Best of 2021. Un anno di design

I grandi eventi e la conquista del metaverso, la sostenibilità e gli omaggi a figure chiave del Novecento. Tutto il design dell’anno appena finito.

Dal ritorno dei grandi eventi dopo le fasi più dure della pandemia alla conquista del metaverso, passando per la sostenibilità e gli omaggi a figure chiave del Novecento, ecco il 2021 del design. Quella che vi proponiamo non è una vera e propria classifica, ma una sintesi degli ultimi dodici mesi attraverso delle parole chiave, nella speranza che il 2022 possa ereditare soltanto il meglio dell’anno appena trascorso e ripartire da lì.

– Giulia Marani

1. IL RITORNO DELLE FIERE

Salone del Mobile. Courtesy Salone del Mobile Milano

Dodici mesi fa ci auguravamo che il 2021 sarebbe stato l’anno dell’uscita dalla pandemia. Non è stato proprio così, in compenso è stato l’anno del ritorno delle fiere e dei grandi eventi in presenza, primo fra tutti il Salone del Mobile di Milano (per quest’anno in versione Supersalone), con un effetto “boccata d’aria” per tutto il sistema. Alcune delle soluzioni testate in queste occasioni, dai QR code applicati ai prodotti ai podcast con contenuti narrativi e approfondimenti fruibili anche a distanza, potrebbero rimanere con noi anche a emergenza terminata contribuendo al rinnovamento di un settore tradizionalmente non proprio dinamico come quello fieristico.

2. NUOVI SPAZI PER IL DESIGN

ADI Design Museum Compasso d’Oro, Milano

Rimaniamo a Milano: in una congiuntura non facile, la geografia della città si è arricchita di nuovi luoghi dedicati al design. Il più atteso, l’ADI Design Museum – Compasso d’Oro progettato dallo studio Migliore + Servetto Architects con Italo Lupi, ha aperto le sue porte a maggio e in questi sette mesi ha già ospitato numerose mostre ed eventi raccogliendo attorno a sé la comunità degli addetti ai lavori e degli appassionati. Nel quadrante sud-ovest, non lontano dalla Barona, c’è stata l’apertura del Superstudio Maxi, un nuovo grande spazio polifunzionale della galassia Superstudio ricavato all’interno di una vecchia fabbrica siderurgica.

3. ARREDARE IL METAVERSO

Andrés Reisinger, Complicated Sofa, courtesy Nilufar

L’annuncio del cambio di nome di Facebook in Meta ha portato agli onori della cronaca il metaverso, una sorta di realtà virtuale condivisa nella quale ci si muove e si interagisce con gli altri come nel mondo “normale”. Una commistione di reale e digitale che esiste già nelle industrie creative. La parte più visibile di questo iceberg è nella moda, ma anche nel mondo del design da collezione nel corso dell’anno si sono visti esempi di pezzi virtuali venduti a cifre importanti. La collezione The Shipping del designer argentino Andrés Reisinger, per esempio, formata da dieci tra tavoli e sedie certificati con NFT che possono essere inseriti in diversi tipi di ambienti digitali, è andata esaurita in pochi giorni nell’ambito di un’operazione da circa mezzo milione di dollari. Di alcuni di quei pezzi sono poi state create copie fisiche, esposte anche a Milano da Nilufar. Il Complicated Sofa, per esempio, presentato nella sua versione virtuale come una “stella errante grigio antracite”, è diventato una scultura funzionale in tessuto elastico e polistirene riciclato. Il ribaltamento di prospettiva è totale: gli oggetti digitali sono i veri originali, e sono loro a generare le loro controparti tangibili.

4. PIÙ SOSTENIBILITÀ, MENO GREENWASHING

Studio Plastique, Common Sands

Il 25 novembre, il Tribunale di Gorizia ha emesso un’ordinanza storica, imponendo a un’azienda del settore tessile di ammettere pubblicamente di aver gonfiato, nella propria comunicazione, le performance ecologiche di uno dei suoi prodotti. Nel fare ciò, ha messo nero su bianco il fatto che “le dichiarazioni ambientali verdi devono essere chiare, veritiere, accurate e non fuorvianti, basate su dati scientifici presentati in modo comprensibile”, mettendo il dito su un problema piuttosto diffuso, quello del greenwashing. Il fatto che una comunicazione poco onesta sia passibile di essere punita è un’ottima notizia, un passo avanti verso una maggiore trasparenza che permetterà ai progetti realmente sostenibili di distinguersi.

