Kenny Scharf e Dior: quando la moda incontra l’arte

La recente collaborazione tra la maison Dior e Kenny Scharf è solo l’ultima incursione dell’artista nel mondo della moda. Ma siamo sicuri che non stia venendo meno l’originalità?

Kenny Sharf, When the Worlds Collide, 1984. Whitney Museum of American Art, New York
Kenny Sharf, When the Worlds Collide, 1984. Whitney Museum of American Art, New York

Per concludere un anno così particolare Kim Jones, il designer della linea maschile di Dior, ha pensato bene di rinverdire lo spirito disordinato della New York Anni Ottanta. Pare che durante il periodo di reclusione ‒ a cui tutti prima o poi siamo stati costretti ‒ Jones si sia imbattuto in alcuni libri illustrati di Kenny Scharf: detto fatto, grazie alla mediazione di Gagosian lo ha contattato.
Scharf si è fatto conoscere sulla scena artistica dell’East Village di New York negli Anni Ottanta, compagno di strada di Keith Haring e Jean-Michel Basquiat, ma anche di Tama Janowitz, Bret Easton Ellis e Jay McInerney. Quaranta anni dopo in ogni caso arriva il contatto con Kim Jones, alla testa della collezione uomo di uno dei marchi moda più prestigiosi al mondo.
Impossibile resistergli: Dior ha peraltro alle spalle la più potente conglomerata del lusso al mondo, LVMH. E così Jones e Scharf si sono messi al lavoro su una serie di coloratissime stampe che danno certamente il tono alla pre-collezione presentata lo scorso 8 dicembre online

KENNY SCHARF E LA COLLABORAZIONE CON DIOR

Al centro di tutto c’è When the Worlds Collide, una tela del 1984 ora facente parte della collezione permanente del Whitney Museum. Così le tele e illustrazioni a spruzzo in stile cartone animato di Sharf hanno ricevuto il savoir-faire artigianale della maison francese attraverso ricami e dettagliati su camicie, capispalla e altro ancora. Scharf ha disegnato anche dodici segni zodiacali cinesi poi ricamati sulla maglieria.
Accanto alle stampe, la collezione è disseminata di svolazzi dandy: fiocchi corpetti, bracciali con ciondoli, guanti di pizzo e nappe. Jones ha fatto per questo riferimento agli archivi Dior, in particolare al periodo in cui per la maison disegnava Yves Saint Laurent. La silhouette voluta per questa collezione da Jones ha ammorbidito i capi sartoriali come giacche e pantaloni fornendogli un atteggiamento più lounge, tipico della morbidezza a cui ci siamo abitati in questo periodo di pandemia. Le giacche sono allacciate come vestaglie, i pantaloni baggy, alcuni dei modelli durante la sfilata hanno indossato pantofole… siamo ancora bloccati, dopotutto.

KENNY SCHARF E LA MODA

Sin qui tutto bene. Ma c’è una domanda che è impossibile non porsi: perché ripescare Kenny Scharf? La collaborazione tra artisti figurativi e artieri della moda non è certo una novità. Tantomeno lo è quella di Scharf, noto per le sue mai dome incursioni nel merchandising. Vale la pena di ricordarne qui alcune: la prima sfilata è stata nella boutique Fiorucci di New York nel 1979; nel 1992 ha collaborato con Stephen Sprouse; nel 2014 per la collezione primavera/estate di Jeremy Scott; nel 2016 ha spruzzato le vetrine di Rodeo Drive a Los Angeles di Bulgari. Negli intervalli tra queste date ha customizzato di tutto: distributori di sigarette, televisori, aspirapolveri, telefoni, tostapane, radio, asciugacapelli, biciclette…
Di più. I prodotti nati dalla sua collaborazione con il designer Heron Preston ‒ per lo più t-shirt e felpe con cappuccio ‒ sono ora onnipresenti sugli shop online di moda più hip del momento da Farfetch a Mytheresa, da Modes a MrPorter.
Certo, sullo schermo di un cellulare i cartoon di Scharf funzionano assi bene, ma la ricerca del nuovo, del mai visto, dello scioccante sempre e comunque, che è tipico del fashion nell’ultimo mezzo secolo, si è esaurita?

Aldo Premoli

https://kennyscharf.com/
https://www.dior.com/it

Dati correlati
AutoreKenny Scharf
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Noto e Cernobbio. E poi New York, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Ha tenuto conferenze in tre continenti per Ice, Anci e Aimpes e curato esposizioni che fanno da ponte tra arte e moda. Tra il 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Attualmente è blogger di “Huffington Post”, columnist de “Linkiesta” e direttore della piattaforma hyper local "SudStyle". Curatore indipendente di mostre che fanno da ponte tra arte e scienza. In Sicilia ha fondato “Mediterraneo Sicilia Europa onlus”, in Lombardia “La Cernobbina Art Studio”. Svolge attività di visiting professor per accademie del nord come del sud della Penisola.