Tra umano e non umano. La mostra di Geumhyung Jeong a Modena

Arriva per la prima volta in un museo italiano l’artista coreana Geumhyung Jeong, famosa per le sue performance che intrecciano corpo umano e componenti robotiche. Dal 28 febbraio alla Palazzina dei Giardini, con una nuova installazione prodotta dalla Fondazione Modena Arti Visive.

Geumhyung Jeong Small Upgrade, veduta dell’installazione, 2019 Foto: Ksenia Popova Courtesy 5th Ural Industrial Biennial of Contemporary Art
Geumhyung Jeong Small Upgrade, veduta dell’installazione, 2019 Foto: Ksenia Popova Courtesy 5th Ural Industrial Biennial of Contemporary Art

Manichini, fantocci, componenti robotiche e strani assemblaggi tecnologici. Le installazioni e le performance di Geumhyung Jeong (Seoul, 1980) sono affollate di oggetti disarticolati e inquietanti, che interagiscono tra loro secondo modalità impreviste, non senza una vena ironica. Coreografa e danzatrice di professione, l’artista coreana mescola danza, teatro, video e scultura, incentrando la sua ricerca sul tema del rapporto tra natura e tecnologia. La sua prima personale in un’istituzione d’arte contemporanea italiana, che aprirà alla Palazzina dei Giardini di Modena il prossimo 28 febbraio, consiste in una nuova installazione site-specific prodotta dalla Fondazione Modena Arti Visive. Come spiega la curatrice Diana Baldon, “la mostra di Jeong rivela ciò che sta oltre la profonda materialità del corpo tecnologico: una gabbia che ha bisogno di riappropriarsi sia del corpo mortale che del suo controllo, di cui però solo la mente dell’artista ha la chiave”.

LA MATERIALITÀ DEL CORPO TECNOLOGICO

Upgrade in Progress, questo il titolo della mostra, è la terza fase del progetto Homemade RC Toy, una serie di sculture meccaniche controllabili in remoto, realizzato per la prima volta nel 2019 in occasione di una personale alla Kunsthalle Basel e proseguito poi in Small Upgrade, presentato lo stesso anno alla 5° Ural Industrial Biennial of Contemporary Art in Russia. Centrale nel discorso dell’artista è l’indagine sulle nuove entità robotiche, alla ricerca di una relazione con la tecnologia che passa a sua volta attraverso il corpo, stavolta umano. Nelle sue performance, infatti, Geumhyung Jeong accosta i propri movimenti a quelli di bizzarre costruzioni animatroniche, spingendo lo spettatore a cercare similitudini e differenze, ridisegnando continuamente i confini tra i due mondi. Un aspetto interessante, a livello estetico, consiste inoltre nella scelta di adottare un approccio “amatoriale” alla tecnologia. I robot costruiti dall’artista sono delle creature fai-da-te assemblate con componenti acquistati su siti web specializzati seguendo tutorial e linguaggi di programmazioni imparati da autodidatta. Di conseguenza, l’aspetto di queste creature è insolito; i loro movimenti sono limitati e sgraziati, suggerendo un’idea di tecnologia molto lontana dall’estetica patinata dei cyborg che vediamo sul grande schermo o in videoclip e spot pubblicitari.

LA MOSTRA E LE PERFORMANCE: TUTTI GLI APPUNTAMENTI

Le “sculture”, intervallate da una serie di video, saranno collocate su piani di lavoro modulari che trasformeranno le sale della Palazzina dei Giardini in un unico grande palcoscenico, uno spazio in progress che verrà utilizzato dall’artista, che trascorrerà in occasione della mostra un periodo di residenza in città, anche come laboratorio, offrendo la possibilità ai visitatori di vederla all’opera sulle sue creazioni. Inoltre, domenica 1 e domenica 29 marzo alle ore 17, l’artista sarà protagonista di una live action. In parallelo alla mostra modenese, Geumhyung Jeong parteciperà anche alla Live Arts Week di Bologna, storico evento dedicato alle live arts a cura di Xing, con la performance Rehab Training, prevista, in anteprima italiana, per il 26 e 27 marzo presso la galleria P420.

– Valentina Tanni

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.