Lo scultore Gustavo Vèlez festeggia i 30 anni di carriera con una mostra a Pietrasanta
“Le dimensioni dell’equilibrio” è la mostra diffusa nel territorio di Pietrasanta che celebra i trent’anni di attività di uno scultore internazionale che ha scelto questo territorio per creare la sua arte
“Quel che mi piace è Pietrasanta: bellissima cittadina, con piazza unica, una cattedrale da grande città, e, sfondo, le Alpi Apuane. E che paese all’intorno!”: è l’iscrizione firmata da Giosuè Carducci che campeggia nella piazza a lui intitolata del paese.
Incastonata tra le Alpi Apuane e il Mar Tirreno, questa cittadina toscana ha annoverato tra i suoi residenti anche molti artisti internazionali: solo per citarne alcuni, Moore, Mirò, Folon, Botero, Mitoraj – a cui è stato tra l’altro dedicato un museo recentemente inaugurato.
Gustavo Vèlez: lo scultore colombiano giunto trent’anni fa a Pietrasanta
Il motivo per cui tanti artisti sono giunti sin qui è la presenza di cave di marmo, maestranze qualificate e fonderie, lo stesso per il quale trent’anni fa anche un giovane Gustavo Vèlez (Medellín, Colombia, 1975), desideroso di approfondire la pratica scultorea, dall’Accademia di Firenze, si trasferì a Pietrasanta.
Grazie anche al lavoro intenso con gli artigiani locali, oltre che alla sua umiltà, questo artista colombiano ha potuto affinare la sua tecnica, apprendendo i segreti della lavorazione di marmi e metalli, abbandonando ben presto l’arte figurativa per quella astratta.
Cubi in equilibrio nella mostra diffusa
A caratterizzare le opere di Vèlez è infatti la forma cubica, rielaborata, forata, ritorta, gonfiata, liscia o striata, in marmo o metallo, lucida o opaca, ma quasi sempre posta in equilibrio su un vertice.
Di qui il titolo della sua mostra diffusa Le dimensioni dell’equilibrio, aperta fino al 20 settembre, curata da Francesca Sborgi e con il contributo di Eike Schmidt. Le opere di Vèlez dialogano con il territorio, poste sul lungomare, alla fine del pontile, in Piazza Duomo, nel Complesso di Sant’Agostino, in Piazza Carducci e nel Museo del Bozzetto.
L’esposizione è un omaggio dello scultore a Pietrasanta e di Pietrasanta all’artista e questa affinità elettiva – presto consacrata anche dalla donazione di una grande scultura di cinque metri all’ingresso autostradale – che Vèlez e le maestranze locali hanno si percepisce dalle loro parole. Se Adolfo Mariani, dell’omonima fonderia, parla di lui come dell’”artista dal cuore artigiano”, il colombiano afferma che deve tanto a ciò che i lavoratori di marmo e metalli gli hanno insegnato. Visitando il suo studio, intriso di aneddoti, fatica e creatività, permeati in decenni di attività, l’impressione è quella di essere accolti in un luogo familiare, perfettamente in armonia con il tessuto autentico di Pietrasanta. La nazionalità di Vèlez è un dettaglio secondario: a ricordarla è la sua cadenza e qualche caramella tipica della Colombia gentilmente offerta dalla moglie Andrea, vera manager e grande conoscitrice di ogni creazione figlia del marito.
Pietrasanta e Vèlez: la tradizione scultorea incontra l’estro dell’artista
Le opere che Sborgi ha scelto di distribuire nei vari punti cardinali appaiono come elementi alieni rispetto alle architetture del centro storico e del lungomare, eppure la loro presenza è equilibrata: si fanno notare senza sovrastare, sintesi perfetta di ciò che è stata la residenza decennale di Vèlez a Pietrasanta.
L’artista qui ha lasciato un segno indelebile, frutto di rispetto e di impegno reciproco verso la scultura autentica, che ancora non vuole saperne nulla di stampanti 3d e AI, ma che riesce comunque a raggiungere punte di perfezione e attenzione al dettaglio, tipiche dei grandi maestri di un tempo.
Roberta Pisa
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