Tutti gli ambienti di Alberto Biasi. A Cittadella

Palazzo Pretorio, Cittadella – fino al 20 novembre 2016. Per la prima volta la sequenza di tutti gli ambienti progettati da Alberto Biasi, dagli Anni Sessanta a oggi. Attualissimi, nella loro capacità di mettere il pubblico al centro di realizzazioni a immersione totale. Cinetici, luminosi, ludici. Opere che non sono oggetti, ma processi, non immagini, ma una serie infinita di immagini. Ricostruite, rielaborate, realizzate ex-novo.

Alberto Biasi, Eco, 1974
Alberto Biasi, Eco, 1974

UN’ESPERIENZA UNICA
Trovarsi di fronte (o, letteralmente, all’interno) degli “spazi-ambiente” che Alberto Biasi (Padova, 1937) ha ideato, assieme agli altri protagonisti del Gruppo N e poi da solo, è un’esperienza unica, sorprendente. Lo è, perché ripropone quella ricerca, tipica dell’arte cinetica, basata su un’analisi il più possibile rigorosa delle strutture della visione. Ma lo è, soprattutto, perché alcune installazioni rinascono a Palazzo Pretorio attraverso il recupero di tracce documentali o semplici reperti, quasi fossero fossili “che vivevano addormentati nella loro forma”. “Ritorno del sepolto” lo definirebbe Warburg. E cos’è in fondo la Mostra chiusa (1960), di cui rimangono la porta e alcune foto del tempo, con tutto il loro carico concettuale di un oltre possibile, ipotetico? O la Mostra del Pane (1961), una specie di ambiente ante litteram, tra il dadaista e il surrealista, rimasta aperta per un solo giorno, “per esigenze di conservazione”?

Alberto Biasi, Spazio elastico
Alberto Biasi, Spazio elastico

OPERE NUOVE E RESTAURATE
Ma, qui, si va anche al di là del “riaffiorare del tempo” e lo spettatore è chiamato a confrontarsi con opere che vedono per la prima volta la realizzazione, com’è il caso di Spazio Elastico, finora rimasto allo stadio di modellino o di “scultura da viaggio”. Oggi, con i suoi nastri elastici e i suoi cubi di gommapiuma, assume finalmente la dimensione ambientale, trasformandosi da spazio da vedere in spazio da toccare, attraversare, far vibrare. Ma ci sono anche opere che hanno subito restauri, rielaborazioni nel corso degli anni, come se esse portassero dentro di sé qualcosa di interminabile o di implicito. Ed è il caso di Orizzontale Ellebi, un tappeto di poliestere contenente liquidi fluorescenti che si modificano sotto i passi e che trasformano il fruitore in un artefice dello spazio stesso e del suo fluttuante variare. O anche il caso di Eco, dove l’ambiente è costituito da pannelli fotosensibili che catturano l’ombra fugace di chi vi si accosta. Ed è come se l’opera si compisse nel semplice tocco, nel leggero contatto, nel corpo che sparisce. Sono tutti i sensi che devono partecipare all’emozione estetica, diceva Bruno Munari. E tutti gli ambienti di Biasi sono proprio progettati per essere vissuti, se non addirittura attivati dal pubblico, come nel trittico Io sono, Tu sei, Egli è, la cui tappa finale è data da un rotolo di tela su cui ognuno può lasciare il segno del proprio passaggio.

Alberto Biasi, Io sono, Tu sei, Egli è
Alberto Biasi, Io sono, Tu sei, Egli è

GIOCO E TEATRO
Certo, non mancano gli ambienti di luce (Proiezione di luce e ombra, dove lo spazio architettonico pare messo in moto come all’interno di una “lanterna magica” o Light Prisms, in cui quattro cristalli, ruotando in tempi diversi, provocano un incessante e mirabolante gioco luminoso). Ma non pare che l’obiettivo finale di Biasi sia quello di suscitare seduzioni e inganni percettivi: a lui interessa sì realizzare strutture a effetti multipli, un’immagine che è più immagini, ma soprattutto suscitare il senso magico della platea, della proposta di un’azione giocosa: dove gioco e teatro sono come gli ultimi barlumi di un’idea “sociale” dell’arte.

Luigi Meneghelli

Cittadella // fino al 20 novembre 2016
Alberto Biasi – Gli ambienti
a cura di Guido Bartorelli
PALAZZO PRETORIO
Via Marconi 30
049 9413449
[email protected]
www.fondazionepretorio.it

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/53857/alberto-biasi-gli-ambienti/

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Luigi Meneghelli
Laureato in lettere contemporanee, come critico d'arte ha collaborato e/o collabora a quotidiani (Paese Sera, L'Arena, L'Alto Adige, ecc.) e a riviste di settore (Flash Art, Le Arti News, Work Art in progress, Exibart, ecc.). Ha diretto e/o dirige testate culturali come Veronalive. Come curatore ha collaborato con spazi pubblici, tra cui Mart, Palazzo Forti, Museion e in occasione di mostre personali ha pubblicato saggi su Kantor, Novelli, Turcato, Vedova, Chiari, Fioroni, Boetti, Mambor, Masuyama, Hernandez, ecc. Ha curato mostre tematiche e di gruppo in Italia e all'estero, come La Pop Art Italiana, La Nuova Scuola Romana, L'Arte Povera, La Body Art. Si è interessato di Pubblic Art con esposizioni e dibattiti. E' stato selezionatore per il Triveneto delle nuove emergenze per riviste ed esposizioni. E' stato commissario italiano per la rassegna internazionale “Frontiera 92” (BZ) e commissario alla Biennale di Venezia (’93)… Insegna presso l'Accademia di Belle Arti di Verona.