuale, se volete in un certo senso è stata anche un’opera d’arte, come quella di Christo che impacchetta i monumenti, ma non avevo alcun intento polemico contro l’amministrazione, né contro la città, né contro i critici d’arte come singoli. Volevo semplicemente far sapere come nel mondo dell’arte l’effetto dei mass media e dei cosiddetti esperti possa portare a prendere grossissimi granchi”. Personaggio sui generis, a metà tra un ex terrorista e un Cattelan ante litteram. Obiettivo centrato per Froglia e figuraccia epocale per la Dubrè, i vari critici coinvolti e le autorità competenti.

Angelo Froglia, autore di due delle false teste di Modigliani
Angelo Froglia, autore di due delle false teste di Modigliani

Oggi, a distanza di trent’anni, Livorno torna a  parlare del caso, in una chiave leggera e finalmente depurata da imbarazzi. Ampiamente elaborata la brutta figura, la città annuncia adesso l’opening di una mostra permanente, in cui saranno esposte le tre mitiche sculture, assieme ai filmati e ai giornali dell’epoca che documentarono i fatti. La sede, a lungo cercata, è stata finalmente individuata nella Fortezza Vecchia, un luogo storico chiuso dal 31 dicembre 2012, recentemente riaperto al pubblico.  Per l’allestimento si è scelto un salone di 100 metri quadrati, da adeguare ed allestire con un budget di 25mila euro. In breve: come fare di un falso storico un capitolo di storia da celebrare. Eleggendo l’inganno ad autentico gioiello museale.
Per ricordare la bufala delle teste di Modì, nel giorno in cui l’amministrazione livornese annuncia ufficialmente il progetto espositivo, pubblichiamo due video che ricostruiscono l’accaduto, con l’ausilio di filmati ed interviste originali. Uno dei due è tratto da una puntata del programma 30 anni della nostra storia, condotto su Rai uno da Paolo Frajese: era il 1985 e in studio c’erano i tre simpatici livornesi. Irresistibili mascalzoni, a cui dobbiamo una delle più divertenti – e illuminanti – pagine di cronaca culturale italiana.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critica d'arte, giornalista, editorialista culturale e curatrice. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è stata anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatorice dell’Archivio S.A.C.S (Sportello Artisti Contemporanei Siciliani) presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 al 2020 ha lavorato come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.