Interni di design o sfondo per i social? Visita al “paradiso degli influencer”

Ispirazione Memphis, neon e opere d’arte: siamo andati nella casa-set che ospita otto giovanissimi influencer sul modello delle collab house americane. Dove tutto è al servizio dei social e i confini tra oggetti di design e props tendono a sfumarsi.

Che i social media abbiano un impatto su architettura e design non è una novità. Ormai da qualche anno si dibatte su come le piattaforme più usate, Instagram su tutte, abbiano contribuito a cambiare il nostro sguardo, rendendo il consumo delle immagini più rapido e superficiale e trasformando gli edifici (case, alberghi, perfino musei) in scenografie all’interno delle quali gli utenti possano ambientare il racconto di sé.

IL DESIGN SI ADATTA A INSTAGRAM

Gli interior designer lo hanno capito perfettamente: il potenziale social è diventato uno dei parametri da tenere in considerazione durante la progettazione e sono state pubblicate addirittura delle guide – una di queste, forse la prima nel suo genere, si intitola Instagram Design Guide e porta la firma dello studio australiano Valé Architects – che spiegano come disegnare ambienti che “rendano bene” sui social.
A spingere ancora più lontano questa deriva c’è un fenomeno recente, arrivato dagli Stati Uniti: quello delle collab house, case-set nelle quali un gruppo di giovanissimi influencer si trasferisce per vivere insieme e produrre contenuti da condividere in Rete, sovrapponendo quasi del tutto attività professionale e vita privata. Un modello che ha il suo esempio più famoso, a livello internazionale, nella Hype House di Los Angeles, una villa in stile spagnolo che ha avuto tra i suoi coinquilini diverse star di Tik Tok (ad esempio Charli D’Amelio, sedici anni e un centinaio di milioni di seguaci sulla piattaforma più amata dalla Generazione Z).

Defhouse, Milano. Courtesy Web Stars Channel
Defhouse, Milano. Courtesy Web Stars Channel

LA COLLAB HOUSE DI MILANO

A Milano, dove abbiamo potuto sbirciare – almeno virtualmente – all’interno della Defhouse, la prima concept house italiana ideata dall’agenzia digital Web Stars Channel, il massimalismo estetico del contenitore è pensato per catturare la fuggevole attenzione dei social e per farsi ricordare.
Lo spirito di Memphis sembra guidare il progetto, in particolare nell’interpretazione che ne ha fatto la designer newyorchese Sasha Bikoff, isolando pattern e motivi grafici frutto della creatività di Ettore Sottsass jr. e dei suoi accoliti e mixandoli con le atmosfere pastello dell’art déco di Miami Beach. Pezzi di design molto riconoscibili (le nuvole in rete metallica disegnate da Benedetta Mori Ubaldini per Magis, le poltrone Seletti decorate con immagini provenienti dalla rivista Toiletpaper di Maurizio Cattelan) apportano un quid di ironia, ad esempio ricreando uno sfondo cielo vagamente surreale sul soffitto della sala. Il corridoio è interamente dipinto dall’artista calligrafo Luca Barcellona, con una vernice fluorescente che attira lo sguardo e non lo molla.

IL PARADISO DEGLI INFLUENCER

Siamo nel paradiso degli influencer”, dice scherzando, ma non troppo, uno degli otto ragazzi (di età compresa tra i 16 e i 20 anni) selezionati per abitare i 500 mq della Defhouse. “Ogni parete può essere usata come sfondo e ogni oggetto può essere usato come props”. La casa può anche diventare, volendo, un supporto per la comunicazione delle aziende, che possono intervenire personalizzando alcuni spazi.
Gli organizzatori rassicurano chi, tra i primi visitatori “virtuali”, mostra di temere un po’, anche per ragioni anagrafiche, questo strapotere dell’apparenza: in un progetto del genere l’immagine è regina, è vero, ma c’è anche un intento educativo. I ragazzi vengono coinvolti in corsi di formazione su temi artistici e dibattiti su attualità e politica, coordinati da ospiti venuti da fuori, mentre l’ambiente creativo, con i suoi rimandi continui all’arte contemporanea e al design, dovrebbe aiutarli a sviluppare una cultura visuale.

– Giulia Marani

www.webstarschannel.it

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Autori Memphis, Ettore Sottsass Jr., Benedetta Ubaldini , Maurizio Cattelan
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Giulia Marani
Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per l’universo del progetto nasce proprio a Parigi, dove lavora nella redazione della rivista Architectures à vivre (dal 2007 al 2012) e partecipa al lancio di EcologiK, la prima rivista francese dedicata alla progettazione ecoresponsabile. Collabora con Artribune dal 2013 e coordina le pagine dedicate al design da gennaio 2019.