Intervista a Massimiliano Baldieri, lighting designer della mostra di Anselm Kiefer a Venezia

Quali sono le priorità del lighting design nei musei? E quali, invece, negli spazi commerciali? Cosa vuol dire valorizzare davvero un’opera attraverso la luce? Come si sviluppa in Italia questa professione? Lo abbiamo chiesto a un profondo conoscitore di questo ambito.

La Galleria Nazionale e Gagosian a Roma, Fondazione MAST a Bologna, i Bronzi di Riace a Reggio Calabria: sono alcuni dei musei e spazi espositivi di cui nel tempo si è occupato il pluripremiato studio Baldieri, fondato nel 1968 da Maurizio Baldieri e guidato dagli anni Ottanta dal figlio Massimiliano Baldieri, che ne ha fatto un punto di riferimento del lighting design a livello nazionale. L’ultima sfida? Il grande progetto site specific di Anselm Kiefer Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po’ di luce allestito nella Sala dello Scrutinio di Palazzo Ducale a Venezia, un dialogo sottile e meticoloso con l’artista, l’opera e gli affreschi rinascimentali preesistenti. Ne abbiamo parlato in questa intervista. 

Anselm Kiefer, Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po’ di luce, Palazzo Ducale, Venezia. Lighting Design Studio Baldieri. Ph. Massimiliano Baldieri

Anselm Kiefer, Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po’ di luce, Palazzo Ducale, Venezia. Lighting Design Studio Baldieri. Ph. Massimiliano Baldieri

Per quanto guarda l’illuminazione di musei e spazi espositivi, quali sono le priorità quando inizia un nuovo progetto di illuminazione?
Il lighting design è anche una questione di equilibri e compromessi. All’interno di uno spazio espositivo la finalità ultima è illuminare bene l’opera, ma al tempo stesso – per quanto riguarda gli ambienti storici – bisogna rispettare l’architettura e non inquinare l’effetto d’insieme. A volte si cerca un compromesso, come è capitato nel caso della grande opera site specific di Anselm Kiefer a Palazzo Ducale di Venezia.   

Ovvero?
Bisognava mediare tra l’illuminazione della grande installazione alle pareti e quella dei soffitti, in modo da mantenere un equilibrio. Ci siamo riusciti tramite un complesso impianto attaccato alla struttura che sostiene le tele. 

Anselm Kiefer. Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po' di luce (Andrea Emo). Exhibition view at Palazzo Ducale, Venezia 2022 © Anselm Kiefer. Photo Georges Poncet. Courtesy Gagosian

Anselm Kiefer. Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po’ di luce (Andrea Emo). Exhibition view at Palazzo Ducale, Venezia 2022 © Anselm Kiefer. Photo Georges Poncet. Courtesy Gagosian

Deve essere stato un incarico importante e impegnativo.
L’esperienza più bella è stata fare visita al suo grande studio fuori Parigi, dove l’installazione era già montata. È stato quello il momento in cui abbiamo iniziato un dialogo, in cui Kiefer ci ha spiegato la sua idea di illuminazione, che voleva il più possibile naturale e diffusa, senza porre accenti su nessun dettaglio in particolare. Abbiamo poi elaborato tre soluzioni, e Kiefer ha scelto quella finale. Quello che siamo riusciti a fare è stato mantenere l’illuminazione con gli stessi contrasti tramite un sistema che regola automaticamente l’intensità della luce dialogando con quella naturale che arriva da fuori, con una resa finale molto morbida. C’è anche una scelta precisa per quanto riguarda i led, che restituiscono tutto lo spettro dei colori. L’effetto finale è molto bilanciato e nasconde la complessità dell’impianto che lo genera.   

Come è cambiata la disciplina dell’illuminotecnica nel tempo, per quanto riguarda il concetto di illuminazione delle opere e degli interni?
L’attenzione all’illuminazione c’è sempre stata, ora forse ce n’è ancora di più. Un aspetto che effettivamente negli anni è cambiato con l’evolversi della tecnologia, soprattutto con l’uso dei LED. Poi, ognuno compie scelte diverse a seconda dei contesti: c’è chi predilige l’illuminazione diffusa e chi l’accento sulla singola opera. E quando l’artista è ancora vivente, c’è la possibilità di instaurare un dialogo e costruire un progetto insieme. 

