Un itinerario fotografico tra installazioni e progetti d’autore della Design Week 2026. La collaborazione tra Artribune e i computer di MSI

I notebook del brand MSI ci hanno accompagnato per un giorno di lavoro al Fuorisalone. Senza soste, alla scoperta di installazioni attraversabili, progetti d’autore e luoghi che, più di altri, raccontano l’anima di Milano

Il nostro itinerario di un giorno per esplorare il Fuorisalone parte dal cuore della città e dai suoi simboli più riconoscibili. La Torre Velasca progettata negli anni Cinquanta dallo studio BBPR in questi giorni ospita alcune mostre interessanti: al sedicesimo piano Polish Modernism. A Struggle for Beauty, proposta da Visteria Foundation con la curatela di Federica Sala e Anna Maga, raccoglie pezzi storici di design polacco e creazioni di talenti contemporanei evidenziando le tracce lasciate dal pensiero modernista nel paese, mentre Warsaw-Sao Paulo-Milan: il modernismo brasiliano di Jorge Zalszupin ripercorre il percorso del celebre progettista nato a Varsavia e successivamente espatriato in Brasile per diventare una delle figure chiave del movimento moderno a livello internazionale. Tra una sala e l’altra, ci siamo ritrovati spesso a dover lavorare in piedi o in movimento: in questi casi, la modalità tablet del nostro notebook MSI ci ha aiutati a prendere appunti e consultare materiali anche in assenza di un piano d’appoggio. Dalla terrazza del venticinquesimo piano, poi, dove in questi giorni si trova anche la sala da tè segreta ed effimera di Cromo, ci siamo goduti uno dei panorami più incredibili di Milano, con le strade del centro che osservate da quella prospettiva sembrano intrecciarsi in una tela perfetta e i grattacieli di Citylife all’orizzonte.

Le installazioni dell’Università Statale

A due passi dalla famosa torre a forma di fungo, i chiostri dell’Università Statale si animano come ogni anno con le installazioni dell’evento organizzato dalla rivista Interni. Il tema di quest’anno è Materiae, un invito a considerare la materia non solo come elemento costruttivo ma come principio creativo e culturale rivolto a oltre 50 architetti, designer e aziende. Il grande cortile centrale i chiostri dove di solito gli studenti si ritrovano durante le pause tra una lezione e l’altra, compaiono forme di parmigiano giganti, gorilla colorati e fuori scala e perfino uno yacht ricostruito con veli di tessuto semitrasparente tra i quali si può camminare, immaginato da Piero Lissoni per Sanlorenzo. Lì vicino, in via San Senatore, c’è il palazzo di cinque piani (in cerca di acquirenti, come testimoniano i cartelli affissi nei corridoi) che accoglie la collettiva Convey di Simple Flair, con una selezione di oltre venti brand internazionali e spazi dedicati all’incontro e allo scambio tra espositori e visitatori.

A Palazzo Litta con Lina Ghotmeh

Da qui, ci siamo spostati verso ovest percorrendo i vicoli del centro storico e la direttrice di corso Magenta per raggiungere Palazzo Litta, sede di MoscaPartners Variations. Qui, nel Cortile d’Onore dell’edificio seicentesco, l’architetta libanese Lina Ghotmeh ha progettato l’installazione Metamorphosis in Motion: un labirinto giocoso tutto fucsia che trasforma uno spazio statico e vuoto in una scenografia nella quale le persone possono muoversi liberamente, riposare o, come abbiamo fatto noi, addirittura lavorare. Proseguendo nella stessa direzione, ci siamo fermati per una visita e un pranzo veloce in un altro degli indirizzi storici del Fuorisalone, la Galleria Rossana Orlandi, una tappa obbligata per chiunque voglia conoscere meglio il mondo dei pezzi unici e del design da collezione. Il filo rosso tematico che lega le creazioni di artisti e designer esposte qui è quello della porta, vista non come un banale meccanismo da aprire e chiudere ma come una soglia da attraversare con attenzione e consapevolezza.

Alcova al Fuorisalone 2026

Nella periferia ovest della città, l’ex Ospedale Militare di Baggio in parte riconquistato dalla natura è una delle due sedi di Alcova, il format itinerante ideato da Valentina Ciuffi e Joseph Grima e diventato famoso nel corso degli anni per aver riattivato edifici abbandonati o fatto scoprire al grande pubblico spazi mai aperti prima. In questo suggestivo complesso risalente alla fine degli anni Venti, tra natura e cemento, trovano posto i progetti sperimentali di cinque importanti scuole di design internazionali e le ricerche sui materiali di designer indipendenti. Negli spazi all’aperto o temporanei, la leggerezza e l’autonomia del laptop ci hanno permesso di produrre dei contenuti direttamente sul posto, senza interrompere il flusso della visita.
Per chiudere, ci siamo spostati in metropolitana verso il quartiere di Città Studi, in una piscina comunale scoperta dove i milanesi vanno a nuotare nelle giornate estive e dove oggi, invece, andremo per ammirare le creazioni in vetro su scala architettonica di 6 AM, una realtà con un piede a Milano e l’altro a Murano riunite nella mostra Over and over and over and over. E per assaggiare uno dei cicchetti veneziani serviti dal Bar Pieno, un ristoro temporaneo allestito nel giardino dell’impianto.

In un percorso così ricco di stimoli e di spostamenti continui, avere con noi un dispositivo leggero e versatile è stato un asso nella manica: ci ha permesso di prendere appunti al volo, rielaborare le fotografie scattate e raccontare questa frenetica Design Week anche negli spazi più affollati o improvvisati.

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Redazione

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