Non mi interessa Luca Rossi in sé, ma Luca Rossi in me

È un tormentone, lo sappiamo. Ma il fenomeno Luca Rossi continua a offrire spunti di riflessione (anche e soprattutto al di là dei suoi commenti). Questa volta ha fatto pensare Alfredo Cramerotti, fra i curatori dell’ultima Manifesta.

Luca Rossi - I'm not Roberta (partial view) - sedi varie, 2010

L’opera di Luca Rossi, io la definirei negandola. È piuttosto un tentativo di applicare delle “strategie” che l’autore ritiene necessarie per muoversi dentro (e smuovere da fuori) la scena artistica italiana. I’m not Roberta – “mostra” che Luca Rossi ha allestito al Whitney Museum, fra gli altri luoghi, durante la Biennale – è un tentativo, anche questo, che si pone come parte integrante di una strumentalizzazione di cui siamo partecipi e consapevoli.
In pratica, Luca Rossi applica l’idea della preghiera quotidiana a una navigazione analitica su Internet alla ricerca di una traccia. Che uno si prenda la briga di partecipare alla Whitney Biennial senza neppure andarci, ma allo stesso tempo analizzandola “di traverso”, è un po’ come cominciare dal mezzo, senza aspettarsi di dover fare tutto daccapo.

Luca Rossi - I'm not Roberta - veduta parziale sull'ascensore del Whitney Museum, New York 2010

I’m not Roberta prende atto, rinforzandola, di una pratica “sbagliata” molto diffusa: vedere le mostre su Internet, le riviste d’arte o in video (vedi Biennale di Gwangju sul sito di Mousse). Sia chiaro, io partecipo a questa pratica, non la subisco né la promuovo, ma ne faccio parte e uso. Che questo sia centrale nell’era contemporanea, è evidente: basti pensare al bombardamento informativo delle news nel presentarci il mondo “là fuori”, e alla distanza della verità riportata dall’andamento dei fatti sperimentato in prima persona. Di fronte a questo, Luca Rossi invece di scegliere la strada di Tino Sehgal (no documentazione, solo esperienza diretta); sceglie di prendere sul serio la superficialità del vedere e dello spettatore.

Luca Rossi

Se serva a disinnescare il meccanismo, o solo a rinforzarlo, non lo so. A dirla tutta, I’m not Roberta mi ha fatto più pensare che non decine di altri progetti artistici che ho visitato dal vero. Non ho garanzie che succederà ancora, ma ne prendo atto.

Alfredo Cramerotti


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Alfredo Cramerotti è un critico, curatore e artista di base nel Regno Unito. Il suo lavoro esplora la relazione tra realtà e rappresentazione attraverso una serie di media e collaborazioni tra le quali TV e radio, pubblicazioni, internet, festival mediatici, fotografia, critica e cura di progetti artistici. Nel 2011 Cramerotti è stato nominato Direttore del Mostyn, la principale galleria pubblica d’arte contemporanea del Galles. In passato è stato Co-Curatore di Manifesta 8, la biennale europea di arte contemporanea (2009-10) e Curatore Senior al QUAD di Derby (2008-11). Al di fuori dei suoi impegni istituzionali, Cramerotti e’ Candidato Ph.D. presso il Centro Europeo per la Ricerca in Fotografia, University of Wales, Newport, Co-Direttore dell’agenzia curatoriale itinerante AGM Culture, e Co-Curatore di CPS Chamber of Public Secrets, unita’ di produzione artistica e mediatica. E’ Visiting Lecturer in varie università europee tra le quail NTU Nottingham Trent University, University of Westminster e DAI Dutch Arts Institute, e Curatore della collana Critical Photography per Intellect Books. Sue pubblicazioni recenti comprendono i libri Aesthetic Journalism: How to Inform without Informing (2009) e Unmapping the City: Perspectives of Flatness (2010).