Ci racconti qualcosa di più.
Capita spesso anche di fare il light design a casa di collezionisti…  

Anselm Kiefer. Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po' di luce (Andrea Emo). Exhibition view at Palazzo Ducale, Venezia 2022 © Anselm Kiefer. Photo Georges Poncet. Courtesy Gagosian

Anselm Kiefer. Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po’ di luce (Andrea Emo). Exhibition view at Palazzo Ducale, Venezia 2022 © Anselm Kiefer. Photo Georges Poncet. Courtesy Gagosian

Complicato!
Già, lì è ancora più complicato, si tratta di un lavoro che deve tenere conto di varie condizioni. Bisogna dare risalto alle opere, ma al tempo stesso far convivere la luce con un’illuminazione domestica e quotidiana. Bisogna poi valorizzare l’opera, cercare di evitare i riflessi, ma al tempo stesso non dare un rilievo troppo museale, trattandosi comunque di uno spazio privato.  

Quali sono le differenze fondamentali tra l’illuminazione di uno spazio espositivo e uno commerciale?
La prima cosa da fare è tener conto del contributo della luce naturale o dell’oscurità, visto che i musei possono essere anche luoghi molto bui. Noi siamo come le falene, l’occhio va verso la luce: bisogna quindi creare un percorso che guidi il visitatore. Le opere vengono di norma illuminate dall’alto verso il basso, cercando il più possibile di evitare le ombre, facendo in modo che il posizionamento delle luci non abbagli mai il visitatore. Bisogna poi aver cura di altri aspetti, come il riflesso dei vetri o il rapporto tra l’illuminazione e lo stato conservativo delle opere. Invece, negli spazi commerciali il visitatore resta meno tempo, presta un’attenzione diversa. L’ambiente deve essere bene illuminato e allo stesso tempo ci devono essere gli accenti su dei punti particolari. 

Anselm Kiefer, Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po’ di luce, Palazzo Ducale, Venezia. Lighting Design Studio Baldieri. Ph. Massimiliano Baldieri

Anselm Kiefer, Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po’ di luce, Palazzo Ducale, Venezia. Lighting Design Studio Baldieri. Ph. Massimiliano Baldieri

A che punto siamo in Italia per quanto riguarda la professione dell’illuminotecnica?
In Italia non esiste la figura del lighting designer dal punto di vista legale. Esistono delle associazioni che riuniscono i professionisti. Una differenza abissale rispetto agli Stati Uniti, in cui ho vissuto per tre anni, in cui esistono degli studi specializzati, organizzati, che si fanno pagare bene. All’estero c’è maggiore consapevolezza in materia, mentre qui di norma è ancora l’architetto che fa il progetto di illuminazione. Un errore a mio avviso, perché se si arredano gli spazi con materiali preziosi e poi non li si valorizza con la giusta luce anche l’architettura ne risente.  

E lei come mai ha scelto questa strada, specializzandosi in una professione ancora così poco diffusa nel nostro Paese?
Sono partito dall’azienda di mio padre, nata cinquant’anni fa vendendo apparecchi di illuminazione con consulenza gratuita. Si facevano dei disegni e dei render per gli spazi, ma questo era un servizio propedeutico alla vendita delle lampade. Poi il mercato è cambiato e, a seguito del mio viaggio negli Stati Uniti, mi sono specializzato sotto questo aspetto, che è diventato preponderante. Ora (a meno che non sia espressamente richiesto dal cliente) non vendiamo più lampade, attività che stava diventando vincolante per il mio lavoro. 

Anselm Kiefer, Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po’ di luce, Palazzo Ducale, Venezia. Lighting Design Studio Baldieri. Ph. Massimiliano Baldieri

Anselm Kiefer, Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po’ di luce, Palazzo Ducale, Venezia. Lighting Design Studio Baldieri. Ph. Massimiliano Baldieri

Quale sarà il prossimo progetto legato alla committenza artistica?
Ci siamo occupati del progetto di illuminotecnica della mostra di Mary Weatherford, che aprirà a Palazzo Grimani in occasione della Biennale. Inoltre, abbiamo da poco ricevuto l’incarico di lavorare sul Museo di Mosul in Iraq, devastato nel 2015 dall’Isis, che sarà riabilitato grazie a un progetto a cui ha aderito una coalizione internazionale di cui fanno parte l’Iraqi State Board of Antiquities and Heritage (SBAH), il Louvre, lo Smithsonian Institution e l’International alliance for the protection of heritage in conflict areas (ALIPH). Si tratta di un progetto complesso ma dall’architettura preziosa, con cui la luce deve dialogare.  

-Giulia Ronchi  

https://baldieri.it/  

 

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Giulia Ronchi

Giulia Ronchi

Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando…

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