Sregolata e sistematica. Louise Nevelson a Milano

Fondazione Marconi, Milano – fino al 22 luglio 2016. Un’ampia antologica in ottanta opere per la scultrice ucraino-americana. Con molti esemplari, anche monumentali, delle sue sculture fatte con oggetti di recupero e sorprendenti collage/assemblaggio.

Louise Nevelson, Senza titolo, 1970 - Courtesy Fondazione Marconi, Milano
Louise Nevelson, Senza titolo, 1970 - Courtesy Fondazione Marconi, Milano

ACCUMULO E PROLIFERAZIONE
Che la Fondazione Marconi proponga mostre di grande qualità è ormai un fatto assodato; ma la monografica su Louise Nevelson (Kiev, 1899 – New York, 1988) sorprende per ampiezza e maestosità. Distribuiti su tre piani sfilano ottanta lavori tra sculture – alcune davvero monumentali – e collage. La mostra comprende anche due appendici, una nell’adiacente Studio Marconi e una nella vetrina in via Tadino 17.
L’esposizione si struttura come una vera antologica, che parte dagli Anni Cinquanta e giunge agli Ottanta. Le opere più datate sono vicine alla forma del readymade e, in un certo modo, anche al Surrealismo: “totem” vagamente antropomorfi composti rielaborando appena oggetti quotidiani, come ad esempio una porta. Nelle opere successive il linguaggio si complica e si fa più indiretto, dando vita a un vero e proprio alfabeto sregolato e sistematico allo stesso tempo. I segni di tale alfabeto sono oggetti comuni, soprattutto pezzi di arredamento sezionati secondo tagli geometrico/prospettici oppure inseriti tali e quali nell’opera. La quotidianità degli objets trouvés dà alle opere una dimensione calda, quasi affettiva, come se si fosse certi che tali oggetti portino la traccia del vissuto dell’artista.

GIOCO DI CONTRASTI
Quello della Nevelson è un linguaggio sregolato e sistematico, dicevamo. Perché a ogni gesto compositivo libero e fantasioso corrisponde un movimento contrario di ritegno. L’oggetto dalla forma bizzarra viene contenuto in composizioni rigorosissime, il “peso” dell’accumulo di oggetti viene compensato dal tratto unificante della pittura nera che li ricopre e ne abbassa la temperatura emotiva. Dalle sculture più complesse a quelle più epurate (i “casellari” astratti, privi di oggetti, oppure i pannelli uniformi dai bordi seghettati), il gioco di contrasti rimane sempre vivissimo: tra surrealtà e concretezza quasi cruda, tra piattezza e tridimensione, tra maschile e femminile, tra movimento e stasi.

Louise Nevelson, Senza titolo, 1970 - Courtesy Fondazione Marconi, Milano
Louise Nevelson, Senza titolo, 1970 – Courtesy Fondazione Marconi, Milano

CAMPIONARIO DEL CONTEMPORANEO
Sorprende poi la coerenza lungo i decenni, dato che il linguaggio della Nevelson riesce a essere al passo coi tempi e non autoreferenziale, pur non introducendo variazioni significative. Ma la vera sorpresa della mostra sono i collage. Pezzi di legno, carta, involucri tratti da prodotti di consumo, materiali poveri che però diventano preziosi incastonandosi l’uno nell’altro. Un linguaggio allo stesso tempo più astratto e più concreto rispetto alle sculture, con un curioso trattamento bidimensionale di elementi che richiamerebbero la tridimensionalità tipica dell’assemblaggio.
Sottratti allo scorrere del tempo ma non idealizzati, gli oggetti della Nevelson compongono in fondo un originale campionario della contemporaneità. In esso, i singoli elementi simboleggiano la provvisorietà, ma la struttura si propone come tratto stabile, potenzialmente eterno.

Stefano Castelli

Milano // fino al 22 luglio 2016
Louise Nevelson
FONDAZIONE MARCONI
Via Tadino 15
02 29419232
[email protected]
www.fondazionemarconi.org

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/53511/louise-nevelson/

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (nato a Milano nel 1979, dove vive e lavora) è critico d'arte, curatore indipendente e giornalista. Laureato in Scienze politiche con una tesi su Andy Warhol, adotta nei confronti dell'arte un approccio antiformalista che coniuga estetica ed etica. Nel 2007 ha vinto il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli. Pubblica regolarmente i suoi articoli dal 2007 su Arte, dal 2011 su Artribune e dal 2018 su IL-mensile de Il Sole 24 ore. Collabora anche con Antiquariato. Dal 2004 a oggi ha curato numerose mostre in spazi privati e pubblici, di artisti affermati ed emergenti. Dal 2016 è nel comitato curatoriale del Premio arti visive San Fedele. Nel 2020 ha pubblicato il saggio "Radicale e radicante – Sul pensiero di Nicolas Bourriaud" (Postmediabooks) e tradotto il saggio "Inclusioni" di Nicolas Bourriaud (Postmediabooks).