Una ingenua ragazzina che evolve sino a diventare una star internazionale. Questo almeno è quanto suggerisce il percorso espositivo allestito per la mostra “Diana. Her fashion story”. Sono passati vent’anni dalla sua morte e ora i Windsor la celebrano mettendo in mostra una selezione dei suoi abiti.

Il percorso allestito negli ambienti di Kensington Palace, a Londra, prende il via insieme a didascalie che hanno il sapore della favola. “La giovane Diana Spencer è poco avvezza al mondo della moda. Il suo intero guardaroba comprende un solo abito, una camicetta e un paio di scarpe più funzionali che eleganti. Il resto se lo fa prestare dagli amici”.
Diana in realtà non era proprio un’orfanella, gli Spencer sono una delle più antiche famiglie della nobiltà britannica: il padre è l’ottavo Visconte Spencer e la madre la Viscontessa Althorp (nata Frances Roche, poi Shand Kydd). Ma la favola narrata nelle sale del palazzo vuole che solo dopo il fidanzamento con il Principe Carlo avvenga il cambio di passo e per Lady D diventi necessario avere un guardaroba appropriato. Per tutte le occasioni. Che ovviamente non le mancano: anche centotrenta in un anno, ognuna con il suo carico di doveri. Shy Di (la timida Diana) è il soprannome che le hanno affibbiato, ma che presto comincia ad andarle stretto. Diana sa quello che le piace e negli Anni Ottanta si tratta soprattutto di pizzi e ricami.

Diana. Her Fashion Story. Installation view at Kensington Palace, Londra 2017
Diana. Her Fashion Story. Installation view at Kensington Palace, Londra 2017

SCIVOLONI E TOCCHI DI CLASSE

A giudicare dall’abito tutto paillettes che indossa nel 1986 per la visita ufficiale in Australia attraversa persino un periodo Dinasty D, in omaggio al serial televisivo più celebre di quegli anni. Solo una coincidenza? Non proprio, Diana Spencer adora da sempre il cinema tanto è vero che nel 1987 indica come riferimento per un abito da realizzare in chiffon di seta azzurro la gonna che Grace Kelly indossa nel film di Alfred Hitchcock Caccia al ladro. 
E gli scivoloni non finiscono qui. Nel 1985, in visita ufficiale in Italia, appare con un cappotto oversize in tartan verde davvero imbarazzante. Nel 1989 si mostra in pubblico con un abito di crepe di seta bianco tempestato di paillettes e perline che i tabloid ribattezzano immediatamente come “Elvis Dress”, in ricordo della superstar del rock and roll di Las Vegas.
Non le va sempre così male, però: a Washington, nel 1985, quando con John Travolta raggiuge il centro della sala da ballo alla Casa Bianca, i paparazzi impazziscono: è avvolta in un abito in velluto di seta midnight blu con collier di perle bianche che porta al centro uno zaffiro di proporzioni memorabili.
Diana sa perfettamente di essere una delle donne più fotografate al mondo. Come lei stessa rivela in un’intervista rilasciata nel 1985: “C’è da rimanere sorpresi dal numero di precauzioni che devi prendere anche per cose semplici come una folata di vento… Quando devi alzare le braccia per ricevere un omaggio floreale… non puoi permetterti di indossare qualcosa che potrebbe scoprire come una manica troppo corta…”.
Ma la Principessa del Galles appare molto più a suo agio quando torna a essere Diana Spencer. Ad esempio quando, in visita in Brasile nel 1991, si leva i guanti che le sono imposti dal cerimoniale per stringere la mano ai malati di Aids. O quando rifiuta di tenere il cappello mentre visita un ospedale per bambini: “É impossibile prendere in braccio in maniera disinvolta un bambino con un grande capello in testa…”.

Diana. Her Fashion Story. Installation view at Kensington Palace, Londra 2017
Diana. Her Fashion Story. Installation view at Kensington Palace, Londra 2017

UN RACCONTO CHE PIACE

I segnali di irrequietezza erano arrivati prima della rottura della relazione con Carlo. Diana è la prima principessa a indossare, nel 1987, un abito da sera nero: per i Windsor, sino a quel momento, è un colore riservato ai soli funerali.
Dopo Carlo Lady D decide che il suo ruolo pubblico deve cambiare. Vuole essere riconosciuta non più come clotheshorse ma piuttosto come workhorse. Semplifica il suo abbigliamento da giorno: gli abiti sono più semplici e non mancano completi giacca e pantalone. Per la sera resta celebre la fotografia scattata nel 1997 da Mario Testino durante un party UNESCO a Versailles: Lady D indossa un tubino in velluto di seta nero con ampia scollatura, l’abito più sexy che le sia mai stato visto addosso.
Quando poi il suo primogenito William le suggerisce di mettere all’asta alcuni suoi abiti per raccogliere fondi per una AIDS charities, Diana non esita. Nel giugno del 1997 novantasette pezzi vengono battuti nella sede di Christie’s a New York con un ricavato che raggiunge i 3,4 milioni di sterline. Il 31 agosto l’auto di Lady D si schianta sotto il tunnel del Pont de l’Alma a Parigi.
Il racconto di Diana Spencer, poi divenuta Sua Maestà la Principessa del Galles, ai sudditi del Regno continua a piacere. La coda giornaliera per accedere alla mostra si allunga nei giardini di Kensington. E i visitatori sono quanto di più lontano da un fashionista si possa pensare. Se l’istinto non inganna, la maggioranza di loro all’ultimo referendum ha votato “leave.

Aldo Premoli

Londra // fino al 2018
Diana. Her fashion story
KENSINGTON PALACE
W8 4PX
www.hrp.org.uk

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Noto e Cernobbio. E poi New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post”. Direttore della piattaforma super local “SudStyle.it”; senior curator di San Sebastiano Contemporary a Palazzolo Acreide; a Catania ha fondato l’onlus Mediterraneo Sicilia Europa, che si occupa di integrazione scolastica di minori in difficoltà. Dal 2020 visiting professor presso l’Accademia di Belle Arti di Brera.