Visionari e sognatori. A Padova di scena i simbolisti

Sirene e madri, paesaggi lunari e inconscio, sensualità e morte. Gli artisti del Simbolismo si riuniscono nella nuova mostra della Fondazione Bano. E conducono, fino al 12 febbraio nel padovano Palazzo Zabarella, in un percorso onirico dominato dall’introspezione e da una visione tutta personale della realtà.

Duilio Cambellotti - La Sibilla - 1910-11 - Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti

Siamo agli inizi del XX secolo, a Vienna e a Monaco è in corso un grande movimento, consacrato dalla prima esposizione del 1898: la Secessione. Gustav Klimt conquista l’Europa, nel 1910 la Biennale di Venezia gli dedica un’intera sala e le opere dei simbolisti della Mitteleuropa vengono acquistate dalle istituzioni museali italiane. Nel frattempo, in Italia si afferma una nuova tecnica pittorica, che intende porsi come un’analisi scientifica del rapporto tra colore e luce: il Divisionismo.
In un breve volgere di anni, molti artisti abbracciano il nuovo modo di fare pittura e aderiscono a una visione che scardina il Verismo, ribellandosi alle convenzioni dell’arte accademica e convertendosi all’estetismo, all’analisi di se stessi e delle profondità dell’animo. Un dibattito sulla missione dell’arte in cui non sono certo estranee le ricerche di Freud, la poesia di Pascoli, la passione di D’Annunzio.

Giuseppe Pellizza da Volpedo - Passeggiata amorosa - 1901-02 - Ascoli Piceno, Pinacoteca Civica

Ecco allora il Simbolismo italiano: l’esposizione di Palazzo Zabarella ricompone, per la prima volta, un panorama artistico dove spiccano Gaetano Previati, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Giovanni Segantini, ma anche un pre-futurista Umberto Boccioni, il visionario Alberto Martini e Giulio Aristide Sartorio, in una carrellata di opere disposte in sezioni rappresentative dei temi più affascinanti, in quegli anni, per pittori, scultori, incisori.
La disposizione intelligente, con introduzioni chiare ed essenziali, si apre con una sezione imprescindibile per una mostra dove l’estetica legata alla simbologia è centrale: i volti degli artisti. Ritratti e autoritratti fanno prendere confidenza con i protagonisti, delineano già a un primo sguardo il loro porsi nei confronti di chi li osserva.
Straordinaria è anche la parziale riproposizione della Sala dell’Arte del Sogno della Biennale del 1907: recuperata la sovraporta degli Aromi di Edoardo De Albertis, è accostata a Icaro di Galileo Chini, al trittico di Martini e a dipinti di Plinio Nomellini e Guido Marussig.

Gaetano Previati - Maternità - 1890-91 - coll. Banca Popolare di Novara

Collocata giustamente in rilievo – subito dopo le due grandi Maternità di Segantini e Previati esposte alla Triennale di Brera del 1891 – è la raccolta di grafica e disegni, tecniche che forse più delle altre, a inizio Novecento, hanno saputo indagare i “territori inediti dell’immaginazione umana” (Fernando Mazzocca), i legami profondi con letteratura e musica, ma anche esprimersi con maggiore disinibizione e inquietudine, fino a sfiorare l’horror.
Non solo un insieme di opere suggestive, quindi, ma un’operazione di ricerca, di valorizzazione d’un movimento culturale poco conosciuto e talvolta considerato “di genere”, ma che ha saputo collocarsi in una dimensione pienamente europea, quella di Klimt e di von Stuck che, con le loro Giuditta e Il Peccato, congedano i visitatori della mostra.

Marta Santacatterina

Padova // fino al 12 febbraio 2012
Il Simbolismo in Italia
a cura di Fernando Mazzocca, Carlo Sisi e Maria Vittoria Marini Clavelli

PALAZZO ZABARELLA
Via degli Zabarella 14
049 8753100

[email protected]

www.palazzozabarella.it

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Marta Santacatterina
Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte – titolo conseguito all'Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia dell’arte medievale –, svolge da molti anni la professione di editor freelance per conto di varie case editrici ricoprendo anche, dal 2015 all’inizio del 2018, il ruolo di direttore editoriale del marchio Fermoeditore e della rivista collegata “fermomag”, sulla quale si è dedicata alle rubriche di arte, fotografia e mostre. Scrive per “Artribune” fin dalla nascita della rivista nel 2011, mentre più recenti sono le collaborazioni con il sito “Art&Dossier” – sul quale recensisce progetti allestiti in gallerie private –, con “La casa in ordine”, dove si occupa di designer emergenti e autoprodotti, e con la rivista “Dolcesalato”, su cui propone ai pasticceri suggestioni tratte dall'arte contemporanea. Scrive inoltre testi storico-artistici e sul fumetto per case editrici italiane (Giunti editore, Grafiche Step editrice ecc.) e statunitensi (Fantagraphics Books). Ha partecipato come giurata a concorsi di arte o fotografia e raramente cura delle mostre per artisti che riescono a convincerla grazie alla qualità dei lavori e alla solidità della loro poetica. Per la sede di Parma del Boston College, si occupa inoltre di attività di tutoring sull'arte contemporanea per studenti americani.