Come si diventa FuturBalla. Ad Alba

Fondazione Ferrero, Alba – fino al 27 febbraio 2017. Dalle origini torinesi – perché il legame con il territorio è sempre centrale nelle iniziative organizzate dalla Fondazione Ferrero – all’adesione al Futurismo, passando per l’indagine sulle classi più umili della società e senza mai allontanarsi dalla ricerca sulla luce e sui colori: il protagonista è Giacomo Balla, che non fu “solo” futurista.

Giacomo Balla, Volo di rondini © Giacomo Balla, by SIAE 2016
Giacomo Balla, Volo di rondini © Giacomo Balla, by SIAE 2016

È il 1912 quando Giacomo Balla (Torino, 1871 – Roma, 1958) dipinge Bambina che corre sul balcone: la “modella” è la piccola Luce, figlia del pittore. Alla Fondazione Ferrero sono esposte molte opere che permettono di comprendere profondamente le ricerche di Balla e il suo approdo al Futurismo, ma forse è proprio nel dipinto appena citato che si sommano, in una sintesi perfetta, i grandi temi della sua pittura: la luce – talmente essenziale da diventare il nome proprio della primogenita, nata nel 1904 –, il movimento e la velocità – la secondogenita si chiamerà Elica – e un continuo studio della visione, dell’ottica, della fotografia. Non va dimenticato che il clima culturale di quegli anni subiva il fascino delle grandi scoperte, su tutte quelle di Albert Einstein, che non poco alterarono il modo di rapportarsi alla realtà.

IL PERIODO FUTURISTA
Di uno dei firmatari del Manifesto dei pittori futuristi (1910) sono stati prestati ad Alba anche il celebre Dinamismo di un cane al guinzaglio proveniente da Buffalo, Espansione dinamica + velocità dalla GAM di Roma, La mano del violinista da Londra, ma ai dipinti più noti è affiancato anche un ricchissimo repertorio di schizzi, bozzetti, disegni che illuminano le riflessioni di Balla sui temi portanti della sua poetica. Basti citare le decine di carte intitolate Studio per compenetrazione iridescente che preludono a risultati pienamente futuristi, nei quali Balla giunge a una “visione analitica di singole particelle di verità” (E. Coen).

Giacomo Balla, Volo di rondini © Giacomo Balla, by SIAE 2016
Giacomo Balla, Volo di rondini © Giacomo Balla, by SIAE 2016

LA FORMAZIONE, DA TORINO A ROMA
Se la mostra si chiude con lettere, cartoline, autografi, strumenti e oggetti da lui disegnati e costruiti, le prime sale costituiscono invece un percorso alla scoperta del giovane Balla. Nato in una Torino che da pochi anni aveva perso il suo ruolo di capitale, nel 1895 l’artista si trasferisce a Roma con la madre: porterà con sé le competenze acquisite lavorando a fianco del tipografo Pietro Cassina e dei fotografi Bertieri oltre a un’eredità divisionista che emerge fin dalle prime prove, dove è già ben evidente l’interesse per la scomposizione della luce. E certo il soggiorno a Parigi durante l’Esposizione Universale, con il trionfo dell’elettricità, ha un ruolo non marginale nella sua crescita. Ma lungo questa strada maestra, Balla incontra anche le trasformazioni urbane e l’emarginazione sociale che coinvolgono tanta parte della popolazione e ritrae quindi poveri, malati e sventurati senza enfasi, con una profondità che trae origine da un’osservazione attenta e paziente: tra le opere di questo periodo – soprattutto per chi conosce solo “FuturBalla” – La pazza e Il mendicante sono tra le più perturbanti.
A metà fra il primo periodo e il Futurismo – quasi una pausa silenziosa per trovare un “giusto registro” – sta il soggiorno a Düsseldorf, foriero di intense sollecitazioni culturali e di un’atmosfera chiara e fredda come quella ritratta dalla finestra del dipinto omonimo.

ANCORA FUTURBALLA
“Qui si vendono le opere del fu Balla”: il movimento di Boccioni e Marinetti fa piazza pulita del passato, e Balla, anzi “Futurballa” come si firma in quegli anni, si sbarazza di tutto ciò che aveva realizzato fino al 1913 – ma negli Anni Trenta tornerà alla figurazione, ritenendo esaurito lo stimolo iniziale – e sposa un’avanguardia che, a distanza di cent’anni, ha ancora lo stesso sapore di novità, di energie pulsanti e di fermento irresistibile.

Marta Santacatterina

Alba // fino al 27 febbraio 2017
Futurballa
a cura di Ester Coen
FONDAZIONE PIERA PIETRO E GIOVANNI FERRERO
Via Vivaro 49
0173 295259
[email protected]
www.fondazioneferrero.it

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/55744/giacomo-balla-futurballa/

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Marta Santacatterina
Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte – titolo conseguito all'Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia dell’arte medievale –, svolge da molti anni la professione di editor freelance per conto di varie case editrici ricoprendo anche, dal 2015 all’inizio del 2018, il ruolo di direttore editoriale del marchio Fermoeditore e della rivista collegata “fermomag”, sulla quale si è dedicata alle rubriche di arte, fotografia e mostre. Scrive per “Artribune” fin dalla nascita della rivista nel 2011, mentre più recenti sono le collaborazioni con il sito “Art&Dossier” – sul quale recensisce progetti allestiti in gallerie private –, con “La casa in ordine”, dove si occupa di designer emergenti e autoprodotti, e con la rivista “Dolcesalato”, su cui propone ai pasticceri suggestioni tratte dall'arte contemporanea. Scrive inoltre testi storico-artistici e sul fumetto per case editrici italiane (Giunti editore, Grafiche Step editrice ecc.) e statunitensi (Fantagraphics Books). Ha partecipato come giurata a concorsi di arte o fotografia e raramente cura delle mostre per artisti che riescono a convincerla grazie alla qualità dei lavori e alla solidità della loro poetica. Per la sede di Parma del Boston College, si occupa inoltre di attività di tutoring sull'arte contemporanea per studenti americani.