Arte e digitale. Il Media Art Festival di Roma

Dal 27 al 29 aprile, il Maxxi di Roma e altre sedi cittadine hanno ospitato il festival dedicato alle nuove tecnologie applicate alla creatività. Offrendo una panoramica sugli artisti contemporanei attivi in questo settore.

Gair Dunlop, Yellowcake. Media Art Festival, Maxxi, Roma 2017
Gair Dunlop, Yellowcake. Media Art Festival, Maxxi, Roma 2017

La seconda edizione del Media Art Festival ritorna allo spazio D del Maxxi, affollato di opere. Diretto da Valentino Catricalà, il festival riunisce diversi lavori e iniziative, promosse dall’organizzazione Mondo Digitale, la cui “mission” è la diffusione del digitale attraverso le strutture didattiche. Molto spazio viene quindi dato all’interazione fra il festival e le scuole e strutture didattiche in cui dei giovani artisti sono stati chiamati a sviluppare progetti con gli studenti. Il lavoro di Gair Dunlop, Yellowcake, è una videoinstallazione multicanale che aggrega documentazioni filmiche/video dagli Anni Cinquanta su fenomeni scientifici, tecnologici, militari e politici, confrontandoli con il concetto di moderno.
L’americano Joseph Delappe è autore di Gold Gandhi, forse il lavoro più ambizioso del festival: un’installazione interattiva dove un tapis roulant collegato a un videogame (Delappe è fra l’altro un insegnante di Games and Tactical Media) consente di percorrere i chilometri fatti da Gandhi nella sua famosa marcia della non violenza. Il percorso (il tapis roulant non è azionato elettricamente) diventa concreto nella fatica fisica attraverso l’uso della realtà virtuale. Ritorna l’interplay fra virtuale e reale come negli esperimenti all’inizio della sperimentazione col virtuale stesso, allora interessata all’esperienza d’immersione 3D, come Maurice Benayoun nel suo lavoro per il Cave Digital Safari.

Sigalit Landau, Salted Lake. Media Art Festival, Maxxi, Roma 2017
Sigalit Landau, Salted Lake. Media Art Festival, Maxxi, Roma 2017

VIDEOINSTALLAZIONI E 3D

Degna di nota (come sempre il suo lavoro) la videoinstallazione Salted lake di Sigalit Landau, l’artista israelita che, con installazioni e video, ha esposto anche nel padiglione di Israele alla Biennale di Venezia. Un paio di scarponi militari sono stati ricoperti di sale per mezzo di un’immersione in un lago salato e poi ricollocati sulla superficie ghiacciata di un lago vicino a Danzica, dove il sale fonde il ghiaccio facendo sprofondare gli scarponi militari nell’acqua. S’indovinano molti riferimenti al di là del semplice fatto fisico, memorie non precisate delle origini est-europee di Landau, la memoria dell’eterna guerra in cui anche lei è stata soldato.
Interessanti anche i video dell’iraniano Ahmad Nejad, artefice di un “realismo magico” inserito nelle sue considerazioni sul quotidiano, oppure la “meteo/ricerca” della russa Kristina Paustian, che offe una riflessione sulla minacciata (e minacciosa) scomparsa del Polo Nord, rappresentata come un lento zoom attraverso ghiacci in 3D. Stanza, ottimo e storico media/artista inglese, presenta un video sulle sue performance di raccolta di dati, The Binary Graffiti Club, dove su grandi schermi cittadini si proiettano le raccolte di dati, privacy e informazioni presi dal Web sulla città stessa. The Naked City è il titolo di un famoso noir Anni Cinquanta, e il risultato di denudamento, seppur meno drammatico, funziona qui come nel cliccare un download e farne esplodere i contenuti.

Simone Pappalardo, Orchestra Fragile. Media Art Festival, Maxxi, Roma 2017
Simone Pappalardo, Orchestra Fragile. Media Art Festival, Maxxi, Roma 2017

RESIDENZE DIGITALI

Un capitolo a parte merita l’iniziativa di ospitare artisti per residenze creative all’interno di Mondo Digitale, i cui prodotti sono poi esposti nel festival stesso. Come la sopracitata Cristina Paustian o come Simone Pappalardo, che presenta uno dei lavori più riusciti del settore “sound-making”: contenitori di vetro di varie forme e dimensioni trasmettono segnali attraverso una semplice variazione di temperatura in modo da ottenere una varietà “orchestrata” di suoni. Yannis Kranidiotis propone una “gabbia percettiva” per provocare suoni e luci con i nostri movimenti nelle strisce di luci Led, un’installazione semplice e indovinata, che comunica felicemente col pubblico. Di Chiara Passa Inside the Geometry, un’installazione sulla visione virtuale che pone il problema del visore e delle sue possibilità. Numerose le istituzioni e le organizzazioni presenti, dal festival norvegese di Stavanger all’organizzazione Carma, all’Accademia di Roma, Regione Lazio, Assessorato alla Crescita Culturale di Roma Comune.

Lorenzo Taiuti

www.mediaartfestival.org

Evento correlato
Nome eventoMedia Art Festival
Vernissage27/04/2017
Duratadal 27/04/2017 al 29/04/2017
Generinew media, festival
Spazio espositivoMAXXI - MUSEO DELLE ARTI DEL XXI SECOLO
IndirizzoVia Guido Reni 4a - Roma - Lazio
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Lorenzo Taiuti
Lorenzo Taiuti ha insegnato corsi su Mass media e Arte e Media presso Academie e Università (Accademia di Belle Arti di Torino e Milano, e Facoltà di Architettura Roma). E’ esperto delle problematiche estetiche dei nuovi media. È autore di video, installazioni e website, collabora con musicisti sperimentali in produzioni audiovisive. Ha collaborato sui temi di arte e media con vari periodici, tra cui "Giornale dell’Arte", "Virus", "Alias"", "Terzocchio", "Linea d'Ombra", "Repubblica", “Juliet”, “Exibart”, “Artribune”, “Arte e Critica”, “Digimag”, “Noema”, “D’Ars”. Ha pubblicato i seguenti testi sulle tematiche dell’arte e i nuovi media: Arte e media. Avanguardia e comunicazione di massa (Costa & Nolan 1996), Corpi Sognanti. L’Arte nell’epoca delle tecnologie digitali (Feltrinelli 2001), Multimedia. L’Incrocio dei linguaggi comunicativi (Meltemi 2005), I linguaggi digitali (per la serie XXI secolo - Enciclopedia Treccani 2010).

1 COMMENT

  1. caro Taiuti ma fai sul serio? davvero ti interessi full time a queste cose? Un tapis roulant per simulare la marcia di Ghandi? guarda che Ghandi non si accontentava di camminare e in ogni caso certo non si chiudeva a camminare nella galleria del vento :))

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