Pixxelpoint compie vent’anni. La nuova edizione del festival multimediale di Nova Gorica

C’è tempo fino al 23 novembre per visitare l’ultima edizione di Pixxelpoint, l’ormai storico festival di arte contemporanea che, da vent’anni a questa parte, riserva un occhio di riguardo nei confronti dei nuovi media e dell’arte digitale slovena.

Pixxelpoint 2019. Mária Júdová, Kykeon. Photo Pixxelpoint. Courtesy Matej Vidmar
Pixxelpoint 2019. Mária Júdová, Kykeon. Photo Pixxelpoint. Courtesy Matej Vidmar

Nato nel dicembre del 2000 a Nova Gorica, Pixxelpoint è divenuto, nel corso degli anni, un appuntamento fisso per tutti gli appassionati di arte contemporanea e nuove tecnologie. La scelta di realizzare una manifestazione simile, in un territorio di confine come quello della cittadina slovena, non è sicuramente casuale; questa considerazione la si evince non solo dal conclamato interesse che determinati artisti, cresciuti tra l’Europa centrale e l’area balcanica, hanno da sempre dimostrato di nutrire verso certi approcci dal sapore avanguardistico (uno su tutti il celebre pioniere della net.art, Vuk Ćosić), ma soprattutto dalla stessa ambiguità insita in questo particolare settore di ricerca.
Come ben si sa, ancora oggi, si fatica a trovare una nomenclatura precisa per quelle pratiche artistiche che si rivolgono, in primo luogo, verso la sfera tecnologica. Questa sorta di incapacità nell’attribuire un nome esaustivo a metodologie così particolari viene infatti esplicitato anche dall’epiteto che, di volta in volta, è stato assegnato alla rassegna in questione. Annunciato dapprima come Computer art festival, Pixxelpoint ha gradualmente aggiunto piccole sfumature alla sua sfuggevole identità, abbracciando spesso diciture diverse che ‒ tra International Digital Art Festival e New Media Art Festival ‒ l’hanno poi portato a trovare riparo in un più generico Contemporary art festival. Classificazioni a parte, è confortante notare quanto questi linguaggi abbiano travalicato dei confini che ‒ fino agli Anni Novanta ‒sembravano molto più tangibili, riuscendo a diventare sempre più familiari non solo per il sistema dell’arte, ma specialmente per il pubblico, che continua a dimostrare una fascinazione simile a quella che si poteva provare sbirciando in una Wunderkammer del XVI secolo.

I PROTAGONISTI

A manovrare il timone di Pixxelpoint, precedentemente gestito da personaggi come Igor Štromajer (dal 2014 al 2015) e il collettivo BridA (per le edizioni del 2011, del 2013 e del 2018), è adesso compito dell’artista – nonché docente di Nuovi Media presso l’Università di Nova Gorica – Peter Purg. Tramite un concept che si avvale di una lente tecno-ottimista – non priva di qualche ingenuità – per analizzare gli ultimi fenomeni sociali della nostra epoca, le opere selezionate da Purg toccano tematiche quali la capacità di instaurare delle interazioni costruttive con organismi vegetali (come avviene nell’installazione di Špela Petrič, Institute for Inconspicuous Languages: Reading Lips), la riconsiderazione del corpo umano come dispositivo energetico atto alla produzione artistico-musicale (messa in pratica nella suggestiva performance audio/video, Ictus Cordis di Januš Aleš Luznar), oppure la possibilità di creare un’economia basata sulla concezione del non lavoro. Proprio quest’ultima riflessione è alla base dell’interessante performance concepita da Sašo Sedlaček, Om for coin. Nell’opera dell’artista sloveno, la meditazione diviene l’espediente indispensabile per poter creare una criptovaluta che è frutto del dialogo tra l’intelligenza artificiale e la piattaforma blockchain Oblomo (esplicito riferimento a Oblomov, il pigro protagonista dell’omonimo romanzo scritto da Ivan Gončarov nel 1859). Il concetto di piena automazione diviene così uno spiraglio di luce in un presente oscuro: una delle molteplici visioni che Pixxelpoint prova a offrire per poter vivere con qualche speranza in più non solo la nostra vita quotidiana, ma soprattutto il nostro futuro.
Il festival include inoltre concerti musicali, tavole rotonde, workshop e programmazioni cinematografiche dislocate in tutta la città di Nova Gorica.

Valerio Veneruso

http://www.pixxelpoint.org/

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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo.
Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato: Multipli e Unici (Edicola Radetzky, Milano, a cura di REPLICA, 2019), VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea (Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa, 2019), Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolini, Pieve di Soligo, a cura di Carlo Sala, 2018). 
Tra le principali esperienze curatoriali: le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019) e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018), il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova, 2016), il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks, (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Collabora con Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.