Nella moda succede un po’ come per le aste: tutto sembra sempre andare a meraviglia. Poi, però, numeri alla mano, si scopre che non è esattamente così.

Mi è capitato altre volte di polemizzare su questo magazine con le sviolinate che i media riservano immancabilmente alle presentazioni dei “sempre geniali” fashion designer di turno. Ma essere acidi con i colleghi dei media italiani non serve a un settore economico che per il Paese rappresenta ancora moltissimo. Capire cosa sta davvero succedendo: questo è davvero utile. E così stavolta ho deciso di riportare solo numeri: lascio al lettore le considerazioni sullo stato attuale del settore lusso. Come ogni anno, a settembre Interbrand – società di consulenza fondata nel 1974 a New York, con 24 uffici sparsi in 17 nazioni – ha pubblicato la classifica Best Global Brands. Nell’elenco delle 100 aziende dal maggior valore economico al mondo, il comparto lusso è rappresentato da otto marchi, di cui solo due in crescita.

Il marchio Prada ha registrato la performance peggiore (-14%) non solo nella ristretta selezione dei brand del lusso, ma nell’intera top 100. Peggio della griffe italiana ha fatto solo Hewlett Packard (-19%)”.

Anche quest’anno, la graduatoria è dominata da Apple (184 miliardi di dollari), cui seguono Google, Microsoft, Coca Cola, Amazon, Samsung, Toyota e Facebook. Al primo posto tra i luxury brand c’è Louis Vuitton (19esimo posto), il cui valore è però diminuito del 4% rispetto allo scorso anno. Hermès e Gucci, i soli due marchi del lusso in crescita, conquistano rispettivamente la 32esima (14,2 miliardi, +11%) e la 51esima posizione (9 miliardi, +6%). Nella chart si ritagliano un posto anche Cartier (65esimo), Tiffany&Co. (81esimo) Burberry (86esimo), Prada (94esimo) e Dior (95esimo). Proprio il marchio Prada ha registrato la performance peggiore (-14%) non solo nella ristretta selezione dei brand del lusso, ma nell’intera top 100. Peggio della griffe italiana ha fatto solo Hewlett Packard (-19%). Già nella classifica di un anno fa, Prada aveva perso 12 punti percentuali e, se continuerà così, potrebbe anche sparire dalla Best Global Brands edizione 2018, com’è successo quest’anno a Ralph Lauren, che ora è fuori dai 100. Una nota a margine: all’interno della classifica di Interbrand il settore fast fashion è rappresentato solo dai giganti Zara (24esimo, +11%) e H&M (a sorpresa, -10%). Da segnalare che Adidas è il marchio il cui valore è cresciuto di più nell’intera top 100 (+17%) ma non abbastanza per impensierire il superbrand dello sportswear Nike (27 miliardi, + 8%), che lo sovrasta in classifica di 37 posizioni, essendo classificato 18esimo, grazie a un valore del brand pari a 27 miliardi di dollari.

Aldo Premoli

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #40

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive tra Catania e Cernobbio. E poi New York e Londra, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze di comunicazione ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di Huffington Post e Artribune, ha fondato a Catania, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e a Noto il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige inoltre la piattaforma on line SudStyle.it.

1 COMMENT

  1. Va giù, perché il suo guardaroba ed i suoi accessori si sono insqualliditi quasi al livello di Armani…ed il gusto e senso critico sono andati a farsi benedire.

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