Il design di domani. La Francia alla Porto Design Biennale

Intervista a Caroline Naphegyi e Sam Baron, curatori della partecipazione francese alla Porto Design Biennale in Portogallo.

Autre là, installation view. Porto Design Biennale 2021. Photo Museu Nacional de Soares dos Reis
Autre là, installation view. Porto Design Biennale 2021. Photo Museu Nacional de Soares dos Reis

Paese ospite della seconda edizione della Porto Design Biennale, in corso fino al 25 luglio, la Francia riflette su come il design possa essere una disciplina di sviluppo sociale. Caroline Naphegyi e Sam Baron hanno ideato Autre, un articolato programma di conferenze radiofoniche, mostre, installazioni e progetti sociali, con cui stimolare e promuovere la partecipazione del pubblico portoghese. In questa intervista ci raccontano il loro progetto.

Come è stata pensata la partecipazione francese alla Porto Design Biennale?
Caroline Naphegyi: Eravamo convinti che una mostra di designer francesi non sarebbe stata una risposta pertinente all’invito fattoci dal curatore Alastair Fuad Luke a lavorare sulle realtà alternative. Come Paese ospite, volevamo significare che eravamo “estranei” a questa città, attraverso un percorso che collegava quattro siti scelti per l’occasione. Abbiamo voluto invitare i visitatori della biennale a vivere altre realtà, e non solo a essere spettatori. Il nuovo lockdown, a causa della pandemia, ci ha costretto a rivedere il nostro modo di lavorare.

Cos’avete progettato, quindi?
Caroline Naphegyi: Durante l’emergenza sanitaria abbiamo tutti sentito la mancanza di contatto fisico, di interazione con la città. Per questo abbiamo inviato a una sessantina di designer e pensatori francesi e portoghesi oggetti d’uso quotidiano, accompagnati da un breve testo e da alcune domande. La matericità di questi oggetti ci ha invitato a riconsiderarli, a lasciare che stimolassero la nostra immaginazione e risvegliassero i nostri ricordi. In cambio, come in un cadavre exquis, ci aspettavamo da ciascuno degli ospiti un’idea, un testo, una poesia, un disegno… l’evocazione di un’altra realtà da condividere con i visitatori della biennale.
Sam Baron: Grazie a una scatola piena di oggetti e materiali, abbiamo progettato un processo/sistema che ha permesso di unire diversi personaggi sia portoghesi che francesi e di diversa provenienza. I loro campi di competenza sono l’arte, il design, la curatela, l’architettura, la filosofia, la ricerca, la scrittura…

Caroline Naphegyi
Caroline Naphegyi

LA FRANCIA ALLA PORTO DESIGN BIENNALE

Su quali temi avete lavorato?
Caroline Naphegyi: Autre-là è il risultato del gioco che abbiamo proposto ai nostri designer. Le forme che ne derivano sono sorprendenti. Autre-monde indaga il rapporto fra natura e cultura, cioè come le varie civiltà convivono con la natura. Autre-voix sollecita l’udito, grazie alla partnership con Rádio Estação. Autrement coinvolge le comunità e un pubblico diversi da quello di una biennale “classica”, proponendo un momento di condivisione attorno alla zuppa di pietra, il cibo più ospitale che ci sia, se crediamo alla leggenda.

Qual è il ruolo del design nella cultura francese?
Caroline Naphegyi: Il design in Francia è l’erede delle arti decorative. Ramy Fischler mi diceva che la sua professione è cambiata quando ha partecipato al concorso Reinvent Paris. È passato dalla progettazione di prodotti o allestimenti di alberghi e ristoranti a essere il leader di grandi team di architetti, promotori e investitori, grazie alla sua capacità narrativa e a quella di riunire attori e approcci attorno al valore d’uso. Questo è un approccio tipico nella cultura del design francese.
Sam Baron: Il design francese ha la capacità di ispirare, oltre a essere un soggetto culturale e produttivo nell’industria. Nella cornice di una biennale, l’obiettivo è mostrare possibilità e potenzialità future.

Autremonde, installation view. Porto Design Biennale 2021. Photo Museu Nacional de Soares dos Reis
Autremonde, installation view. Porto Design Biennale 2021. Photo Museu Nacional de Soares dos Reis

DESIGN E ARCHITETTURA

Esiste una stretta relazione tra design e architettura?
Caroline Naphegyi: Il design nasce con la produzione di massa in un mondo basato su un modello economico legato alla produzione, poi globalizzato. Concilia bellezza e utilità, funzione ed estetica. Tuttavia, sin dalle origini, l’ambito del design si è considerevolmente ampliato. Entra in tutti gli aspetti della nostra quotidianità, “dal cucchiaio alla città“, come amava dire Max Bill. Ciò che distingue il processo creativo di un architetto da quello di un designer è la questione della scala. Entrambi però si rivolgono a futuri utenti e devono integrare questioni sociali e ambientali, essere lungimiranti e visionari.
Sam Baron: Non credo ci sia un vero limite o confine, e, a dimostrazione di ciò, siamo contenti di poter esporre oggetti di Berger&Berger accanto a un’installazione di Didier Faustino.

In che modo Lille Métropole 2020 World Design Capital ha migliorato il design francese contemporaneo?
Caroline Naphegyi: Abbiamo incaricato il designer Jean-Louis Fréchin di creare una grande mostra che presenti quattro generazioni di designer francesi. Inoltre, abbiamo aperto una strada ancora poco battuta, quella di un design al servizio dell’interesse collettivo. Questo approccio ha offerto opportunità di business uniche ai progettisti locali e nazionali, per accompagnare enti locali, università e aziende, generando un programma di sperimentazione attraverso il design che fosse adatto a un territorio di 2 milioni di abitanti.
Sam Baron: È stato un modello di ispirazione per città e comunità. Ha creato un’idea locale e nazionale del design come pratica non solo limitata alla produzione di artefatti, ma aperta ai modi di affrontare il futuro della convivenza e del progresso sociale. Oltre a ispirare mostre di design, avere aziende o marchi locali e storici che lavorano con i designer, Lille World Design Capital ha fatto vedere l’incontro di diversi punti di vista. Anche in termini di vita urbana, il coinvolgimento delle comunità locali in brainstorming sullo sviluppo dei quartieri è stato un ottimo modo per invitare gli “utenti” a definire le proprie “esperienze” attese grazie al progetto POC (Proof of Concept).

Curando questa biennale, Fuad Luke parla del fatto che il design debba essere progettato in modo da soddisfare le esigenze delle donne. Qual è la situazione in Francia, da questo punto di vista?
Sam Baron: Personalmente non sono d’accordo con questa “etichettatura”, penso che il design abbia uno spettro di azioni e applicazioni che va oltre la questione di genere. La pratica riguarda l’essere umano e la capacità di immaginare soluzioni. Il design è un’attività che porta prove nella tangibile quotidianità abbracciando la realtà odierna e sforzandosi di proporla in una forma migliore (a chiunque ne sia interessato).

Niccolò Lucarelli

www.portodesignbiennale.pt

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AutoreSam Baron
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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.