Houellebecq e Rottenberg. Ironia e nichilismo a Parigi

Palais de Tokyo, Parigi – fino all’11 settembre 2016. A dare il “la” alla serie di mostre ospitate nel museo parigino, due progetti che strizzano l’occhio al nichilismo, riaffermando l’ironico piacere dell’intelligenza. Sia pure fine a se stessa.

Michel Houellebecq, France #017 - Courtesy de l’artiste et Air de Paris, Paris
Michel Houellebecq, France #017 - Courtesy de l’artiste et Air de Paris, Paris

DA NIETZSCHE A HOUELLEBECQ
Happy sapiens, titolo-etichetta per l’attuale stagione espositiva del Palais de Tokyo, chiama in causa la “gaia scienza” nietzschiana per trovare un trait d’union alla consueta ricchezza di proposte. Nome di punta è inevitabilmente quello di Michel Houellebecq (La Réunion, 1958; vive a Parigi), cui è dedicata l’intera sezione centrale, mentre affatto secondaria risulta la personale di Mika Rottenberg (Buenos Aires, 1976; vive a New York), che domina nella proliferazione espositiva dei piani inferiori.

Michel Houellebecq, Mission #020 - Courtesy de l’artiste et Air de Paris, Paris
Michel Houellebecq, Mission #020 – Courtesy de l’artiste et Air de Paris, Paris

TRA IRONIA E INCREDULITÀ
E l’ironia non poteva mancare come ingrediente-chiave nella mostra dello scrittore-regista-fotografo francese [che è in mostra anche a Zurigo nell’ambito di Manifesta, N.d.R.]. Houellebecq gioca costantemente con i visitatori, già a partire da una brochure che oscilla tra fiacchi toni didascalici e una galoppante parodia di sé stessa, da non prendere mai troppo – o troppo poco – sul serio. Il filo è sottile, e ci si può trovare sospesi tra una sfacciata esibizione del sé (e delle sue ossessioni) e una strisciante critica alla società, alla natura umana o all’arte stessa.
Di fronte a fotografie sfocate, luci malfunzionanti o annunci ferroviari intervallati da orgasmi, si può facilmente rimandare le provocazioni al mittente; o ci si può anche mettere a proprio agio, fumare una sigaretta nell’apposita sala (con tanto di jukebox) e procedere svagati, senza troppe ambizioni di compiutezza. La soluzione ideale, forse, sta proprio nella via di mezzo, in quella sospensione dell’(in)credulità che non è né abbandono né rifiuto totale. Houellebecq ce lo conferma con una mostra che, se in pratica parla solo del proprio ego, lo fa delegando l’opera alle mani di molti altri artisti o all’ineffabile bellezza delle nudità femminili o all’ancora più inarrivabile potere amatorio del proprio cane.

Mika Rottenberg, NoNoseKnows (Pearl Shop variant), 2015 video (22 min) and sculptural installation - Courtesy of Andrea Rosen Gallery, New York
Mika Rottenberg, NoNoseKnows (Pearl Shop variant), 2015 video (22 min) and sculptural installation – Courtesy of Andrea Rosen Gallery, New York

I RIZOMI SI ROTTENBERG
Al piano inferiore, Mika Rottenberg conferma quelle potenzialità già mostrate lo scorso anno alla Biennale di Venezia. La sua opera di videoartista, pur con immancabili richiami a certi modelli (Barney in primis), denota una sensibilità estetica già pienamente autonoma e distintiva, che unisce la fascinazione per la fisicità all’ipnoticità delle catene di montaggio. Il risultato finale sono logiche tanto cariche di mistero quanto ancorate alla prosaicità del vivere. E l’allestimento al Palais de Tokyo esalta questa dinamica tramite un approccio di carattere immersivo: perché mentre le ambientazioni dei video si espandono in piccole installazioni, queste ultime non solo ospitano le proiezioni, ma germinano a loro volta entro nuovi percorsi installativi.
Al termine di questo sviluppo rizomatico parrebbe però restare solo un profondo senso di vuoto, se non proprio la beffa della vacuità. A venire in soccorso è, ancora una volta, l’equilibrato accoppiarsi dell’intelligenza con l’ironia: perché se nulla resta a essere disvelato, i percorsi del disvelamento sono ancora ben lungi dal dirsi esauriti.

Simone Rebora

Parigi // fino all’11 settembre 2016
Michel Houellebecq – Rester Vivant


a cura di Jean de Loisy

Mika Rottenberg

a cura di Daria de Beauvais
PALAIS DE TOKYO

13, avenue du Président Wilson

+33 (0)1 81973588
www.palaisdetokyo.com

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.