A.I. The Shape of Water. Ad Altaroma la “Sea Watch” della moda

Al PratiBus District di viale Angelico, il progetto creativo A.I. Artisanal Intelligence, a cura di Clara Tosi Pamphili e Alessio de’ Navasques, indaga sul senso etico dell’abito, trasformando il fenomeno migratorio in un’opportunità d’arte e design. All’insegna dell’upcycling che conserva l’heritage per una nuova moda sostenibile.

Collezione Mixitè di Talking Hands_Foto di Francesco De Luca
Collezione Mixitè di Talking Hands_Foto di Francesco De Luca

La forma dell’acqua in nuovi linguaggi materici: strumenti espressivi sperimentali che si traducono con la grammatica della moda in un messaggio di integrazione e sostenibilità ambientale. Guardando al mare che incontra la terra, in una “Sea Watch” estetica che diventa approdo, ancora di salvataggio e non conosce barriere o confini sovranisti. E il gioco della manualità scompone ideologie e sovrastrutture politiche per inseguire i trend migranti. “A.I. The Shape of Water”, a cura di Clara Tosi Pamphili e Alessio de’ Navasques, è il progetto creativo che nell’edizione estiva di Altaroma parla di intelligenza artigiana e della forma che si indossa attraverso l’abito.

ARTISANAL INTELLIGENCE: LE CREAZIONI

È alla cultura onnivora di ricerca che Artisanal Intelligence fa riferimento, alla trasformazione e alle storie racchiuse nei tessuti di creazioni realizzate dai designer con il processo di riconversione dell’upcycling e texture di scarto, recuperate, reinventate e pronte a vivere una nuova vita nel rispetto dell’ambiente. Heritage e glocal si incontrano, come in alcuni pezzi d’archivio della collezione “From Somewhere” di Orsola de Castro, una delle fondatrici di Fashion Revolution. Dalla collaborazione con Speedo lanciata ad Estethica nel 2010 a seguito della decisione della FINA (Federazione Internazionale di Nuoto) di eliminare i costumi da record LZR Racer, le linee swimwear diventano due collezioni prodotte con materiale in eccedenza. Gli abiti reinventati dai costumi sono destinati così alla vendita, grazie a partnership esclusive con Selfridge, Yoox e Asos. Fino all’Unity Dress, un pezzo unico lanciato durante i Giochi Olimpici di Londra nel 2012.

LE PAROLE DELAL CURATRICE

In questa edizione Artisanal Intelligence presenta Shape of Water dove l’acqua è il luogo metaforico dell’invenzione, la reinvenzione, la rielaborazione di noi stessi. Il posto di passaggio per rinascere con una selezione di creativi fatta in collaborazione con il collettivo artistico Nation.25, piattaforma partecipativa fondata nel 2015 da Elena Abbiatici, Sara Alberani e Caterina Pecchioli, che vuole dare voce al popolo migrante, il quale nel 2015 rappresentava demograficamente la venticinquesima Nazione più popolata al mondo”, spiega la curatrice Clara Tosi Pamphili, storica della moda e vicepresidente del Palazzo delle Esposizioni di Roma. “Da ormai quattro anni”, aggiunge, “il collettivo organizza il Nationless Pavilion alla Biennale di Venezia e ha collaborato con istituzioni affermate nel campo della cultura e della formazione quali l’Ateneo di Firenze, l’Orientale di Napoli, la Biennale di Istanbul, nonché con diverse associazioni e cooperative della rete di accoglienza di Lazio, Toscana, Veneto e Puglia. Accanto a Talking Hands- con le mani mi racconto, realtà solida del trevigiano che lavora insieme al Lanificio Paoletti, ci sono altri tre gruppi di designer con la natura di richiedenti asilo. Figure che sono arrivate da noi e con le quali abbiamo cercato di capire come si relazionano davanti ad un altro luogo, in una forma di trasformazione di se stessi di cui la moda è il segno visibile. La parte di ricerca scientifica è affidata ad Emersum Impact Lab che studia la certificazione di ciò che indossiamo, l’impatto ambientale che porta alla terra in cui viviamo, ma anche come aggiustare il tiro. Speriamo in un domani in cui il prezzo da pagare sarà diverso. Un prezzo che comprenda il rimboschimento ovvero gli abiti che abbiamo abbattuto con la nostra maglietta”.

