Fashion for Good, ad Amsterdam il museo che ci insegna a vestirci nel rispetto dell’ambiente

È olandese il primo museo interattivo e tecnologico al mondo dedicato alla moda sostenibile. L’edificio, in cui i visitatori vivranno un’esperienza interattiva indimenticabile, si chiama Fashion for Good, ed è stato realizzato ad Amsterdam dallo studio di design newyorchese Local Projects

Good Shop ©presstigieux
Good Shop ©presstigieux

Nel 2013, Greenpeace lanciava la campagna Detox per l’eliminazione delle sostanze tossiche implicate nella tradizionale industria della moda, iniziativa a cui hanno aderito grandi brand come Benetton, Zara, H&M, Nike, Puma, Mango, Levi’s, Adidas, Valentino e il distretto tessile di Prato. Produrre moda sostenibile è un principio a cui negli ultimi anni si stanno avvicinando le grandi aziende, e non solo: l’approccio alla moda nel rispetto dell’ambiente e delle persone che operano nella moda, si sta diffondendo anche tra i consumatori: nel 2016, aderendo al movimento globale Fashion Revolution Week, sono state circa 70.000 le persone su Twitter a chiedere ai brand chi cucisse davvero i loro vestiti usando l’hashtag #whomademyclothes.

Infinity Mirror Credits Presstigieux
Infinity Mirror Credits Presstigieux

IL MUSEO DIVENTA UN’ESPERIENZA

Chi desidera conoscere esattamente quali siano, nei capi di abbigliamento che indossa o sta per acquistare, le potenziali sostanze tossiche, non biodegradabili e impattanti sulle acque e sull’atmosfera del pianeta, da oggi può documentarsi al Fashion for Good, il primo museo al mondo dedicato alla moda sostenibile, inaugurato ad Amsterdam per informare le persone in maniera interattiva e coinvolgente sulla moda sostenibile. Progettato dallo studio di design newyorchese Local Projects, le cui creazioni includono altri famosi musei interattivi come il Museo dell’11 settembre e il Cooper-Hewitt Smithsonian Design Museum a New York, Fashion for Good aiuta i visitatori a scoprire le storie dietro i loro vestiti, a imparare come possono agire in maniera pratica per fare la differenza. Nasce così la Fashion for Good Experience. “Quando abbiamo iniziato questo progetto, siamo rimasti scioccati nell’apprendere che l’industria dell’abbigliamento è tra i maggiori contributori industriali ai cambiamenti climatici, tra cui circa 1,2 miliardi di tonnellate di emissioni di gas serra ogni anno” racconta Jake Barton (Local Projects). “L’esperienza proposta dal nuovo museo non solo condivide una visione della moda sostenibile, ma soprattutto invita tutti noi a impegnarci in azioni mirate a un futuro sostenibile”.

COME FARE LA DIFFERENZA

Al centro della visita-esperienza nel museo c’è un viaggio realizzato digitalmente con effetti speciali garantiti. Un assaggio: ad accogliere il pubblico all’ingresso è una sorprendente installazione che invita all’azione diretta, composta di nylon rigenerato ECONYL® del produttore italiano Aquafil, realizzato con rifiuti di nylon raccolti da discariche e oceani in tutto il mondo. Dotati di un braccialetto RFID che agisce in diversi modi — interagisce con schermi su cui scorrono dati relativi all’inquinamento prodotto alla moda, mostra le nuove tecnologie nell’abbigliamento, le nuove tendenze della moda, suggerisce come diventare sostenibili nelle scelte di moda di tutti i giorni — i visitatori escono dalla visita con un piano d’azione digitale personalizzato da portare sempre con sé. “Sostenibilità e moda possono camminare mano nella mano, soprattutto se i consumatori guidano la conversazione. Il museo vuole agevolare questo tipo di dibattito attraverso una serie di mostre interattive in cui i visitatori possono conoscere il passato, il presente e il futuro dell’industria della moda.”

– Umberta Genta

Fashion for Good Experience
Rokin 102, Amsterdam
https://fashionforgood.com

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Umberta Genta
Nata a Torino, a 19 anni si trasferisce a Londra dove si laurea in Fine and Decorative Arts. La sua formazione prosegue con un postgraduate in fotografia al Central Saint Martins. Inizia quindi un percorso di apprendistato nella sede londinese di Christie's, nel dipartimento Costume and Textiles. I suoi interessi professionali sono per la fotografia, per il design d'interni e per l’arte contemporanea. Nel 2011 viene assunta nella rivista Flash Art International, di cui, a partire dal 2012, diventa Managing Editor. Da fine 2014 è redattrice esterna ad AD per cui cura regolarmente rubriche sul collezionismo, in particolare legato al design. Oggi vive e lavora a Milano.