Art Layers è una mostra di filtri Instagram d’artista curata da Valentina Tanni per il decennale di Artribune. Il progetto include le opere di dieci artisti italiani, visibili sul nostro profilo ogni due settimane. Il sesto filtro, online da oggi, è quello di Federica Di Pietrantonio, che abbiamo intervistato

Ci parli del filtro che hai realizzato, “imFoxy”? Da dove nasce l’idea?
L’idea di realizzare imFoxy è stata abbastanza immediata. Foxy è un avatar (in realtà il costume del mio avatar) nato nel 2017 su Second Life, un personaggio che mi ha accompagnato per anni in vari progetti. Da un certo punto di vista mi interessa molto il fatto che un character nato su Second Life possa approdare su una piattaforma sociale come Instagram; vedo questa collisione come l’unione di due mondi che sono nati per ragioni diverse, hanno una storia e un utilizzo quasi agli antipodi. Si tratta di ambienti virtuali popolati da due community con punti di vicinanza ma in un certo senso anche radicalmente incompatibili.

Come funziona, in pratica?
Il filtro sostituisce il volto umano con il volto di Foxy. Non ha espressione, non ha genere,
non ha età, non appartiene a questo mondo ma evidentemente prova costantemente a
capire come potrebbe essere. Nelle pitture realizzate con Foxy la sua figura è sempre stata voyeuristica, penso che per sua natura incarni questo tipo di sguardo verso di sé, lo stesso che si può ricevere dalla camera frontale dello smartphone.

Federica Di Pietrantonio
Federica Di Pietrantonio

Questa è la tua prima esperienza con i filtri Instagram? Cosa ne pensi, in generale, della realtà aumentata come strumento per gli artisti?
Si, è la mia prima esperienza. La realtà aumentata è una delle tecnologie che abbiamo a
disposizione quotidianamente oggi, sia dal punto di vista del professionista che dell’utente. È uno degli strumenti che possiamo usare per proporre o immaginare nuove visioni di realtà, una tecnica che relaziona in modo stretto l’atto visivo con l’atto esperienziale.

Ci sono delle autrici e degli autori che segui su Instagram che fanno un uso interessante dei filtri?
In realtà non ho dei riferimenti principali. La mia attenzione si rivolge in maniera spontanea al ruolo dell’utente più che a quello dell’autore. Come vengono utilizzati, in quale contesto, con quali reazioni, che tipo di collegamenti diretti creano di account in account.

Federica Di Pietrantonio, You had me at hello, Federica Di Pietrantonio, 2021 machinima, computer case, das, variable dimensions. Ph Gabriele Guerrieri-Edoardo Venanzetti installation view at Get a Life!, curated by OffTopic, CityLab 971, Rome
Federica Di Pietrantonio, You had me at hello, Federica Di Pietrantonio, 2021 machinima, computer case, das, variable dimensions. Ph Gabriele Guerrieri-Edoardo Venanzetti – installation view at Get a Life!, curated by OffTopic, CityLab 971, Rome

La tua ricerca artistica è partita dalla pittura per poi approdare ai mondi virtuali. Ci racconti come è avvenuto questo percorso? E anche come la pittura –
che ancora pratichi – si intreccia con il tuo lavoro più “digitale”?
Per me la pittura è un grande scontro con la realtà, la scelta di una delle infinite possibilità a disposizione, l’atto di rendere pubblico, e in particolare di rendere pubblica la mia intimità. Per quanto riguarda la mia pratica pittorica le prime riflessioni nascono da una realtà digitale/virtuale, spesso The Sims. Ho un vasto archivio di screenshot dal quale prendono vita le narrazioni, spesso nelle “scene” pittoriche non accade nulla, non c’è tensione, non ci sono caratteristiche che permettono di identificare univocamente un personaggio o un ambiente. Mi piace pensare alle pitture come possibili configurazioni, dove l’osservatore può proiettare la propria personale esperienza, creare nuove memorie o riviverne di passate.

Federica Di Pietrantonio, Stand by me, computer cases, led, 2020 installation view at The Gallery Apart, my life as yours, solo show
Federica Di Pietrantonio, Stand by me, computer cases, led, 2020 – installation view at The Gallery Apart, my life as yours, solo show

Nei tuoi lavori fai spesso riferimento al mondo dei videogiochi, che rapporto hai
con questo linguaggio e come si inserisce nella tua ricerca?
Sono molto attirata dalla gaming community e dall’utilizzo del videogioco inteso come
un’estensione spaziale della nostra esperienza quotidiana. Il videogioco costituisce spesso il territorio iniziale di ricerca, un luogo “sicuro” di esplorazione, riflessione, interazione, socialità. La realtà digitale/virtuale permette di attuare processi reversibili, che hanno un impatto sulla realtà di tipo non-permanente e non-definitivo, di vivere molteplici vite e di avere la possibilità di cancellarle (non di dimenticarle). Diventa un territorio che accoglie contemporaneamente possibilità contraddittorie.

A cosa stai lavorando in questo periodo? Ci puoi dare qualche anticipazione sui
progetti futuri?
Sono stata per il mese di luglio in residenza presso Manifattura Tabacchi grazie a NAM –
Not a Museum. In questa occasione ho avuto modo di portare avanti il progetto not so far away, una ricerca a titolo sperimentale, che si approccia con metodo scientifico all’ambiente, al paesaggio, agli spazi urbani, alla natura ed alle specie animali e vegetali presenti in vari videogiochi mainstream, per uno studio della wilderness contemporanea. Parallelamente ho avuto modo di organizzare diversi playdate, sessioni di gioco condivise che mi danno la possibilità di aprire il mio lavoro attraverso una pratica collaborativa, e di non considerare solo il mio punto di vista ma di accogliere quello delle persone che mi circondano e che partecipano al processo artistico.
A settembre presenterò a Celleno il progetto lost in myst, un video girato all’interno delle
varie edizioni di Myst, dove provo a raccontare la zona della Tuscia attraverso una
narrazione non-lineare, prendendo in considerazione la storia dello sguardo e
dell’interazione attraverso il ruolo dell’utente nel videogioco.

– Valentina Tanni

Federica Di Pietrantonio nasce nel 1996 a Roma, dove vive. Studia Pittura presso RUFA – Rome University of Fine Arts laureandosi nel 2019, e svolge la sua ricerca di tesi presso KASK (Ghent, Belgium), dove sviluppa il progetto Vacation Spot. Nel 2017 viene selezionata per Mediterranea 18 Young Artists Biennale e l’anno successivo entra a far parte di Spazio In Situ, dove lavora come artista e web designer. Ha esposto in diversi spazi tra cui Las Palmas (Lisbona), Gouvernement (Ghent), Una Vetrina (Roma) e The Gallery Apart (Roma). Dal 2018 nasce la collaborazione con Andrea Frosolini, che dà vita ai progetti ISIT.magazine (progetto editoriale indipendente online/offline), Webby Agency (Agenzia Web focalizzata sulla progettazione e realizzazione di servizi web per artisti e professionisti dell’arte) e la coppia artistica AFFDP. Nel 2020 entra a far parte di The Gallery Apart e viene nominata da Artribune come migliore giovane artista.

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AutoreFederica Di Pietrantonio
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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma e Milano. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020).