Arte e abitare. Judith Hopf a Napoli

Una nuova tappa del “Progetto XXI”, firmata Judith Hopf. Per affrontare Napoli con un progetto espositivo che trasforma gli ambienti del Palazzo Caracciolo di Avellino in opera d’arte totale. Fino al 22 marzo, alla Fondazione Morra Greco.

Judith Hopf - From down, from up & in between - veduta della mostra presso la Fondazione Morra Greco, Napoli 2013

Dopo un primo appuntamento organizzato nella Sala Dorica di Palazzo Reale con la personale di Jimmie Durham, la Fondazione Morra Greco continua il suo viaggio tra i tessuti di una creatività pulsante ed entusiasmante per costruire un’atmosfera che, in dialogo con la città di Napoli e con la Fondazione Donnaregina (ovvero col Madre), mostra le ultime tendenze dell’arte contemporanea.
A scandire la seconda tappa di questo itinerario è Judith Hopf (Karlsruhe, 1969; vive a Berlino), artista eclettica e camaleontica, la cui sensibilità interseca gli spazi dell’abitare a una riflessione costante sull’umano, con lo scopo di destabilizzare le convenzioni sociali che sovrastano il presente dell’arte e della vita.
Con From down, from up & in between, la sua prima personale italiana, Hopf attraversa gli ambienti della Fondazione Morra Greco per generare un’opera d’arte integrale, un progetto espositivo che si nutre di spazio per assecondare un ritmo teso a travolgere gli ambienti con strutture e artifici progettuali che bucano ipoteticamente il pavimento e il soffitto per dar luogo a un continuum spazio-temporale. From down, from up & in between è, difatti, una megastruttura in legno che – assieme a tre corde di diverso colore che ricordano i meravigliosi Endings del 2011 – nasce al piano terra dello stabile per prolungare e articolare ipoteticamente le sue forme negli spazi del primo e del secondo piano. Segnata da una serie di volti travolti, geometrizzati, totemizzati, la struttura concepita da Judith Hopf richiama alla memoria non solo i traumi del terremoto che ha colpito l’Irpinia nel 1980, ma anche una serie di tensioni giocose, di forze occulte, di credenze popolari che contrassegnano il capoluogo partenopeo e, in generale, una cultura in divenire.

Judith Hopf - Sun
Judith Hopf – Sun

Sunset sunrise sunset (2012) e Sun (2012), assieme a due video in 8 mm trasferiti su dvd – Some End of Things: the Conception of Youth (2011) e The Evil Faerie (2007) più precisamente – disegnano ulteriori stazioni di un itinerario ironico, spiritoso, irriverente e pungente, i cui addentellati tecnici, strutturali ed espressivi (scultura, ceramica, serigrafia, video, performance) trasformano il luogo in struttura, in momentanea Gesamtkunstwerk tesa a ricucire un rapporto tra l’arte e l’abitare. Tra brillanti cortocircuiti estetici e i mille volti di una città – Napoli appunto – che è, ancora una volta, locus et logos di una mostra esclusiva.

Antonello Tolve

Napoli // fino al 22 marzo 2013
Judith Hopf – From down, from up & in between
FONDAZIONE MORRA GRECO
​Largo Proprio d’Avellino 17
081 210690
[email protected]
www.fondazionemorragreco.com

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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.