Sfilate contemporanee. Yves Saint Laurent presenta la nuova collezione dentro un’installazione

Sull’isola della Certosa, di fronte a Venezia, Saint Laurent sfila in una coinvolgente installazione del grande artista Doug Aitken. E contribuisce alla rigenerazione urbana di un ecosistema unico

La sfilata di Yves Saint Laurent nell'installazione di Doug Aitken
La sfilata di Yves Saint Laurent nell'installazione di Doug Aitken

1600 anni dalla fondazione di Venezia. La fine (forse) della grande pandemia. La concomitanza con la Biennale di Architettura, primo grande evento espositivo intercontinentale organizzato dopo l’emergenza globale. La riscoperta sempre più intensa e interessante delle isole della Laguna veneta e del loro ecosistema unico. Gli ingredienti c’erano tutti e allora Yves Saint Laurent, col suo capo creativo Anthony Vaccarello, s’è buttata a capofitto nell’avventura che ormai vede tanti brand di moda dialogare non solo con territori inconsueti (città, villaggi, isole.imbarcazioni e altre location assai più inconsuete dei classici spazi per sfilate) ma sempre di più misurarsi con l’arte contemporanea. Non è una novità, certo, ma si intravede un nuovo focus e un rilancio d’attenzione sulle relazioni arte-moda.

LA COLLABORAZIONE

Di Dior abbiamo detto, di Valentino diremo presto, ora però c’è Saint Laurent che ha scelto un’intera isola di fronte a Venezia, la Certosa, ci ha fatto lavorare uno dei più grandi artisti del pianeta e dentro l’installazione ci ha allestito la sfilata per presentare la collezione Uomo Primavera Estate 2022. Di più: l’opera Green Lens di Doug Aitken (California, 1968) resterà a disposizione di veneziani e visitatori per alcuni giorni, visitabile anche grazie ad un servizio di battello gratuito fino al 30 luglio con andata e ritorno dalle 10 alle 22 da San Marco: un’opportunità per tutti per scoprire un’isola incantata a pochi minuti di barca dalla città. “Mi aspetto un grande ritorno da questa serata” ci spiega Alberto Sonino che con la sua società Vento di Venezia è impegnato da anni a rigenerare e rilanciare l’Isola di Certosa a suon di investimenti in sostenibilità, natura, ristorazione, hospitality “non tanto a livello economico quanto di immagine per la Certosa. Pensate che tutte le piante grande protagonista dell’installazione di Aitken verranno dopo il 30 luglio utilizzate per un progetto di riforestazione dell’isola. E da Saint Laurent oltre alla permanenza dell’installazione più a lungo rispetto alla sfilata e oltre al servizio di navetta abbiamo ottenuto anche degli interventi di ripristino su alcuni beni degradati dell’isola ammalorati da tempo. Insomma la classica operazione win win che oltretutto compensa bene l’impatto ambientale di tutta l’operazione“. Tra l’altro, come notato qualche mese fa in occasione della collaborazione tra Swatch e Guggenheim Sonino e la Certosa hanno impostato proprio come una strategia il porsi come crocevia di progetti culturali di ampio respiro.

GREEN LENS DI DOUG AITKEN A VENEZIA

Ma torniamo all’opera al centro di tutta questa operazione. In cosa consiste l’installazione di Doug Aitken commissionata da Saint Laurent a Venezia? “Un’opera d’arte vivente, sia una installazione, sia un palcoscenico culturale, sia un porto” spiega l’artista californiano che ancora una volta propone un’installazione che guarda al futuro ad alto tasso di sostenibilità ed esperienzialità. “Del resto da sempre Saint Laurent” aggiunge Anthony Vaccarello che nella sua Bruxelles studiò e si laureò in scultura “ha mescolato arte e moda e questa volta lo voglio fare in maniera unica“. Curiosità? Le uniche due precedenti grandi uscite di Doug Aitken in Italia sono state proprio su un isola (l’Isola Tiberina a Roma nel 2009, quando allestì una specie di cinema multischermo) e proprio a Venezia (nel 1999, quando stravinse la Biennale). E dunque non c’è due senza tre: eccoci di nuovo a Venezia e eccoci di nuovo su un’isola. “Rispetto al lavoro sull’Isola Tiberina di 10 anni fa” ci racconta Doug “qui la proposta è molto diversa. Lì l’operazione si attivava solo grazie a film proiettati e dunque solo di notte e poi ti circondava e ti forzava a seguire delle storie, qui invece l’oggetto è un vero spazio pubblico che funziona a tutte le ore, che cambia continuamente in base alla luce del sole, del cielo, in base all’acqua sottostante, in base a come si muovono le piante. Un’esperienza cinematica, molto versatile, caleidoscopica. Oggi si è attivato con una sfilata domani con qualcosa d’altro“. In effetti l’installazione, che meriterebbe di stare dove sta un po’ più a lungo che due settimane, sembra essere una sintesi di tanti filoni di ricerca di Aitken: ci sono dentro le installazioni specchianti, ci sono dentro i padiglioni sottomarini, c’è dentro soprattutto la profetica installazione The Garden del 2017. E poi, ma questo è involontario, c’è un riferimento suggestivo alle macchine sceniche del teatro barocco. Questa è una delle sensazioni che ti dà Green Lens quando gli stai attorno. E quando ci stai dentro con i modelli-attori che entrano ed escono dagli otto corridoi multi specchianti.

GREEN LENS INSTALLAZIONE SIMBOLO POST PANDEMIA

Questa installazione” continua Aitken “irrobustisce il visitatore, gli dà delle opportunità, può entrare, muoversi, può vedere le piante che crescono come in un orto botanico. È una esperienza cinematica. E poi io penso che questa sia una risposta alla domanda: come si può fare arte oggi, nell’era post pandemica. Ecco come si può fare: rimuovere totalmente il passato e il futuro e puntare su fatto di essere sopravvissuti, di essere vivi, vivere un’esperienza cristallina del presente“. Già ma come è stato, chiediamo a Doug Aitken, progettare tutto questo stando sotto l’egida di un grande brand della moda come YSL del gruppo Kering? “In realtà è stata una cosa molto naturale” ci spiega “queste collaborazione alla fine vengono fuori perché c’è un rapporto di amicizia come c’è tra me e Anthony Vaccarello. Non c’è stato nulla di imposto, non c’è stato nulla di commerciale, c’è stata totale carta bianca da parte loro. Mi hanno permetto di fare uno spazio sociale che può funzionare per la moda così come per altro, questo dice tutto sulla libertà che ho avuto. E poi mi piace troppo questa cosa che le piante dell’opera verranno poi piantate nell’isola, significa che l’opera anche dopo che sarà smontata seguiterà a crescere lì…”.

 

– Massimiliano Tonelli

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AutoreDoug Aitken
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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena. Dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Direttore editoriale del Gambero Rosso dal 2012 al 2021. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune.