Tropical Milano. La video-installazione del designer Erez Nevi Pana per l’ambiente

Una video-installazione presentata durante Milano Design City ci mostra un mondo dominato dalla monocultura del banano. Un espediente narrativo, oltre che una ricerca sui materiali, per parlare delle conseguenze della nostra – Greta Thumberg docet – “house on fire”.

Tropical Milano. La video-installazione del designer Erez Nevi Pana
Tropical Milano. La video-installazione del designer Erez Nevi Pana

Nella bolla del design la radicalità ambientale è sempre più di moda: viene rivendicata a parole, piace (o non dispiace) nei circoli importanti, è un buon passaparola per trovare simpatie e complicità. Al netto di #noplasticchallenge, prodotti riciclabili e compensazioni CO2, sono in pochi però coloro che non si accontentano di quei piccoli gesti che molti studiosi giudicano irrilevanti per evitare l’imminente apocalisse ecologica.

IL DESIGN VEGANO DI PANA

Erez Nevi Pana (Bnei Brak, Israele, 1983) fa parte di questa schiera esigente: è il primo designer ad aver portato all’attenzione del pubblico specializzato il tema del design vegano, che pratica come progettista e come ricercatore. Per descrivere la sua dedizione, basti pensare che è arrivato a studiare e autoprodursi, dettaglio ai più poco noto, una carta vegana – senza resti di cartilagine animale, come mostrato da un grande libro sul tema, Pig 05049, della designer Christien Meindertsma– su cui stampare la propria tesi di dottorato presso l’Università di Vienna. Di ritorno a Milano dopo l’esordio nel fu Garage Sanremo con Vegan Design – Or the Art of Reduction, presenta ora negli spazi di via Cesare Correnti Tropical Milano, installazione video a cura di Maria Cristina Didero e prodotta da 5 Vie.

L’INSTALLAZIONE TROPICAL MILANO

Chi è alla ricerca di una carrellata di nuovi oggetti prodotti senza l’impiego di materiale di origine animale resterà forse deluso. Superando la mera dimensione espositiva da Fuorisalone, il lavoro di Nevi Pana non gioca su prevedibili corde vegan-friendly, ma vuole immergere il visitatore in uno scenario, quello delle ripercussioni devastatrici del global warming, che tutti temiamo ma che non ci impedisce di continuare a vivere come se non ci fosse un domani. Attraverso un video martellato dalla musica techno di Nimrod Gorovich, Nevi Pana mette in scena un uomo avvolto in un bozzolo, circondato da banani, annichilito da un ambiente ostile e oramai incapace di muoversi, potremmo quasi dire di vivere. La scelta del dispositivo filmico non è un facile escamotage per sottrarsi ad una progettazione concreta e fattiva: tutti gli artefatti utilizzati nel video, ad esempio l’indispensabile zanzariera cocoon per proteggersi da insetti sempre più aggressivi, sono non solo realizzati a mano, ma anche autocoltivati dallo stesso Nevi Pana, esito di una ricerca applicativa delle fibre di banano e della zucca.

I RISCHI AMBIENTALI PER MILANO

Con l’urgenza delle immagini, il designer israeliano sta cercando di dirci un’altra cosa: mettendo in scena lo stato di apatia in cui il caldo di una Milano surriscaldata potrebbe gettarci, Nevi Pana denuncia in realtà l’inerzia del nostro presente, l’incapacità di sviluppare politiche e azioni ambientali incisive. Con le palme ben oltre il fazzoletto di Piazza del Duomo, in una città in ebollizione popolata di uomini-larva, la monocultura del banano potrebbe diventare l’unica risorsa con cui nutrirci e produrre al contempo piccoli artefatti necessari per sopravvivere. Uno scenario fin troppo speculativo e distopico, forse, certo restituito attraverso immagini seducenti e quasi patinate, ma anche utile a ricordare che l’intensificarsi del riscaldamento globale potrebbe non regalarci il migliore dei peggiori mondi possibili: quella Milano esotica, favola di una città da bere in salsa tropicale, su cui ancora molti sembrano contare.

Giulia Zappa

Tropical Milan
An exploration about our present, and a possible future
di Erez Nevi Pana
A cura di Maria Cristina Didero
5 Vie Head Quarter
Via Cesare Correnti 14, Milano
Fino al 10 ottobre 2020

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Giulia Zappa
Laureata in comunicazione all’Università di Bologna con una tesi in semiotica su Droog Design, si specializza in multimedia content design e design management a Firenze e New York. Da oltre dieci anni lavora come design&communication strategist, occupandosi di progetti a cavallo tra comunicazione e prodotto. Ha insegnato Comunicazione Multimediale all’Accademia di Belle Arti di Roma. È consulente per programmi internazionali di design per lo sviluppo. Giornalista pubblicista, per Artribune è responsabile editoriale delle pagine dedicate al design.