Lunga vita a dio Pazuzu

Roberto Cuoghi, per la terza volta negli spazi milanesi di De Carlo, entra da re. Reincarnazione interpretativa del divino. Tra disegni su carta, sculture ingegnerizzate, scatole di sigari e autoritratti senza soggetto, l’arte diventa simulacro. Fino al 6 luglio.

Roberto Cuoghi - Zoloto - veduta della mostra presso la Galleria Massimo De Carlo, Milano 2012 - photo Matteo Piazza

Zoloto si trasforma in un rituale. Alle 19 il cielo è ancora chiaro mentre la gente entra numerosa, a piccoli cortei. Roberto Cuoghi (Modena, 1973; vive a Milano) ha disposto la galleria di Massimo De Carlo, suddividendola in percorsi ordinati. Nella sala principale, una fila di faretti regola i flussi di folla a destra e a sinistra. Alle pareti sono illuminate solamente alcune gallerie: ritratti di ritratti, volti che né persona né personaggio connoterebbe secondo un preciso profilo esteriore. Demone o dittatore divinizzato, l’uomo di Cuoghi diventa idolo che sfida ogni immagine. Tra statue del babilonese dio Pazuzu, calcaree rose del deserto a prova di gravità e scatole di sigari a buon mercato, la personale dal titolo Zoloto assume la forma di un sistema di simulacri per i quali l’uomo ancora non  riesce a proferir altro verbo.

Ginevra Bria

Milano // fino al 6 luglio 2012
Roberto Cuoghi – Zoloto
GALLERIA MASSIMO DE CARLO
Via Ventura 5
02 70003987
[email protected]
www.massimodecarlo.it

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. È specializzata in arte contemporanea latinoamericana.