Percepire situazioni. Kishio Suga a Milano

Pirelli HangarBicocca, Milano – fino al 29 gennaio 2017. La prima retrospettiva dedicata da un’istituzione europea al giapponese Kishio Suga raccoglie venti installazioni storiche. Rielaborate ad hoc per gli spazi espositivi milanesi, per un percorso che allena il “sentire”.

Kishio Suga, Fieldology, 1974-2016 - Courtesy dell’artista, Blum & Poe, Los Angeles-New York-Tokyo e Pirelli HangarBicocca, Milano - photo Agostino Osio
Kishio Suga, Fieldology, 1974-2016 - Courtesy dell’artista, Blum & Poe, Los Angeles-New York-Tokyo e Pirelli HangarBicocca, Milano - photo Agostino Osio

LE RAGIONI DEL VUOTO
Mentre ci si allontana dalla personale di Kishio Suga (Morioka, 1944) verrebbe da chiedersi perché tutta la prima camera dell’HangarBicocca, lo Shed, sia stata lasciata vuota. Dopotutto alcune opere avrebbero potuto trovare una collocazione in questa sede, creando un ampio respiro. Ma subito ci si rende conto che questo non può essere l’approccio giusto. Il maestro giapponese è intervenuto direttamente sui lavori esposti, rielaborando alcune installazioni per adattarle agli spazi e ciò dimostra che i curatori Yugo Hasegawa e Vicente Todolí hanno condiviso con lui il percorso espositivo. Così il vuoto iniziale prende senso, si colma di una preparazione dello spettatore che forse può essere realmente compresa solo alla fine, dopo aver percepito le situazioni proposte da Suga. Occorre attuare una sorta di purificazione interiore per prepararsi a cogliere la successione delle opere o – come scrive lo stesso artista – i mondi temporanei da lui creati.

L’IMPORTANZA DEL SENTIRE
Dentro la navata, infatti, si riattiva man mano un livello di fruizione che non è dato solo dalla vista, ma dal “sentire”. Si vive il rapporto con spazi in cui non si entra, ci si trova dinnanzi a tensioni ed equilibri, simmetrie e labirintiche connessioni, verticalità e geometrie irregolari. Solo apparentemente i materiali sono poveri e morti. Il maestro del movimento Mono-Ha utilizza per queste opere, realizzate a partire dagli Anni Sessanta, rami secchi, tessuti, corde e pietre unite a cemento, lamiere, inchiostro e plastiche, sistemi, insomma, che potrebbero sembrare statici e privi di vita, ma che in realtà si collocano in una tensione fisica che può diventare emotiva.

Kishio Suga, Fieldology, 1974-2016 - Courtesy dell’artista, Blum & Poe, Los Angeles-New York-Tokyo e Pirelli HangarBicocca, Milano - photo Agostino Osio
Kishio Suga, Fieldology, 1974-2016 – Courtesy dell’artista, Blum & Poe, Los Angeles-New York-Tokyo e Pirelli HangarBicocca, Milano – photo Agostino Osio

LE OPERE
La treccia di tessuti bianchi e neri di Critical Sections (1984) è un moto perpetuo dalla perfezione del vertice fino alla sinuosità terrena. Poco distante, Continuos Existence (1977) trova forse nella collocazione angolare dell’Hangar una delle sue esecuzioni più efficaci. Gap of the Entrance of the Space (1979) e Separating dependence (1973) offrono visioni meditative ai lati delle forti tensioni generate dalla grande Left-Behind Situation (1972), che occupa tutto lo spazio del Cubo.
Una volta entrati in questa modalità di percezione dell’ambiente ci si può perdere nei dettagli del percorso di Contorted Positioning (1982) o Units of Dependency (1974) e notare come l’arte di Kishio Suga trovi una sinergia quasi perfetta con i luoghi post industriali dell’Hangar.

Astrid Serughetti

Milano // fino al 29 gennaio 2017
Kishio Suga – Situations
a cura di Yuko Hasegawa e Vicente Todolì
Catalogo Mousse Publishing
HANGARBICOCCA
Via Chiese 2
02 66111573
[email protected]
www.hangarbicocca.org

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/55621/kishio-suga-situations/

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Astrid Serughetti
Astrid Serughetti sta costruendo in questi anni la sua personale carriera artistica, nel frattempo ha acquisito l’abilitazione da giornalista pubblicista e collabora con diverse riviste e quotidiani locali per le sezioni di arte e cultura. Si occupa anche di didattica dell’arte nelle scuole e in quest’ottica sta conseguendo la laurea in Culture Moderne e Comparate all’Università di Bergamo con una tesi in pedagogia dell’arte. Il suo lavoro si caratterizza per una ricerca estetica volta alla stimolazione sensoriale che l’opera sviluppa sullo spettatore. Vive a Bergamo.