Salone del Mobile. Il design e la difficoltà

Una designer invita una schiera di colleghi a confrontarsi sul tema della difficoltà e della sua soluzione. Con un punto di partenza comune a tutti: un piano di 60×120 centimetri, diviso in due parti rigorosamente uguali. Succede al Bar Frida.

Massimo Barbierato, Fruit Game [obstacle]. Photo Francesco Paolini
Massimo Barbierato, Fruit Game [obstacle]. Photo Francesco Paolini

L’ostinazione, la determinazione, l’intuizione risolutrice: sono queste le qualità fondamentali di un buon designer secondo Valia Barriello, curatrice di Obstacles & Solutions, uno degli eventi più attesi di Isola Design District per il Fuorisalone 2017. Architetto, un dottorato dedicato al design democratico, Barriello è anche giornalista e lei stessa designer. Con questa mostra all’interno dello spazio espositivo annesso al Bar Frida, ha deciso di celebrare i meccanismi complessi e appassionanti dell’autoproduzione così come li sperimenta nel suo lavoro di tutti i giorni.
Obstacles & Solutions chiama a raccolta tre gruppi di designer. I dieci emergenti (tra cui Maria Fiocco Jacqueline Harberink, Lorenzo Magnani, Sebastiano Tonelli e Hironori Tsukue) sono scoperti attraverso una open call che ha ricevuto più di cinquanta candidature. A essi si affianca una schiera ben nutrita di progettisti affermati, come Federico Angi, Massimo Barbierato, Carlo Contin, Lorenzo Damiani, Francesco Faccin, Donata Paruccini e Paolo Ulian. Completa il quadro una selezione dei partecipanti a Quattromani. Designers meet artisans, il progetto promosso da Source Firenze (con Florence Factory, CNA Toscana, Slow/d, OmA e Artex) che fa lavorare a stretto contatto un progettista e un artigiano (tra le coppie in mostra, Davide Aquini con Ursula Corsi, Francesco Fusillo con Nemar e Filippo Protasoni con Peroni Pelletteria).

Sebastiano Tonelli, Stringa [solution]
Sebastiano Tonelli, Stringa [solution]

OSTACOLI E DIFFICOLTÀ

Al di là del percorso creativo personale di ciascuno, Barriello chiama i partecipanti a confrontarsi su un tema comune, quello dell’approccio alla difficoltà. “Che tu sia alle prime armi o che abbia una lunga esperienza alle spalle”, racconta la curatrice, “l’iter di ogni progetto è ricco di ostacoli oggettivi (come quelli dati dai limiti tecnici dei materiali) e soggettivi (legati alle diverse personalità e competenze coinvolte)”. Così, l’allestimento annulla le gerarchie di valore tra i due poli della riflessione: un unico piano di 60×120 centimetri, diviso in due parti rigorosamente uguali, è condiviso da ciascun oggetto con il relativo ostacolo.
A partire da queste premesse comuni, i progetti in mostra a Obstacles & Solutions attraversano trasversalmente una grande varietà di temi e di filoni di ricerca propri del design contemporaneo. Sebastiano Tonelli, con la sua lampada Stringa, riflette sulle difficoltà tipiche del lavoro con un materiale instabile e anisotropo come il legno. “Stringa nasce da un unico foglio di legno di betulla, utilizzandone l’intera superficie con un minimo scarto di materiale. La difficoltà principale è stata quella di chiedere al foglio di legno di comportarsi come uno di carta, nonostante la sua naturale rigidità e le sue venature. Le pieghe troppo rigide e in diverse direzioni lo facevano rompere, ma dopo una grande quantità di prove, che sono in mostra, ho trovato il giusto equilibrio fra accorgimenti tecnici e tipologia di legno”.

Massimo Barbierato, Fruit Game [solution]
Massimo Barbierato, Fruit Game [solution]

SCALE E SUPERFICI

Fiore, la collezione di vassoi di Davide Aquini e Ursula Corsi, si confronta con il tema della scala. “Abbiamo disegnato i pattern traendo ispirazione dal repertorio geometrico degli intarsi marmorei della Basilica di Santa Maria del Fiore a Firenze, fatto di losanghe lobate, cerchi, fiori stilizzati e ogive”, spiega Aquini. La difficoltà è legata alla superficie molto ridotta a disposizione per riprodurli: “In particolare il pattern a losanghe lobate, a causa dei suoi dettagli geometrici, ha richiesto più correzioni e tarature. La soluzione è stata quella di ingrandire la scala della texture, in modo che le tessere del mosaico, per quanto minute, potessero restituire al meglio un disegno dettagliato e definito”. Infine, anche Massimo Barbierato si concentra sul superamento dei limiti intrinseci del legno. Fruit Game è “un portafrutta modulare in frassino trasformabile in una pista-gioco per la frutta”, dove “noccioline, mandarini o prugne potranno diventare vere e proprie biglie commestibili”. Le realizzazione dei giunti di connessione tra i diversi moduli ha richiesto un “paziente processo di superamento della resistenza dei falegnami e del legno stesso che, per dispetto o semplicemente per sua natura, spesso si rompeva o deformava. Dall’ostacolo”, conclude Barbierato, “in questo caso ho imparato la semplicità”.
Perché in effetti – e questo sembra essere il messaggio più importante che filtra dai progetti di Obstacles & Solutions – l’ostacolo non è necessariamente un elemento negativo di complicazione. Piuttosto, è il momento critico della difficoltà che può spingere il designer a ottimizzare il processo creativo e produttivo, ad articolarlo empiricamente verso direzioni inaspettate e, in ultimo, a stupirsi di un risultato finale infinitamente più ricco e complesso dell’idea di partenza che lo ha generato.

Alessandro Benetti

Via Pollaiuolo 3
www.fridaisola.it

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #36 – Speciale Design

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CuratoreValia Barriello
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Alessandro Benetti
Alessandro Benetti è architetto e curatore. Ha collaborato con gli studi Secchi-Privileggio, Macchi Cassia, Laboratorio Permanente, viapiranesi e Studio Luca Molinari. Nel 2014 ha fondato Oblò – officina di architettura, con Francesca Coden, Margherita Locatelli ed Emanuele Romani. Ha contribuito a numerose pubblicazioni di architettura contemporanea, tra cui la “Guida all’Architettura di Milano, 1954-2015” (a cura di M. Biraghi, Hoepli, 2014). Ha scritto per Abitare, Abitare.it, Alla Carta, AreaArte, Doppiozero, Gizmoweb, The Ship. È stato coordinatore scientifico di “The landscape has no rear” (progetto di Nicola Russi per la Biennale di Venezia 2014). Dal 2014 è co-curatore di SpazioFMG per l’Architettura, con Luca Molinari.