Vogue e i fashion blogger. Momenti di isteria

Nella redazione della celebre rivista si sono alzati nugoli di polemiche dopo le ultime sfilate milanesi. La ragione? I tanti, troppi e vacui fashion blogger di cui è affollata la Rete. Ma chi è causa del suo mal…

Chiara Ferragni
Chiara Ferragni

La polemica scatenata dalle giornaliste di Vogue a proposito della vacuità dei fashion blogger in occasione delle ultime sfilate milanesi è qualcosa di più di una semplice crisi di nervi. Sì, è vero, le reginette della moda di un tempo subiscono imperdonabili affronti: vedersi scavalcate in prima fila da ragazzetti come Bryanboy sommariamente vestiti – ma sempre griffatissimi –fa innervosire. Accorgersi poi che sulle copertine di magazine molto popolari spunta il visino di Chiara Ferragni, e per di più sapere che la suddetta del suo blog ha fatto un solido business, ancora di più. E così, dalle responsabili di Vogue.com sono partite bordate: “patetici”, “tristi” e “imbarazzanti” gli appellativi riservati ai nuovi competitor. Ma da che pulpito viene la predica? Il giornalismo di questo settore non è mai stato peggio, ma certamente nemmeno meglio di quello di altre categorie. Posti riservati, viaggi, vacanze, abitucci, gioiellini, scarpucce, borse e profumi sono accettati – e anche molto sollecitati – da tutti. Una pratica che di sicuro non ha mai aiutato a essere oggettivi. Lo stesso tipo di promozione viene riservata ora anche a nuovi fashion freak come i blogger? Così va il mondo.

Anziché perdere tempo con quegli sconsiderati dei blogger, perché non venite a dare una mano sui moli di Pozzallo o sulle spiagge di Lampedusa?

Certo, è lecito e comprensibile essere preoccupati per il proprio posto di lavoro. Alla Condé Nast (che gestisce il business dei vari Vogue) non sono mai andati per il sottile: un direttore o un giornalista che non raggiungono gli obiettivi previsti sa con certezza che verrà sostituito il più presto possibile. E da tempo il business non è più quello di una volta. Il mondo della moda ha fama di essere un settore molto dinamico e la popolazione dei suoi addetti si ritiene particolarmente smart. A loro mi permetto di segnalare un nuovo importate megatrend. Grandi migrazioni sono in atto in tutto il mondo e, come ben sappiamo, oltre che di abbigliamento l’essere umano ha bisogno di acqua, cibo, educazione e salute. Sono tutti settori con un grande bisogno di operatori dotati di buona volontà.
Sally Singer (creative digital director di Vogue.com), Sarah Moever (chief critic), Nicole Phelps (director of Vogue Runway), Alesandra Codinha (fashion news editor): anziché perdere tempo con quegli sconsiderati dei blogger, perché non venite a dare una mano sui moli di Pozzallo o sulle spiagge di Lampedusa? Perché non raggiungete Calais o il confine con il Messico? Sarebbe un gesto finalmente elegante e vi aiuterebbe, sono certo, a superare il momentaccio.

Aldo Premoli

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #34

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive tra Noto e Cernobbio. E poi New York e Washington dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di Huffington Post ha fondato a Catania, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e a Noto il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome.