All’ADI Design Museum di Milano i designer millennial a confronto con il mito di Ettore Sottsass

Una piccola mostra allestita all’ADI Design Museum durante il Fuorisalone presenta le risposte di otto designer giovani anagraficamente ma già affermati a un brief che farebbe tremare i polsi a chiunque: mettersi nei panni di Ettore Sottsass e dei suoi sodali di Memphis e provare a pensare come loro, quarant’anni dopo.

Superficiale design Martinelli Venezia, Ph Max Rommel

Tanto vale dirlo subito: l’11 dicembre 1980, quando un gruppo di giovani progettisti s’incontrò nella casa milanese di Ettore Sottsass e fondò il Gruppo Memphis, i designer chiamati da Giulio Iacchetti e Matteo Ragni a proporre una loro rilettura originale e al passo coi tempi del radicalismo di Memphis nel corso di un workshop non erano ancora nati. Federico Angi, Zanellato Bortotto (Giorgia Zanellato e Daniele Bortotto), Agustina Bottoni, Antonio De Marco, Chiara Moreschi, Martinelli Venezia (Carolina Martinelli e Vittorio Venezia), Panter & Tourron (Stefano Panterotto and Alexis Tourron) e Mario Scairato appartengono tutti alla generazione dei millennial. Sono, cioè, figli di quegli opulenti anni Ottanta e si può immaginare che ne abbiano assorbito l’estetica a partire dalla primissima infanzia, anche in maniera inconscia, ma sono diventati adulti e hanno cominciato la loro pratica professionale in un mondo del tutto diverso, misurandosi con nuove sfide e necessità.

Supersuperfici allestimento, ADI, ph Max Rommel
Supersuperfici allestimento, ADI, ph Max Rommel

IL BRIEF: MUTUARE LA LOGICA DEL GRUPPO

Risulta quindi particolarmente interessante, alla luce di questa comune appartenenza anagrafica, vedere come si sono posti di fronte alla domanda che stava alla base del laboratorio con i due art director di Abet Laminati, i cui esiti sono esposti nella mostra Supersuperfici – the spirit of Memphis reloaded allestita all’ADI Design Museum nei giorni del Fuorisalone e fino al 24 settembre: che cosa significa essere radicali oggi? E come sarebbe il design di Memphis se il gruppo fosse stato fondato nel 2021? La richiesta esplicita era di non concentrarsi semplicemente sul linguaggio estetico del movimento – i pattern grafici, gli accostamenti audaci di forme e colori, l’ironia che sono già stati ripresi in mille modi e maniere, dalla moda alla pubblicità – ma di mutuarne l’approccio filosofico e concettuale, nella convinzione che, come scrive Iacchetti nella sua introduzione al catalogo, “il valore del design – soprattutto quello di ricerca, oggi esattamente come 40 anni fa – non è solo nel risultato, ma anche nel processo e nel pensiero che lo ha generato”.

 

 

 

I PROGETTI: RISPOSTE “ALLA MEMPHIS” A BISOGNI CONTEMPORANEI

I loro pezzi, il cui making of è documentato anche in una sorta di “diario di bordo” su Instagram, partono da qui e dall’uso di uno stesso materiale – o meglio di un bouquet di materiali, i laminati Abet cari ai membri di Memphis e i loro pronipoti più tecnologici – per poi muoversi in direzioni diverse e spesso sorprendenti. Panter & Tourron, per esempio, sperimentano un nuovo utilizzo del laminato trasformando un foglio di Diafos (un materiale traslucente lanciato nel 1987 e premiato con il Compasso d’Oro lo stesso anno, riproposto di recente in una nuova veste proprio da Iacchetti e Ragni) in una lampada grazie all’aggiunta di una stringa di Led e di una componentistica elettronica, progettata appositamente e lasciata a vista. Il titolo è .6mm, lo spessore del foglio. Antonio De Marco demolisce l’immagine del laminato come rivestimento o “pelle” delle cose usando un foglio arrotolato su se stesso come elemento portante, la base per il tavolo Tornante. Martinelli Venezia costruisce un Paesaggio domestico straniante in cui i motivi grafici tipici di Memphis si posano su una collezione di arredi, complementi e luci tutti imbricati tra loro colonizzando ogni spazio disponibile, mentre Chiara Moreschi risponde, oltre che al brief, a un’esigenza avvertita da molti durante l’ultimo anno e mezzo, quella di isolarsi in una capsula-ufficio che però non occupi troppo spazio e sia in grado di mimetizzarsi nell’ambiente domestico, una volta esaurita la sua funzione.

 

– Giulia Marani

 

Supersuperfici – the spirit of Memphis reloaded / Fino al 24 settembre
ADI Design Museum, piazza Compasso d’Oro 1, Milano
www.adidesignmuseum.org

 

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Giulia Marani
Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per l’universo del progetto nasce proprio a Parigi, dove lavora nella redazione della rivista Architectures à vivre (dal 2007 al 2012) e partecipa al lancio di EcologiK, la prima rivista francese dedicata alla progettazione ecoresponsabile. Collabora con Artribune dal 2013 e coordina le pagine dedicate al design da gennaio 2019.