Fare a patti con la realtà ai tempi dei social network. Una mostra a Udine

Spazio Ultra, Udine – fino al 22 dicembre 2014. Lavoro, schiavitù, condivisione, libertà? Come definire la nostra contradditoria condizione di cittadini, internauti e utilizzatori finali di una tecnologia sempre più pervasiva? Le antinomie della nostra vita ai tempi di Internet 2.0.

Callum Haywood, We Know What You Are Doing, 2012, ph. F

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando, negli Anni Novanta, si registrava un generico entusiasmo nei confronti di Internet poiché la Rete era in grado di attivare modalità inesplorate di conoscenza e di relazione, cui si sommavano opportunità di lavoro prima sconosciute. Vent’anni dopo, Reality Check indaga come sia cambiata la nostra percezione in seguito all’uso di social network e di sistemi di tracciabilità (sia fisica che dei nostri gusti), che impongono inevitabilmente una riflessione sulla valutazione della nostra reale libertà, tanto più dopo lo scandalo della National Security Agency e le rivelazioni di Edward Snowden.
L’ossessione del controllo è quello su cui hanno lavorato Callum Haywood con We know what you’re doing, progetto di denuncia di come i nostri dati su Facebook fossero accessibili da chiunque e Sander Veenhof che, nel progetto in mostra, realizza un’app per Google Glass in grado di avvisarci di essere sotto il controllo di videocamere. Vi sono però comportamenti critici che un normale cittadino può utilizzare per non accettare pedissequamente lo status quo: Ben Grosser che con ScareMail rende disponibile un’estensione per Gmail che genera un codice casuale che fa lavorare inutilmente i software di controllo della NSA; Zach Blas crea una maschera da indossare, fortemente scultorea, che rende impossibile qualsiasi forma di riconoscimento facciale; Kate Rich invece utilizza la rete per muovere del caffè da un lato all’altro del mondo senza produrre inquinamento né utilizzare lavoro sottopagato.

Guido Segni, The Middle Finger Response, 2014, installation, ph. F
Guido Segni, The Middle Finger Response, 2014, installation, ph. F

È più anfibio il lavoro di IOCOSE: in un lavoro che mette insieme riflessione sullo status di artista e metodologia di classificazione delle immagini, usano la Rete in modo raffinato acquisendo su Getty Images delle foto di artista generico (o da stereotipo?) che poi fanno dipingere a olio da artisti cinesi. E anche Guido Segni usa la Rete per lavoro, ma per comprare una prestazione da mezzo dollaro da alcuni crowdworker che si fanno ritrarre con la webcam in posa ironica con il terzo dito alzato. Verso chi guarda e, probabilmente, anche verso Internet.

Daniele Capra

Udine // fino al 22 dicembre 2014
Reality Check
a cura di Filippo Lorenzin
artisti: Zach Blas, Benjamin Grosser, Callum Haywood, IOCOSE, Kate Rich, Guido Segni, Sander Veenhof
SPAZIO ULTRA
Via Mantica 7
[email protected]
www.spazioultra.org

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/38688/reality-check/

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Daniele Capra
Daniele Capra (1976) è curatore indipendente e militante, e giornalista. Ha curato oltre cento mostre in Italia, Francia, Repubblica Ceca, Belgio, Austria, Croazia, Albania, Germania e Israele. Ha collaborato con istituzioni quali Villa Manin a Codroipo, Reggia di Caserta, CAMeC de La Spezia, Galleria Comunale d'Arte Contemporanea di Monfalcone, MMSU di Rijeka, Museo Bernareggi di Bergamo, Galleria d'Arte Moderna di Genova, Casa Cavazzini Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Udine, la Galleria Nazionale di Tirana, la Fondazione Dena di Parigi, il Museo Ca’ Pesaro a Venezia, la Galleria Civica di Trento, il Comune di Milano, il Museo Janco Dada di Ein Hod - Haifa. Ha tenuto lezioni sull'arte contemporanea alla Wizo NB School di Haifa, all'Accademia di Belle Arti di Venezia e di Verona. È stato curatore del Premio Onufri presso la Galleria Nazionale di Tirana e del Premio Trieste Contemporanea. È membro del comitato scientifico di Rave Residency. Ha scritto oltre trecentocinquanta articoli su riviste e quotidiani. Collabora con Il Manifesto, Artribune e i quotidiani del Gruppo Espresso. Vive di corsa, con il portatile sempre acceso e pile di libri che attendono di essere letti.