5. UN PATRIMONIO DI TUTTI

Carlo Mollino. Allusioni Iperformali, mostra a cura di Marco Sammicheli alla Triennale di Milano. Photo Gianluca Di Ioia

In questi giorni alla Triennale è possibile visitare il nucleo centrale di Casa Lana, un appartamento progettato da Ettore Sottsass intorno alla metà degli anni Sessanta, perfettamente conservato e ricostruito nelle sale del museo. Un’operazione di recupero e valorizzazione del patrimonio del Novecento che troviamo meritevole, e che fa eco al recupero degli arredi di Casa Albonico a Torino, avvenuto quest’estate. I pezzi, disegnati da Carlo Mollino, stavano per espatriare, quando sono stati “salvati” dalla Soprintendenza. L’acquisto da parte della Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio del Ministero ha permesso loro di essere restaurati e poi concessi in comodato d’uso al Museo del Design della Triennale, dove tutta la cittadinanza ha potuto goderne.

6. 40 ANNI DI MEMPHIS

I membri del gruppo Memphis in posa sul letto Tawaraya Boxing Ring di Masanori Umeda (1981) © Masanori Umeda © Studio Azzurro, courtesy Memphis, Milano

Nel 2021 si è celebrato il quarantesimo anniversario della nascita di uno dei fenomeni di design più influenti della storia recente, in grado di creare una nuova estetica che influenzerà profondamente i decenni successivi: Memphis. Fondato, si dice, la sera dell’11 dicembre 1980, il movimento presentò la sua prima collezione nel settembre successivo, in concomitanza con il Salone del Mobile, nello showroom Arc ‘74 di corso Europa a Milano. I numerosi omaggi – dalla mostra Memphis: 40 Years of Kitsch and Elegance al Vitra Museum di Weil am Rhein alla prima grande personale di Nathalie Du Pasquier al Macro di Roma, passando per i progetti ispirati al lavoro del movimento realizzati da otto designer appartenenti alla generazione dei millennial sotto la guida di Giulio Iacchetti ed esposti all’ADI Design Museum – hanno avuto il merito di porre con forza la questione del radicalismo e del suo significato nel mondo di oggi.

7. UN LEONE D’ORO E UNA BIOGRAFIA PER LA “DEA STANCA”

Zeuler R. Lima, La dea stanca. Vita di Lina Bo Bardi, Johan & Levi, 2021

Il 2021 è stato anche l’anno dell’assegnazione del Leone d’Oro speciale della Biennale di Architettura di Venezia alla memoria di Lina Bo Bardi (1914-1992), progettista tra le più originali e ispirate del Novecento, capace di grattare sotto la superficie del design per ritrovare la potenza evocativa della manifattura preindustriale come di creare innovativi mobili in legno, tra i quali troviamo le prime sedie pieghevoli e impilabili (realizzate per l’Auditorium del MASP di San Paolo, nel 1947). Nel corso degli ultimi mesi, è uscita anche la sua prima biografia in italiano, La dea stanca di Zeuler R. Lima, pubblicata dall’editore d’arte Johan & Levi. Ad emergere, nelle oltre trecento pagine di questo lavoro, oltre all’impegno politico di Bo Bardi, all’anticonformismo e a una sorta di femminismo ante litteram, sono anche gli aspetti più intimi del suo carattere: l’inquietudine, la tensione tra il desiderio di essere accettata dalla buona società brasiliana e quello, opposto, di rivendicare a tutti i costi la propria autenticità, il gusto per la provocazione (che la porterà, per esempio, a offrire in dono pezzi di letame essiccato incartati con grazia ai politici e alle celebrità accorsi all’inaugurazione della sua mostra Repassos, nell’estate del 1975).

8. LA SECONDA VITA DELL’ARTIGIANATO

Hybrida, Patricia Urquiola in collaborazione con l’Istituto Caselli Real Fabbrica di Capodimonte ©Serena Eller

Nel “Best of” dello scorso anno avevamo individuato, tra le tendenze più promettenti, il recupero dell’artigianato – del Sud Italia in particolare – attraverso un dialogo con le istanze del design contemporaneo, fecondo per entrambe le parti. Questo movimento è lontano dall’esaurirsi, e anche quest’anno abbiamo visto diversi esempi virtuosi di collaborazione tra designer e realtà artigianali. C’è stato, per esempio, il lavoro di Patricia Urquiola con gli studenti dell’Istituto ad Indirizzo raro Caselli-Real Fabbrica di Capodimonte nato grazie a EDIT Napoli e sviluppato sotto il marchio MADE IN EDIT, che ha portato alla realizzazione di una collezione, Hybrida, che rivisita il tema del centrotavola settecentesco utilizzando strumenti e tecniche di prototipazione decisamente contemporanei. Ve ne abbiamo parlato qui.

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Giulia Marani
Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per l’universo del progetto nasce proprio a Parigi, dove lavora nella redazione della rivista Architectures à vivre (dal 2007 al 2012) e partecipa al lancio di EcologiK, la prima rivista francese dedicata alla progettazione ecoresponsabile. Collabora con Artribune dal 2013 e coordina le pagine dedicate al design da gennaio 2019.