COME CI VESTIAMO? LA TENDENZA MIGRANTE

Tra reinvenzione e identità, il tema del “come ci vestiamo” è protagonista del progetto “B&W – Black & White la tendenza migrante”, attraverso un laboratorio che mira a rivalutarne il fenomeno e lo stile quale vero e proprio fashion trend, in linea con il lavoro iniziato al museo Macro, ideato da Nation25. Vicino alle collezioni di Talking Hands anche quelle di Atelier Trame Libere, gruppo di sarte-artiste, richiedenti asilo che hanno potuto dare continuità alla propria professione grazie all’obiettivo di integrazione lavorativa avviato dalla cooperativa sociale “Il Volo” nel 2018 e che oggi aspira ad affermarsi come impresa femminile autonoma. Un melting-pot di culture in un unico progetto con studenti, creativi, artigiani, sia italiani che immigrati, tra cui Nosakhara Ekhator di Nosa Collection e Moustapha Sulla. Tutti al lavoro verso la nuova tendenza. Daniele Biscontini, fondatore di Emersum, parla dell’invenzione della sua app che, analizzando i materiali di cui è composto un capo o attraverso la sua etichetta, può far capire agli stilisti in che modo intervenire per limitare i danni all’ambiente. Nel percorso espositivo Emersum porta materiali originali e innovativi per rendere visibili i processi di mutazione da una bottiglia di plastica sino al filo di tessuto.

GLI ARAZZI

Espressione del fil rouge di Shape of Water sono anche gli arazzi dei due artisti greci Ioannis Kaliopoulos e Paola Palavidi: creati durante una residenza nei laboratori della settecentesca sede della manifattura Paoletti, riproducono all’insegna del recycle dati geografici GPS. Opere d’arte tra tradizione locale e recupero. Con l’esperienza di “FUM – First Unknown Myself” si guarda al fenomeno migrante come ad un’opportunità mentre con il brand sostenibile From Somewhere che, fondato nel 1997, ha dato inizio alla filosofia contemporanea di produzione circolare e responsabile, si ha un esempio di come le industrie della moda produttrici di rifiuti pensano in maniera progettuale all’ecosistema. Le capsule collection womenswear in mostra sono state realizzate con rifiuti tessili di lusso pre-consumo come prove, campioni, fine rotoli e scampoli di tessuto. I fondatori del marchio, Orsola de Castro e Filippo Ricci, sono stati gli ideatori e curatori della piattaforma di esposizione sostenibile “Estethica” del British Fashion Council alla London Fashion Week (2008-2016) e Reclaim To Wear. “L’idea è quella di esaltare la tendenza migrante come cultura o subcultura, ridefinendo dei segni stilistici attraverso un laboratorio ed un’operazione assolutamente sperimentali. Ad A. I. Shape of Water al PratiBus District partecipano realtà ed eccellenze sartoriali nostrane e straniere. Il filo conduttore è sì l’artigianalità, ma interpretata mediante la sostenibilità e la consapevolezza etica di quello che indossiamo”, sottolinea il co-curatore Alessio de’ Navasques.

– Gustavo Marco P. Cipolla

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Gustavo Marco P. Cipolla
Classe 1984, calabrese di origini, romano di adozione, Gustavo Marco P. Cipolla è un cittadino del mondo. Ama viaggiare, quando gli è possibile, e confrontarsi con realtà e culture sempre differenti. Le sue esperienze formative e professionali sono diverse: dalla Laurea in Relazioni Internazionali ai Master in Marketing e Comunicazione degli Eventi artistici, culturali e dello spettacolo e in Comunicazione e Giornalismo di Moda. Collabora con alcune testate dove scrive, senza la pretesa di essere un critico, di moda, arte e cultura. È stato stagiaire nelle Organizzazioni Internazionali e ha svolto, e svolge, l’attività di press officer nel mondo della musica, nell’universo della moda e ha anche curato l’ufficio stampa di alcune compagnie teatrali indipendenti. Crede fermamente nel talento (degli altri) e sostiene che i giovani di oggi, grazie alle giuste opportunità, diventeranno gli adulti di domani.