Intersezioni Digitali. Una mostra sul rapporto tra la new media art e l’arte cinetica

A San Martino di Lupari, in provincia di Padova, negli Anni Settanta e Ottanta si svolse una storica Biennale d’Arte a cui parteciparono tanti artisti delle correnti op e cinetiche. Oggi una mostra dimostra le influenze che quei movimenti hanno avuto sull’arte digitale contemporanea.

Marsiglia, Intersezioni Digitali. Alta Percezione, contaminazioni artistiche nell’era digitale, San Martino di Lupari (Padova)
Marsiglia, Intersezioni Digitali. Alta Percezione, contaminazioni artistiche nell’era digitale, San Martino di Lupari (Padova)

Un filo rosso molto robusto lega le sperimentazioni dell’arte cinetica e programmata con la storia dell’arte digitale. Già dagli albori della computer art, infatti, quando negli Anni Sessanta un gruppo di ingegneri iniziò a indagare le potenzialità degli elaboratori in campo visuale producendo le prime immagini sintetiche – fisse e in movimento – i riferimenti principali, stilisticamente e concettualmente, erano la pittura astratta geometrica e le contemporanee sperimentazioni in ambito optical e cinetico. Alla base di tutte queste ricerche c’era l’utilizzo di algoritmi e formule matematiche, oltre che la volontà di coinvolgere lo spettatore in un’esperienza di fruizione più interattiva e dinamica. Il concetto stesso di arte generativa, tanto importante per comprendere molte opere di new media art attuali, nasce in quegli anni, in connessione con l’emergere sempre più prepotente di un approccio concettuale alla produzione artistica (calzante e suggestivo è il parallelo, più volte tracciato dalla critica, tra le istruzioni dell’arte concettuale e quelle del software).

DALL’ARTE CINETICA ALLA NEW MEDIA ART

Riprende questo filo e lo porta fino ai giorni nostri la mostra Intersezioni digitali, prodotta dall’Associazione Culturale Cartavetrata e curata da Ennio Bianco, che si svolge dal 14 al 28 ottobre negli spazi della Chiesa Storica di San Martino di Lupari, in provincia di Padova. La scelta della location è molto significativa perché è proprio qui a San Martino che tra il 1971 e il 1985 si svolse una Biennale d’Arte, ideata dall’artista Edoer Agostini, che ospitò numerosi esponenti dei gruppi di arte cinetica e programmata provenienti dall’Italia, dall’Europa e dal Sudamerica, tra cui Julio Le Parc, Agostino Bonalumi e Grazia Varisco. Scrive Bianco nella presentazione del progetto: “quel movimento che si è lasciato negli anni Ottanta alle prese con la matematica e la geometria, oggi lo si ritrova impegnato in campi come la biologia, la neurobiologia, la robotica, le scienze fisiche, le tecnologie delle interfacce sperimentali (come la parola, il gesto, il riconoscimento facciale), l’intelligenza artificiale e la visualizzazione delle informazioni”.

GLI ARTISTI IN MOSTRA

Sono 14 gli artisti contemporanei chiamati a raccontare questa storia, e la selezione coinvolge nomi da tutto il mondo, tra cui cui quattro italiani. Anche la tipologia delle opere esposte è varia: si va dal video al software generativo, passando per la scultura. Ci sono le evoluzioni visive di Andy Lomas (Regno Unito), che si basano su algoritmi che simulano la riproduzione delle cellule e i meccanismi di crescita organica; gli “alberi binari” di Letizia Galli (Italia), realizzati in acciaio nichelato; il video di Kevin McGloughlin(Irlanda) che indaga il concetto di simmetria come principio fondante dello sviluppo naturale, oltre che delle strutture musicali; i software generativi di Alessandro Capozzo(Italia), che producono forme geometriche in tempo reale ispirandosi alla leggenda di Dedalo. Nel caso dell’austriaca Lia, l’omaggio all’arte optical non solo è presente concettualmente, ma si trasforma in una vera e propria citazione visiva: l’ispirazione, dichiarata, è alle opere più iconiche di Bridget Riley. La mostra sarà affiancata da un ricco programma di eventi collaterali con spettacoli di danza, musica, performance 3D e conferenze sull’arte digitale e sul patrimonio artistico locale legato ai movimenti dell’arte programmata e cinetica.

Valentina Tanni

dal 14 al 28 ottobre 2018
Intersezioni Digitali. Alta Percezione, contaminazioni artistiche nell’era digitale
a cura di Ennio Bianco
Chiesa Storica di San Martino di Lupari
Piazzale Papa Pio X, 35018, San Martino di Lupari (Padova)
Artisti: Alessandro Capozzo (Italia), Andrea Gregori (Italia/Germania), Andy Lomas (Regno Unito), Boredomresearch (Regno Unito), Can Büyükberber (Turchia/Stati Uniti), Kevin McGloughlin (Irlanda), Letizia Galli (Italia) Scultura, Lia (Austria), Markos R. Kay(Regno Unito), Matthew Gardiner (Australia), Max Cooper (Regno Unito), Maxime Causeret (Francia), Pier Giorgio De Pinto (Svizzera), Vincenzo Marsiglia (Italia)
www.intersezionidigitali.it
[email protected]

 

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.