L’immagine immateriale. Al Mata di Modena

Mata, Modena – fino al 22 maggio 2016. Come espresso efficacemente nel titolo, “Effimera” presenta in mostra una serie di opere di Eva e Franco Mattes, Carlo Zanni e Diego Zuelli dotate di una natura fuggevole. Che può assumere varie forme espositive, percettive e relazionali.

Eva e Franco Mattes, My Generation - Mata Museum, Modena 2016 - photo Elenia Megna
Eva e Franco Mattes, My Generation - Mata Museum, Modena 2016 - photo Elenia Megna

CREAZIONI PRECARIE
La condizione di precarietà è eloquente nel l lavoro Deny Thy Father & Refuse Thy Name (2016) di Carlo Zanni, dove è messa in scena la precoce obsolescenza del programma grafico Flash, i cui esiti non vengono visualizzati dai dispositivi odierni, che rispondono con pagine di errore. Il titolo del lavoro – una citazione del Romeo e Giulietta di Shakespeare – rimanda alla necessità di una costante progressione mediale della ricerca artistica, ma anche umana.
Un senso di impermanenza è presente anche in Emily’s video (2012) di Eva e Franco Mattes, dove compaiono alcuni volontari sottoposti alla visione di filmati raccapriccianti provenienti dal Darknet e successivamente eliminati, per cui l’unica testimonianza che rimane della loro esistenza è la documentazione delle reazioni emotive di chi li ha guardati.
Il concetto stesso di immagine diviene incerto nel lavoro Tappezzeria (2011) di Diego Zuelli, che elabora una riflessione sulle ambiguità mediali: il video, che sembra mostrare il processo realizzativo di una serie di fotografie di still life, è invece generato con la computer grafica, abbandonando il rapporto diretto con lo spectrum del reale.
Per converso in Image search result (2014) dei Mattes si innesca un processo che sfocia nella fisicità: una parola scelta casualmente tra quelle che compaiono nel loro browser è utilizzata per cercare nella rete un’immagine vernacolare che verrà poi stampata in oggetti di carattere quotidiano come una coperta, una tazza o della racchette da ping-pong.

Carlo Zanni, Average Shoveler - Mata Museum, Modena 2016 - photo Elenia Megna
Carlo Zanni, Average Shoveler – Mata Museum, Modena 2016 – photo Elenia Megna

LA TECNOLOGIA QUOTIDIANA
Proprio nella dimensione pervasiva delle nostre esistenze sta il vero punto cruciale alla base delle ricerche autoriali collegate ai new media. In tal senso Zuelli scandisce lo scorrere del tempo con il lavoro The Simple Combinations (2015), dove un algoritmo, che parte dalle cifre della data, combina giornalmente degli elementi visivi, generando sempre nuove immagini animate.
Al contrario, Zanni, con il suo lavoro Average Shoveler (2005), mostra una dimensione meno rassicurante del rapporto che instauriamo con le tecnologie: il fruitore si trova difatti a giocare con un videogioco – dove viene “bombardato” da immagini prese in tempo reale dal sito dell’emittente televisiva ABC News – senza la possibilità di vincere, costretto a subire i condizionamenti di questa massa continua di informazioni.

Carlo Sala

Modena // fino al 22 maggio 2016
Effimera. Relazioni disarmoniche
a cura di Fulvio Chimento e Luca Panaro
MATA
Via della Manifattura dei Tabacchi 83
059 4270657
[email protected]
www.mata.modena.it

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/52202/effimera-relazioni-disarmoniche/

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Carlo Sala
Carlo Sala (Treviso, 1984), critico d'arte, curatore e docente al Master in Photography dell'Università IUAV di Venezia. È membro del comitato curatoriale della Fondazione Francesco Fabbri Onlus per cui si occupa della curatela scientifica del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee e del festival F4 / un’idea di Fotografia. Nel 2010 ha curato con Nico Stringa il Padiglione Venezia alla 12. Mostra internazionale di Architettura, People meet in architecture, Biennale di Venezia. Collabora come curatore indipendente con realtà museali e con gallerie private. Suoi saggi e testi critici sono apparsi in varie pubblicazioni edite, tra gli altri, da Allemandi, Marsilio, Mimesis, Bruno Mondandori e Skira.